Marketing, comunicazione, social media marketing, buzz, media advertising

L’amico Doctor Brand, mi invita a parlare di branding 2.0, per ragionare insieme ad una sorta di modello applicabile al  marketing dei nostri giorni (si senza appellativi, visto che di marketing si tratta, sia che lo  vogliamo chiamare social media o conversazionale o ancora 2.0).

Come giustamente Jacopo fa notare, e come ho forse ripetuto più volte lungo questi anni di blogging, ci sono alcuni punti fondamentali da considerare. Mi piacerebbe quindi commentarli brevemente per trasformare parole in concetti:

bran identiry

L’aspetto fisico del brand: questo non solo va considerato sotto il profilo visivo, ma anche percettivo-funzionale (non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace). Per questo in tal caso considererei non solo come il brand si veste (colori, musica, ecc.), ma anche quando semplicemente lo vediamo in costume da bagno ed abbiamo un esperienza diretta con esso :-)

La Personalità: “si quella è una bel ragazza, ma veramente antipatica e se la tira!” Credo che questo valga anche per un prodotto, e se il brand decide che il suo prodotto se la tira, deve far veramente sognare (vedi alcuni brand di lusso che decidono di utilizzare i social media attenendosi al loro posizionamento).

- Conversazione / Community: il grado di interazione, dipenderà molto dalla personalità del brand e dal suo aspetto fisico.

- Esperienza ed Engagemt: L’esperienza può essere sia diretta che indiretta, proprio come accade nel momento in cui ci creiamo degli atteggiamenti verso una persona, un idea, un oggetto. In questo caso sono proprio le conversazioni e il grado di appartenenza alla community, ad influenzare le nostre opinioni su un prodotto.

- La reputazione: stiamo parlando dell’insieme di tutte le variabili elencate, che meno è nel controllo del brand, il quale è in grado solo di attivare le buone premesse per avere una buona brand reputation.

Ora se è vero che un brand dovrebbe partecipare alle conversazioni per essere al passo con il marketing 2.0 (ecco l’ho detto), deve prima  di tutto creare i presupposti alla partecipazione, sia a livello strategico che operativo.

- A livello strategico: gli obbiettivi delineranno già parte della reputazione del brand, visto che fanno parte della sfera decisionale di un azienda: ceare notorietà, attrattività, l’associazione, la fidelizzazione, ecc. Il breve e il lungo termine di un operazione saranno da decidere in base all’obbiettivo specifico che si vuole raggiungere tramite i social media. Può infatti accadere che obbiettivi a lungo termine sia soddisfatti da altri approcci presenti nella campagna multicanale.

- A livello operazionale: la scelta degli strumenti da utilizzare in base agli obbiettivi, dele persone da coinvolgere, del tono della conversazione e del suo tema principale, per citarne alcuni. Twitter, blogger, facebook, community,  viral marketing ecc. se tutti giocano alla stessa partita, per quanto riguarda  gli obbieti di “digital influence”, non tutti sono adatti a tutti i tipi di obbiettivi (probabilmente solo a lungo termine avremmo la speranza di vederli lavorare tutti in sinergia).

Content is the king, ma non in un isola deserta !

Come giustamente fa notare Chris Brogran, per anni abbiamo parlato dei contenuti come massima espressione di una marca. Per molto tempo quindi abbiamo evangelizzato il corporate blog come unico strumento per un azienda, in grado di produrre contenuti, ma con l’avvento degli strumenti di micro-blogging le regole sono nuovamente cambiate. Il brand deve quindi rivedere in modo molto più ampio il modo di far conoscere la propria personalità (vedi sopra).

Le marche non devono più solo creare contenuti, ma anche uno storytelling vincente: devono poter far parlare di se grazie ad argomenti di interesse comune, che apportino valore alla propria community (win-win). Questo significa che anche un brand meno sexy può creare tali pressuposti (ecosostenibilità, miglioramento della vita, ecc.).

In sostanza un brand non può diventare il Re della conversazione, se non ha un popolo a cui parlare. Focalizzarsi nelle relazioni è il primo passo per crescere  (non è quello che facciamo da quando siamo nati?), considerando l’identità di marca, come un insiame di Corporate conversations, in grado di influenzare la reputazione.

Brand Identity: chi diciamo di essere

Brand Reputation: quello che gli altri pensano, dicono, sentono di noi

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Samsung sarà lo sponsor ufficiale dei Giochi Olimpici e del Movimento Olimpico nei prossimi 8 anni e compreso Londra 2012. Grazie alla tecnologia Samsung Wireless Olympic Works (WOW), una piattaforma per tenere i funzionari, gli atleti e i media costantemente aggiornati, dello sviluppo e del progresso dei giochi olimpici 2010, Vancuver darà la possibilità agli utilizzatori WOW, di seguire in tempo reale le informazioni in modo personalizzato.

Per la prima volta nella storia olimpica i fan potranno scaricare sul loro mobile phone per avere una completa interazione con le informazioni provenienti direttamente dagli organizzatori.

samsung-olimpiadi

Questo video virale concepito da The Viral Factory , è stato creato per generare rumore attorno dell’iniziativa: con Samsung non perderai nulla dei giochi olimpici, anche le cose più strane!

Ancora una volta i fake video, quando non sono nascosti e gli utenti non si sentono presi in giro, sembrano funzionare molto bene per generare un effetto virale.


YouTube Direkt

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Questa volta non vi parlo di un video “commercial” diventato virale, ma di un vero User Generated Content che ha generato in pochissimo tempo più di 1.000.000 di views su YouTube. Un incidente realmente accaduto  che ha dell’incredibile, coinvolgendo una BMW, un auto parcheggiata e una telecamera di sorveglianza: il perfetto mix per rendere questo video virale.


YouTube Direkt

L’altra auto coinvolta nell’incidente è una Hyundai di un ignaro proprietario, che ha trovato l’auto fortemente danneggiata senza saperne il motivo. I video è arrivato fino al marketing Hyundai che ha saputo sfruttare a suo vantaggio l’accaduto.

hyundai viral

Lo sfortunato possessore dell’auto ha visto recapitarsi nello stesso parcheggio, una nuova Hyundai poche settimane dopo l’accaduto. Il tutto è stato ben filmato e messo dal brand come risposta al video BMW, sfruttando in questo modo il buzz generato dal divertente incidente.


YouTube Direkt

Hyundai è diventata l’eroina di tutta la situazione, sfruttando l’Halo effect grazie al video, ricevendo visibilità nei social media  e su blog come  Mashable.

Una buona iniziativa per supportare un advocacy del brand e per generare conversazioni sull’azienda come add-value per i consumatori.

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Un post veloce per iniziare questo lunedì all’insegna dell lettura. Se grazie al web molte iniziative imprenditoriali sono ormai possibili, i modelli di business e di interazione con gli utenti molto spesso rimangono ancorati a quelli classici e non più attuabili.

L’essenziale di queste tre letture, è di puntare prima di tutto al prodotto e alla relazione che il vostro  prodotto/servizio  è capace di creare con i consumatori e tra consumatori.

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Dalla presa di decisione all’effettivo prodotto finale inserito nel mercato, dovrebbero esserci delle fasi di collaborazione per il prototipo, una fase di provocazione per aumentare l’interesse verso il prodotto (rumori, add-on, ecc.). Ogni azione deve comunque far incontrare i bisogni dimantenmento dei costi e il valore aggiunto che si deve apportare al consumatore finale.

Per saperne di più vi consiglio di leggere questo: Business Model Generation.

La strategia è importante, ma una volta che questa funziona per far parlare del proprio brand/prodotto, questo deve avere un design seduttivo, che crei una risposta immediata, un esperienza già unboxing. Questo non è sufficiente se non si differenzia il proprio prodotto da altri già presenti, creando inizialmente un alone di mistero per generare curiosità.

Per ultimo, ma non certo per importanza, sono tutte le considerazioni da fare per quanto riguarda la Community Building attorno al nostro brand. Abbiamo parlato più volte dell’importanza delle conversazioni e del ruolo del Community Manager. Questa lettura vi porterà dalla A alla Z nel mondo della costruzione di una community: Art of Community.

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Burger king è stato sempre un passo in avanti per alcune strategie non convenzionali, indipendentemente dalla loro riuscita in termini di vendite ha sempre gicato a suo favore in termini di branding.

Questa volta utilizza la realtà aumentata (Augmented Reality) per la promozione di un menu ad 1 dollaro.

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Di campagne marketing che utilizzano questa tecnologia ne vediamo sempre di più, ma nessuna fino ad oggi ha saputo integrare un “vecchio” media come il banner, alla appena nata realtà aumentata.

Per la prima volta la possibilità di utilizzare l’Augmented Reality senza il bisogno di avere ulteriori supporti esterni. Il supporto è infatti un biglietto da 1 dollaro facilmente reperibile da tutti (vivendo in US ovviamente :-) . L’interazione con la marca non avviene su un minisito apposito, ma direttamente nel sito o nei blog che espongono il banner.

Ora non aspetto che un buon articolo su Advertising Age per sapere il tasso di attenzione ed interazione con il banner.

Potete provare anche voi, sempre che abbiate un dollaro a disposizione :-) qui.

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Potrebbe sembrare un paradosso, combattere lo stereotipo del sessismo sul posto di lavoro con un video sexy. Con l’esperienza abbiamo notato quanto sia importante scioccare per avere un impatto maggiore nella cause sociali o di prevenzione. Nel caso di questo video commissionato dalla European Commission per il settore Enterprise e Industry, il messaggio si rivolge proprio ad uno dei problemi irrisolti nel mondo del lavoro: la discriminazione delle donne nel mondo dell’imprenditoria.

Le immagini ammiccanti hanno sicuramente un impatto maggiore sulla viralità del video online, ma quello che più a mio parere viene messo in risalto è proprio la figura dell’uomo nell’ambito dell’imprenditoria (personificato nello sguardo languido del ragazzo).


YouTube Direkt

I Social Media e la creatività si affermano ancora una volta come un buon connubio per portare avanti programmi di Social Responsability.

C’è chi afferma che nella TV italiana non sarebbe mai stato possibile uno commercial come questo, qualcuno dice che cade il video stesso negli stereotipi. Voi che cosa ne pensate?

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Twitter è sempre di più un social network capace di influenzare la reputazione di un brand online. Grazie a Twitterbrands ritroviamo ogni giorno le marche più twittate in base al numero di conversazioni su un determinato brand.

Molti brand che troviamo nei primi posti in classifica ricevono dei tweet grazie al loro DNA, particolarmente predisposto a produrre conversazioni online, altri grazie alle loro strategie di CRM 2.0  a lungo termine. Quali brand vedremo invece nella top 50 grazie ad una campagna ben organizzata?

twitterbrands

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Abbiamo parlato più volte di come gli strumenti di micro-blogging  si stiano affacciando nel panorama della condivisione di informazioni, e di come lentamente stiano diventando dei micro-motori di ricerca sulle opinioni degli utenti. Proprio per questo Twitter ha puntato molto, nel suo ultimo restiling, a posizionarsi come un vero e proprio social conversation search.

Il motore di ricerca Microsoft Bing ha già integrato le conversazioni su twitter e friendfeed nei risultati, ma Google tenta di rimanere il più importante motore di ricerca proponendo qualcosa di più innovativo.

Oltra ai risultati provenienti dai social network, Google propone un algoritmo in grado di mettere in avanti i post della propria cerchia di amici. Come sappiamo, per quanto riguarda le decisioni di acqusto, siamo influenzati molto di più dalle opinioni dei nostri amici, la differenza tra online influence e offline è sempre più sottile.

La possibilità di scegliere anche tra forum, social e periodo di tempo, permetterà una personalizzazione della ricerca, sempre più basata sull’influenza digitale.


YouTube Direkt

Più info sul blog di Google

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Le campagne di sensibilizazione si basano molto spesso sul coinvolgimento di testimonial, ma che sempre di più stanno perdendo impatto a causa di un minore impatto del loro personal branding sugli spettatori, almeno a mio parere. Alcune campagne invece sono riuscite a creare un effetto “virale”, grazie a video particolrmente d’ impatto sulle emozioni personali degli individui, ma sempre forzando sul lato “compassionevole” di fronte a situazioni di disagio.

La Germany’s Hearth’s Desire, che si occupa di sostenere i bambini con malattie cardiache, ha creato un video adv basato su una storia non direttamente correlata al loro obbiettivo, ma con un messaggio chiaro: ogni banconota da 50 euro ha una sua storia e con noi ha una fine gioiosa.

C’è quasi un completo distacco tra l’obbiettivo e l’immagine stessa di un organizzazione di questo tipo, e lo storytelling raccontato nel video.


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ViralAvatar mi ha invitato a dare un occhiata a questa campagna per Hunger Games, un libro in uscita di Suzanne Collins, che estremizza il successo attuale dei Reality Show. Questa volta il reality ha una sola regola: uccidi o muori.

hunger games

Amo i romanzi thriller e soprattutto come è stata organizzata questa campagna, per un prodotto come un libro le opinioni dei lettori sono importanti e soprattutto un esperienza diretta con il prodotto per crearsi un proprio punto di vista.

Il primo capitolo è stato messo a disposizione sul sito, sfruttando anche un design che richiama l’esperienza di sfogliare un libro “reale”.

Il sito web è più simile ad un minisite per un videogame, ed è stato creato per questo un viral-game via SMS per invitare i propri amici a visitare Hinger Games. All’amico inviato arriverà una mail:

“perchè lo hai fatto? la tua scheda è già on line”

Cliccando il link si arriva ad una pagina con il nome dell’amico ed una scheda personale e la probabilità di sopravvivenza.
Nel momento in cui legge, il suo cellulare suonerà ed una voce femminile dirà che l’organizzazione degli Hunger games e che “è stato confermato.. in 24 ore sarà prelevato e sarà portato nell’arena dove deve prepararsi a lottare se vuole sopravvivere e tutto sarà filmato”.

E’ stata creata anche una fanpage su Facebook dove sarebbe carino raccontare le reazioni dei vostri amici dopo lo scherzo!

Bell’idea soprattutto in vista di halloween.

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