Marketing, comunicazione, social media marketing, buzz, media advertising

Volevo condividere con voi questa ricerca che abbiamo finalmente portato a termine in UK, analizzando il Social Media Landscape di alcuni brand fashion. Siamo partiti dl presupposto che molti brand in UK hanno già iniziato ad utilizzare i social media per comunicare con i propri consumatori e in questo caso appassionati di moda.

Ma in che modo le conversazioni stanno avvenendo e quanto esse sono integrate ad altri canali digitali? Alcuni di questi brand confondono il bisogno di avere una buona strategia digitale, con l’obbiettivo di una buona adozione e utilizzo dei social media. In sostanza un integrazione dei media sociali basato su una strategia promozionale o di business e non un approccio più  “olistico”.

Come notate molti siti sono delle vetrine e non dei consumer web site, con l’inevitabile conseguenza di lasciare maggiore spazio agli online retailer, non solo come punti vendita, ma come creatori di contenuti (ASOS).

Basta farsi una passeggiata nelle località più trendy dell’estate, per capire come molti investimenti vengono fatti per attirare i media tradizionali verso le nuove collezioni. Se questo tipo di influenza funziona, è anche vero che è costosa, con un risultato più imprevedibile che affidarsi ai propri consumatori via strategie di co-design e co-creation.

L’influenza, soprattutto ne campo fashion, non è più identificabile sul modello top-down, ne tanto meno come risultato dell’influenza dei blogger. L’influenza è liquida e si consolida grazie ai trend e le conversazioni attorno ad essi (nello stesso modo in cui l’arte diventa materia).

Update: A presto anche per una ricerca italiana.

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Vi ricorderete sicuramente le prime presentazioni della serie What the F**k is Social Media. Ora che Facebook ha raggiunto i 500 milioni di membri, non poteva mancare un aggiornamento di queste slide per fare nuovamente il punto della situazione. Finalmente viene tolto un po’ di spazio ai numeri per delle considerazioni molto più interessanti.

In sostanza i Social Media sono ” The crack cocaine of the internet: we want it, we need it!”. Questo perché oggi più che mai Social media è un Media. Lasciando stare ogni considerazione, godetevi la presentazione, con qualche numero aggiornato e case history recenti.

View more presentations from Marta Kagan.
Mi sciocca solo che l’agenzia Espresso riconduca al sito brandinfiltration…lol
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Nike ha strutturato un interessante campagna di co-creazione per il lancio di nuovi modelli della linea Running, in particolare per la nuova LunarGlide+2iD.

Il concorso “Personalizza la tua corsa” su www.nikerunning.com, punta a coinvolgere i runner, che potranno scatenare la propria creatività ed avere l’opportunità di vivere un’esperienza esclusiva presso i Nike World Headquarters e godere del trattamento d’elite che Nike riserva normalmente ai suoi atleti più importanti.

La partecipazione è stata pensanda attirando gli utenti sulla pagina ufficiale Facebook Nike Running, e attraverso l’applicazione creata per il concorso.

Il brand decide di sfruttare la fortissima influenza che i runner hanno l’uno con l’altro sia online che offline, soprattutto un consumatore che meglio di tutti conosce i propri bisogni e quelli dei suoi amici. Tuttavia visitanto la campagna, mi sembra  richieda più delle doti di designer che di runner e con tutta probabilità il vincitore potrebbe non essere un amante della corsa. L’importante sarà comunque attirare degli appassionati di questo sport, cerando di generare una partecipazione anche su altre futures della scarpa, piuttosto che limitarsi ai suoi colori.

Il progetto di co-creazione se pur non si spinge fino in fondo, è stato ben pensato in accordo on il vero plus delle scarpe, la possibilità di modificare diverse caratteristiche adatte al proprio piede e stile di corsa. Un video riprende il mod del concorso, ripreso da alcuni ragazzi che si cimentano in una perfetta riproduzione graffiti del prodotto.


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Ducati Italia decide di chiudere uno dei primi storici Corporate blog nati in Italia e sviluppati con particolare successo. Uno dei motivi che  lo hanno reso celebre è la tribù di appassionati del brand e del settore, probabilmente l’inesistenza di blog user generated di qualità dedicati al motociclismo, sicuramente la passione trasmessa da chi si dedicava al blog. Prendo spunto da questo avvenimento per fare il punto della situazione e non tanto per fare la morale a Ducati, non mi interessa.

Se oggi vi parlo della “morte” di Desmoblog è grazie ad una conversazione nata su friendfeed da alcuni addetti ai lavori, non certo dagli appassionati Ducati, che probabilmente saranno ben felici di continuare a seguire e commentare la loro marca preferita su Facebook. L’azienda ha lasciato intendere che le nuove evoluzioni dei media sociali, hanno spinto il marketing a spostarsi verso la pagina Facebook per due motivi principali:

  1. Le persone ora sono su Facebook
  2. I costi di gestione sono più bassi

Nell’analisi dell’amico Kawakumi potete leggere alcune somiglianze proprio con quanto avvenuto con altri Corporate Blog italiani, tuttavia rimane inpossibile dall’esterno capire il perché le dinamiche aziendali hanno deciso di “abbattere” uno strumento, che nel loro caso, stava funzionando.

I Media online sono sempre più frammentati

I social media da una parte aggregano e connettono le persone, dall’altra la loro natura frammentata rende difficile la possibilità di racchiudere e controllare le conversazioni in luoghi ben definiti. Per l’azienda diventa difficile decidere quali strumenti utilizzare per creare degli spazi corporate, dove gli utenti sono spinti a interagire con la marca.

Alcuni brand come Ducati hanno la fortuna di avere già una community di “seguaci” attivi, disposti a seguire l’azienda indipendentemente dallo strumento.

Tuttavia i limiti di Facebook sono evidenti:

  • Si tratta di una piattaforma non proprietaria, sulla quale non abbiamo il controllo
  • Una piattaforma dove abbiamo la possibilità di interagire real time, ma dove i contenuti sono meno dettagliati
  • La “voce dell’azienda” su facebook è meno rintracciabile dai motori di ricerca a lungo termine

Quello di Ducati era un blog con centinaia di commenti,  in grado di svolgere il suo lavoro perfettamente. Gli utenti non è vero che sono solo su Facebook e continuano ad utilizzare moltissimo i Forum per cercare o dare aiuto:

  • Sono community tematiche
  • A differenza di facebook gli utenti hanno dei riconoscimenti di status

Come risolvere il problema di frammentazione delle conversazioni?

Per un azienda diventa costoso in termini di tempo e lavoro essere pienamente attiva utilizzando più strumenti del social web, mantenendo uno standard di partecipazione accettabile in ognuno di essi.  E se un Corporate blog evolvesse in qualcosa dove la voce dell’azienda non è un singolo post, ma l’insieme delle sue conversazioni?

Questo è quello che intendo per evoluzione del Corporate blog (non è la prima volta che gridiamo “morte al blog”)

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Pochi giorni fa ho partecipato a Parigi con 90:10 Group alla conferenza SNPTV (Syndicat National de la Publicité TéléVisée) con oggetto il futuro della TV in relazione ai nuovi supporti media e alla crescita dell’utilizzo dei social media.

Parliamo ormai da anni del progressivo aumento di utenti multicanale, che anche davanti al loro programma preferito, amano navigare su un secondo schermo (pc, iPad, iPhone, ecc.) per avere maggiori informazioni o semplicemente per puro spirito multitasking. Allo stesso tempo non è tanto un problema di device, ma di segmentazione dei luoghi di conversazione dove condividiamo le nostre opinioni sui programmi TV, dei luoghi sempre più fragmentati.

Nel caso della coppa del Mondo di quet’anno, abbiamo assistito per la prima volta nella storia ad un live streaming delle conversazioni degli utenti, attraverso i social media. Un cambiamento che non tocca solo gli spettatori, ma anche le marche e in particolare i produttori di contenuti televisivi, per i quali diventa sempre più difficile misurare l’audience e il loro engagement sulla base di dati quantitativi.

Ormai abbiamo bisogno di considerare degli aspetti qualitativi del rapporto tra televisione e spettatore. La Social TV potrebbe diventare la risposta per migliorare le modalità di fruizione per lo spettatore (contenuti di intrattenimento/pubblicitari in target, possibilità di commentare con la propria community di amici), allo stesso tempo un vantaggio per i produttori di contenuti e pubblicitari (contenuti generati in base alla domanda, pubblicità dalla coda lunga come nel caso Super Bowl e la socializzazione della TV).

Che cos’è la Social TV?

La possibilità di interagire con i contenuti televisivi ed essere in grado di commentare attraverso Facebook, Twitter o applicazioni native in tempo reale, con una conseguente influenza tra spettatori. Un esperienza (web based) già tentata da Barack Obama, durante le elezioni, grazie ad un’interfaccia implementata dalla CNN (in partnership con Facebook) per assistere alla cerimonia in diretta condividendo allo stesso tempo  con la propria comunità di sostenitori.

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Eccoci con il consueto aggiornalento in anteprima della classifica marketing generata da wikio. Che ne pensate?

1 Ninja
Magazine – Ninjamarketing.it
2 Un altro genere di comunicazione
3 [mini] marketing
4 Bloguerrilla
5 WoMarketing
6 Viralmente
7 Il blog di Roberta Milano
8 Digital Marketing -Venturini
9 marketing personale
10 VALORI PRIMI LAB
11 Telcoeye
12 Doctor Brand
13 kawakumi.com
14 nonconvenzionale*com
15 Il Marketing e L’Ippogrifo
16 Hotel 2.0
17 Marketing Usabile
18 Socialware
19 Aghenor
20 Marketing a 360 °

Classifica curata da Wikio

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A meno che non siete rimasti per qualche mese su un isola deserta, avrete seguito nel bene o nel male i mondiali 2010 giocati in Sud Africa. Chi sicuramente non gli avrà persi sono i due brand leader del mercato sportivo Nike e Adidas, che qualche mese prima hanno puntato su una strategia multicanale, con protagonisti due rispettivi video. Durante una visita di un mio amico qui a Parigi, ci siamo lanciati su una riflessione , ritrovata senza volerlo il giorno dopo anche su twitter e alcuni blog UK.

Entrambi hanno messo a disposizione alcuni dei più grandi campioni dei nostri giorni, provenienti ognuno da squadre diverse, per assicurarsi una buona percentuale di riuscita qual’ora una delle squadre riuscisse ad andare in finale o addirittura a vincere. Nuance: Adidas decide in più di inserire un icona del calcio come Zidane, dalla forte carisma e distaccato ormai da qualsiasi esito sportivo.

Il video Adidas:

Una strategia 100% web con un video dal mood fumettistico in stile Heroes, dove i testimonial giocano un ruolo distaccato dalla realtà e soprattutto le immagini si focalizzano sul prodotto (una delle scarpette da calcio lanciate per i mondiali). Visualizzazioni inferiori rispetto a quelle di Nike, ma una buona interazione nei Forum, la pagina facebook e alcuni blog che hanno ripreso il video.


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Il video Nike:

Un video spettacolarmente ben realizzato tanto da creare un vero effetto virale online, uno storytelling ben ideato accompagnato da un gruppo di super campioni. A differenza dello spot Adidas non ci si concentra sul prodotto, ma in particolar modo sul lato emozionale.


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Il disastro Nike:

Pur puntando sull’elite, Nike sembra essere incappata in una sorta di “Final destination effect”, dove ognuna delle squadre capitanate dai testimonial scelti ha fallito in modo del tutto inprevisto. Come ben riassume ADFreak:

Didier Drogba: si è rotto un braccio, Ivory Coast eliminata
Fabio Cannavaro: capitano dell’Italia, eliminata al primo turno
Wayne Rooney: dnon ha segnato nemmeno un goal, England eliminata
Franck Ribéry: …la Francia?
Ronaldinho: non è stato nemmeno convocato
Cristiano Ronaldo: Portogallo eliminato e ha segnato solo un goal

A quanto pare Nike è corsa ai ripari presentando questo nuovo video con il campione brasiliano Robinho, che si stà comportando molto bene in questo mondiale.


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Altrimenti rimane sempre il vecchio e caro Homer Simpson :D

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Per chi non conoscesse Daniele Montemale, aka Viral Avatar, vi invito a seguirlo su twitter, per scoprire le vicende di una persona che ha deciso di dedicare il suo lavoro al mondo del viral marketing. Un professionista “senza dimora fissa” che si dedica da anni all’universo dell’influenza digitale come freelance, viaggiando in diversi Paesi del mondo.

Ma il freelance è una causa del mercato o una necessità per la sopravvivenza dell’ecosistema della comunicazione? Scoprite il punto di vista di Daniele nel #BeMyGuest di questo mese.

I lavori da freelance sono spesso poco definiti e capiti nel panorama sociale. Ciononostante, questa metodologia di lavoro è in continua crescita e non è un caso;

in un panorama globale, glocalizzato come quello odierno, una figura flessibile e specializzata,  come spesso viene ricoperta da diversi tipi di lavoro freelance, è necessaria ed estremamente utile nel panorama lavorativo.

In questo contesto non parleremo di figure professionali spesso costrette ad aprirsi partite IVA, dei datori di lavoro o società, solo perché questi, senza alcun rispetto per i propri impiegati, possono scaricare meno tasse sui propri operati. Sto pensando a personale che lavora nel sociale, stagisti costretti a lavorare solo attraverso l’apertura di una partita Iva etc. etc.

In questo contesto parleremo solo del Freelancing più puro, quello vero, quello che può generare l’”Ozio creativo… produttivo”.

Nel 2003 il mio professore di Sociologia del lavoro, Domenico De Masi, scrisse “La fantasia e la Concretezza, creatività individuale e di gruppo”, un testo che, all’epoca, essendo studente, considerai “pesante” dato il suo volume (750 pagine) e che oggi rivaluto specie su alcune teorie che possono essere  parafrasate per studiare il mondo del lavoro odierno. Rimane comunque un bel mattone.

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In occasione della seconda edizione dello Young Digital Lab, sto preparando due presentazioni circa il mobile marketing con un focus sui social network e la geolocalizzazione. Questa seconda edizione si svolgerà a Rimini, un occasione per me di vedere almeno da lontano un po’ di mare visto che arrivo direttamente da Parigi.

Questo corso si rivolge a chiunque voglia passare due giorni intensivi di conversazioni e casi pratici inerenti ai social media, grazie agli interventi di giovani sotto i trent’anni, professionisti del settore.

Un altro dei temi che affronterò sarà quello della co-creazione e lo sviluppo di strategie di social CRM efficaci sia all’interno, che all’esterno dell’azienda.

Se volete ulteriori info sullo Young Digital di Rimini, date uno sguardo alla pagina dell’evento su Facebook , alla pagina ufficiale . ed ovviamente su questo post del blog YDL.

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E’ stato rilasciato questo studio della Burson-Marsteller sull’attuale situazione USA ed Europa, sull’utilizzo da parte dei brand dei social media. La ricerca si è svaolta lungo tutto l’anno 2009 fino a gennaio di quest’anno e ci mostra una panoramica generale dell’adozione delle tecnologie sociali per migliorare il business aziendale.

Da questo Global Social Media Checkup sembra che moltissime aziende stiano già utilizzando uno o più strumenti di conversazione e stranamente il fatto che Twitter non abbia ancora una penetrazione comparabile a Facebook, non spaventa le marche a credere in questo strumento. In Europa spaventa un po’ l’utilizzo che la maggiorparte degli account corporate fanno dello strumento, dove solo il 23% risponde o RT gli interventi di altri utenti (In USA e Asia sembra essere più rassicurante la situazione).

Alcune aziende hanno ben pensato di avere più account disponibili, per assicurare una conversazione più targettizzata alle differenti nicchie di interessati al loro settore.

Global Social Media Checkup

Ma allora cosa impedisce ad alcuni brand di pensare ad una strategiaa lungo termine nei social media? Vorrei approfondire la cosa in un altro post, ma non tarderete ad immaginare che il ROI o comunque una standirdazione di misurazione è la barriera più forte di entrata.

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