In Uk la compagnia telefonica TalkTalk ha provato a far conoscere i suoi servizi grazie ad una campagna che hanno chiamato Put-pocketing. Invece di sfruttare i meccanismi di una classica campagna di passaparola offline, dove i prodotti vengono inviati a casa in ottica opt-in, in questo caso invece le persone ignare di tutto si ritrovano dei veri e propri gadget da testare (in questo caso credo proprio una SIM TalkTalk).

Per attuare questa campagna sono stati ingaggiati dei veri ex-borseggiatori, che spero non abbiano unito l’utile al dilettevole., grazie ad un sorta di reverce criminality. Secondo ConversationAgent lo scopo di questa campagna è proprio dare un valore aggiunto al servizio, posizionandosi come un prodotto che definirei “an add-value-brand“. Questo fa si che possiamo vedere la campagna anche sotto un punto di vista di branding, non solo di try-advertising per aumentare l’awareness del prodotto.


YouTube Direkt

Comments

Ad agosto molti di noi si sono goduti il sole e il mare, anche io sono andato in vacanza, ma il blog ha continuato a lavorare :-) . Ora che avete ripreso a pieno regime i mille impegni lavorativi, ecco qui la lista dei post che vi siete probabilmente persi questa estate:

Comments

Una campagna localizzata in Francia che non conoscevo nella sua integralità, è stata lanciata per un operazione di branding per McDonald’s un anno fa e che oggi continua con altrettante operazioni advertising.

La campagna a 360° “Venez comme vous etes!” (Come as you are), è stata veicolata sia attraverso dei dispositivi online che offline (video teaser, print, affissioni, video trailer).

La parte più interessante, curata dall’agenzia Duke, è stata quella dedicata al web con dei video che riprendono la stessa campagna in un azione di proximty marketing.  Alcune persone, clienti del fast food vengono bloccati all’entrata o cacciati perchè non correttamente vestiti o fisicamente accettabili per questogenere di ristorante. Questo lascia basite le persone coinvolte, proprio perchè McDonald’s è famoso per essere un luogo dove troviamo tutti i generi e culture di persone.


YouTube Direkt

Peccato che forse per la frammentazione , i video creati per la campagna, non hanno avuto un successo virale evidente. Daltra parte l’esperimento ha dato modo di vedere come le persone percepiscono il marcho McDonald’s,  è lo stesso ragazzo nel video a far notare quello che la campagna vuole trasmettere: non ho mai visto nulla del genere, in un McDonald’s tu puoi entrare come vuoi normalmente!

La campagna TV:


Mi domando cos’è quel logo con lo sfondo verde, inece che il solito giallo e rosso tipico della marca ? Un po’ di green marketing qua e la non credo basti per questo.

Ecco la nuova campagna adv affissioni:

vador

Di tutte è quella che più credo abbia colto nel segno lo spirito della campagna.

Comments

I termini UGC e CCP (consumer creative partecipation) si sovrappongo per definire la medesima tendenza degli utenti a parteciapare volontariamente o involontariamente alla co-creazione della reputazione di marca.

Mentre lo User Generate Content parte da una motivazione personale nel commentare, produrre o condividere del contenuto, sia esso o meno direttamente correlato ad un brand, sempre di più le aziende vogliono coinvolgere gli spettatori a co-creare contenuti circa prodotti o servizi.

Questo video trovato nel blog di Greg ben riassume un WOM Episode grazie ai social media.


YouTube Direkt

Questa situazione potrebbe riproporsi per qualsiasi altro prodotto, nel momento in cui un consumatore decide di avere maggiori informazioni, prima di decidere di acquistare il vostro prodotto piuttosto che l’ecquivalnete di un altra marca.

Le persone scambiano informazioni su blog, forum, Facebook e ancora di più oggi su Twitter e FriendFeed. Qui l’importanza di essere presenti nelle conversazioni e creare un empatia con gli utenti (che non sono altro che persone!). I consigli che riceviamo online hanno delle ripercussioni anche sulla cerchia di amici offline, dando vita ad una vera e propria conversazione esponenziale circa un prodotto.

Il momento dell’information gathering, ben sintetizzato anche in questo post di Robin Grant, diventa non solo un passaggio fondamentale nelle decisioni di acquisto, ma durante tutto il periodo di esposizione alla marca grazie al quale si può creare un rapporto di fidelizzazione.

consumer_decision_journey

Qualche dato sulla percezione della partecipazione dei consumatori alla co-creazione dei contenuti di un brand, è stato rilasciato da Mediaedge:cia e ne abbiamo parlato qui sul blog di PromoDigital.

- Il 50% degli intervistati afferma che la loro opinione su un brand migliorerebbe se fossero chiamati a partecipare attivamente ad esprimere opinioni o generare contenuti su di lui (in Italia sale al 67%).

- I contenuti sono generati in Italia per il 50% da uomini e 50% da donne (egualianza perfetta!)

- Se il 7% deli italiani sono già stati chiamati a produrre contenuti su un brand ben il 47% dichiara di essere disponibile a farlo in futuro.

- L’80% dei co-creatori sono iscritti ad almeno un social network. Incredibile come siano le stesse iniziative a scatenare passaparola, dato che il 70% degli italiani afferma che se coinvolto in una campagna CCP lo direbbe anche ai suoi amici.

Secondo Julian Prat direttore di MediaLab è un opportunità di dialogo per raccogliere quelle che sono i reali sentimenti dei consumatori verso il brand, dove non possiamo aspettarci solo conversazioni positive, ma abbiamo l’opportunità di trasformare i detrattori in advocacy e grazie ai loro consigli per migliorare i nostri prodotti o servizi.

Comments

La campagna per le presidenziali di Obama / Biden ha portato i suoi frutti non solo per la vittoria politica, ma per due premi vinti in occasione del Cannes Lions: Titanium Grand Prix & Integrated Grand Prix.

Grazie all’intera strategia della campagna “Yes We Can”, cominciata nel 2007, questa case history rimarrà sicuramente nella storia della comunicazione e del marketing. Un perfetto esempio di marketing multicanale che ha coinvolto strumenti partecipativi attraverso i social media, integrati a strumenti più tradizionali.

Era sicuramente una vittoria annunciata, dovuta non solo alla strategia adottata, ma al “brand” oggetto della campagna. Non stiamo parlando di un prodotto che deve creare la sua personalità su basi effimere, ma di una persona che porta con se un messaggio reale e tangibile. Se lo scopo di un brand è quello di creare un universo in grado di attirare dei fan, nel caso della strategia politica di B. Obama, i valori sono stati la causa scatenante dell’entusiasmo dei cittadini USA.

Il merito della personal branding strategy è stato quello di aver amplificato l’effetto conversazionale e di passaparola attorno all’attuale presidente.


YouTube Direkt

Comments

storytelling-book

L’advertising e il social media marketing sempre di più hanno qualcosa in comune a mio parere, o almeno dovrebbero averlo. Se da un lato la pubblicità viene continuamente accusata di essere falsa e divulgare informazioni astratte, dall’altra viviamo un momento in cui i social media veicolano quantità enormi di informazioni, qualche volta difficili da seguire puntualmente.

Le aziende non si rivolgono solo ai consumatori, ma ad un gruppo variegato di attori, come ai suoi collaboratori, gli influenzatori d’opinione e ai media di settore. Diventa importante quindi saper gestire differenti modi di comunicazione, stimolando in qualche modo l’intelletto dei suoi spettatori.

Quale importaza ha lo storytelling oggi ? Informare non basta più, nemmeno nei social media dove gli utenti richiedono trasparenza da parte delle aziende, per fidelizzare bisogna sedurre.

Se alcune volte lo storytelling è insito nel prodotto, molto spesso stà alla creatività e all’arte di saper raccontare una storia attorno all’universo del brand, che determina le scelte del consumatore.  Come nella vita di tutti i giorni quando raccontiamo un fatto, ci serviamo di aneddoti o similitudini che rendono i discorsi meno astratti.

Nel social media marketing, che  sia fatto attraverso Facebook o twitter, attraverso blogger o community, l‘aspetto conversazionale non deve perdere di vista l’aspetto emozionale del brand. Se da una parte l’azienda ora può avere un volto, dall’altra parte deve emozionare. Per questo anche le campagne su Twitter dei grandi brand si spostano su due fronti: da una parte quello del CRM 2.0 e dall’altro quello emozionale attraverso i canali 2.0.

Qualche esempio:

Uno dei motivi per cui sono le community di appassionati ad un prodotto che attivano per primi buzz e passaparola attorno ad una campagna, quelli che per primi percepiscono universo tangibile e lo status del prodotto. Come ad esempio Herley-Davidson (la ribellione e la libertà).

La storia deve avere come eroe colui al quale viene raccontata la storia

Debolezze dello storytelling:

L’arte di raccontare una storia non è da confondere con “raccontare delle storie”, con questo voglio dire che devono essere mantunete le promesse e devono essere reali. Il fine non giustifica i mezzi e l’onestà deve rimanre fondamentale nel momento in cui giochiamo con le emozioni del pubblico.

Mi viene in mente la nuova filosofia lanciata da Ogilvy per differenziarsi da altre agenzie. Offrire ai brand il concetto di “Big Ideal”, ovvero la possibilità per le marche di essere utili alla società nel campo in cui esse sono specializzate.  Portare con se un ideale, da la possibilità  di parlare di qualcosa che interessa molto di più una determina comunità.

Comments

iphone-3Gs

Da qualche giorno, per chi come me si interessa alle novità iPhone e mobile in generale, avrà notato una piccola rivoluzione da parte dei blogger del settore. Non solo nei blog, ma anche su forum e social network non si fa altro che parlare dei prezzi folli rilasciati dai due principali gestori telefonici italiani per l’acquisto nel nuovo iPhone 3Gs.

Apple vive e regna anche grazie al buzz autogenerato dagli appassionati, sempre più alimentato dalle politiche di casa Apple in grado di garantire quella giusta dose di rumors e curiosità.

Sono proprio i rumors che nel bene e nel male muovono centinaia di commenti solo nella blogosfera italiana, conditi da lamentele e sostenitori a tutti i costi, che hanno come unica cosa in comune l’obbiettivo finale che ogni azienda vorrebbe..l’acquisto del prodotto.

Se Melamorsicata ha deciso di fare un gruppo su Facebook per boicottare i prezzi ingenti del nuovo modello, H3G stà vivendo un piccolo momento di difficoltà su twitter @3Italia non avendo rispettato le aspettative dei suoi followers. E’ stato l‘ultimo messaggio a indispettire ancora di più qualcuno (per la serie il gioco è bello quando dura poco), proprio perchè è stato vissuto come un semplice buzz non in linea con H3G. Come vi spiego nelle prossime righe 3 ha tutto l’interesse che la vendita dell’iPhone senza contratto abbia dei prezzi inaccessibili, proprio per la sua politica competitiva sugli abbonamenti.

Per concludere ecco quali sono le mie personalissime idee sulla scelta di prezzo dei gestori per l’iPhone senza contratto:

Le persone che dopo nemmeno un anno si ritrovano un dispositivo non aggiornato, qual’ora volessero avere l’ultimo modello, sono “costrette” ad effettuare due semplici  azioni nel mercato:

  • vendere il vecchio
  • acquistare il nuovo

L’italia al momento è uno degli stati che più di tutti hanno sempre puntato più sul mercato delle prepagate che  ai contratti . Per adeguarsi alla nuova generazione di dispositivi mobile con prezzi ovvimanete elevati, anche nel nostro Paese è giunto il momento di concentrarsi sui contratti telefonia + internet, dove il telefonino può essere acquistato a prezzo inferiore.

Quando l’anno scorso l’Italia fu uno dei pochi paesi a rendere possibile l’acquisto dell’iPhone senza abbonamento ad un prezzo alto, ma non inaccessibile, molte persone avranno continuato ad usufruire dei servizi ricaricabile anche dopo l’acquisto dell’iPhone 3G.

In un ottica a lungo termine, dove l’obbiettivo vuole essere l’acquisizione di clienti fidelizzati tramite contratto, tenteranno di offrire dei prezzi vantagiosi tramite abbonamento per l’acquisto del nuovo iPhone. Nel caso in cui i prezzi sarebbero stati mantenuti simili al precedente modello due ordini di fattori si sarebbero eventualmente verificati:

  • Chi ha l’intezione di comprare il nuovo modello venderebbe quasi sicuramente il vecchio.
  • Chi acquista un modello usato è particolarmente sensibile al prezzo, ma attirato dallo status del prodotto.

La compravendita tra privati distoglie l’attenzione del consumatore da quello che è l’obbiettivo dei gestori di telefoni: non vendere cellulari, ma acquistare consumatori fidelizzati con contratto.

In poche parole come in Francia piano piano si sta cercando di spingere la fidelizzazione dei contratti a discapito delle prepagate? Vedremo cosa succederà con le offerte a contratto.

Ovviamente sono mie considerazoni analitiche, non disponendo di alcun dato strategico delle aziende e per una volta mi abbasso al gossip del momento :-) .

update: Ecco cosa succede quando si gioca sui rumor e non solo sulla relazione clienti basata sulla trasparenza in un ottimo riassunto della vicenda nel post di Kawakumi . 3Italia si è mossa bene su twitter fino ad ora, ma probabilmente in buona fede ha creato un effetto boomerang. Questo potrebbe ancora giocare a favore di 3 se saprà sfruttare l’occasione di dimostrare le sue doti di community management. Stay turned

Comments

Attirato dalla campagna fotografica di Dior con protagonista Marion Cotillard (chi è ? La protagonista del film “La Mome”, il film sulla storica cantante francese Edith Piaf), ho voluto saperne un po’ di più sulla campagna di Peter Lindbergh svolta per la nuova linea Dior .

Con grande sorpresa ho trovato alcune delle attività svolte piuttosto interessanti. Sono affascinato dalla personalità di questa attrice e trovo una buona scelta la sua immagine come nuova icona del brand francese.

La campagna mira a stimolare i sensi dei consumatori verso un brand storico, utilizzando diversi strumenti di comunicazione, senza però andare contro il posizionamento della marca di lusso. Il connubbio Dior e cinema non è cosa nuova, visto che lo stilista ha debuttato negli anni ‘50 proprio per aver creato i costumi di Marlène Dietrich nel film  Le Grand Alibi di Alfred Hitchcock ed è stato più volte creatore di bellissimi costumi per il teatro e balletto. Oltre all’utilizzo di un’ icona del cinema francese, la strategia marketing è riuscita a creare diversi teaser attraverso altrettanti media.

Tutto inizia dalla foto sopra, dove la Cotillard sembra nascondere qualcosa nella sua borsa, con uno sguardo altrettanto misterioso (dove guarda?). Un widget è stato creato a tal proposito dove verranno dati degli indizi tramite brevi video.

Ma lo storytelling continua su twitter facendo prova di una buona idea nel web 2.0 per un brand di lusso.

Per il momento la campagna non sembra fare molto rumore, visto i pochi follower e i pochi post che parlano della strategia adottata da Dior…vedremo nelle prossime settimane se evolverà in positivo.

via

Comments

Una bella presentazione su come la propagazione del passaparola attorno ad un prodotto o servizio e la sua adozione nasca in principal modo dalle interazioni dirette con esso. Le interazioni devono essere seduttive, dando la possibilità di acquisire un esperienza diretta e prolungata con il brand, già dal primo contatto.

Il successo del proprio business model deve essere conseguente al raggiungimento degli obbiettivi dei propri utenti/consumatori.

L’interazione con il brand deve dare la possibilità di cambiare o influenzare i risultati, deve poter dare voce alle persone che interagiscono con il prodotto.

Trovo anche molto interessante come sia proprio la rimedizione della vita quotidiana nelle community online a risultare vincente. Le interazioni possono essere stimlate se esiste uno scopo comune:

  • esperienza sensoriale
  • punti
  • livelli
  • sfide personali appropriate

Ne avevo già sintetizzato alcune particolarità psicologiche per quanto riguarda le online social community, su questa breve presentazione.

Il prodotto deve comunque rispettare le aspettative, il successo è correlato anche all’abilità di ridurre i difetti di usabiltà.

Comments

Da un ultima ricerca pubblicata su eMarketer risulta ancora una volta l’influenza che hanno gli articoli dove viene citato un brand, sull’acquisizione di nuovi clienti.

Secondo questo studio di ARAnet non bisogna considerare solo blog, forum e social network, ma anche gli articoli su siti specializzati (news, articoli, test di prodotto).

I giovani tra i 18-24 anni sono quelli che più sono recettivi alle citazioni di un brand all’interno di un articolo o nel caso specifico di un blog o altro media sociale. Tra fascinazione e detestazione delle marche questa generazione è particolarmente attenta alle relazioni che un brand è in grado di creare con loro. Uno dei motivi per cui l’interesse verso un prodotto è maggiore quando il messaggio avviene in un contesto di empatia con chi lo espone (ma su questo argomento mi piacerebbe tornarci a breve).

Comments
  1. Recent
  2. Articles
  3. Comments
Profilo Facebook di Andrea Colaianni
WOMARKETING on Facebook

Recent Comments

Powered by Disqus

Articoli recenti

WoMkTV


tag cloud

Subscribe to my blog!

TwitterCounter for @womarketing Wikio - Top dei blog
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche e/o i video di womarketing. Crea il tuo badge qui.

Francofoni

Leggo

Scrivo anche su:

Categorie

Archivi

Crazy Marketing Network