Spesso ci domandiamo perché le aziende non intendono utilizzare tutte le possibilità che i social media tools apporterebbero, sia nella relazione cliente che nella comunicazione B2B. Proprio qualche mese fa mi è capitato di parlare con uno dei responsabili marketing ORACLE, dopo una sua presentazione sugli sforzi enterprise 2.0 che ha compiuto nell’ultimo anno. E’ la cultura di un oraganizzazione ad essere uno degli ostacoli maggiori, e che più delle altre cose rischia di far aumentare gli errori in una strategia innovativa.
Anche per uno stesso brand, che lavora a livello internazionale, possono esserci delle discrepanze tra cultura A e cultura B. Per questo il primo passo deve essere quello di agire sulla cultura, con una strategia che riguardi tutti gli employee. Il secondo passo è quello di ricordare gli errori fatti ed imparare da essi.
Un twitt di @Tommaso mi ha invogliato ha intraprendere una ricerca, più o meno intensiva, sulle marche che hanno aperto una sorta di relazione su Twitter. Twitter può essere utilizzato in diversi modi, il punto è creare un interesse e un servizio specifico per gli utenti; un utile riscontro di quante persone sono interessate a sentirci parlare e che tipo di dialoghi si instaurano tra aziende e consumatori.Uno dei casi da considerare è quello di DELL, che ha sperimentato questo servizio prima come semplice divulgatore di promozioni, poi come strumento di engagement e CRM.
Anche l’uso di questo social media è notevolmente aumentato dal momento del lancio nel 2006, vedendo una reale divulgazione ben un anno dopo nel 2007, per resistere alla grande nel 2008 anche dopo la nascita di altri tools simili.
Vi invito allora a scorrere questa presentazione di HubSpot che ho trovato via Greg.
Continuando a leggere questo post, troverete unalista che fortunatamente ho trovato nel blog di Paul Dunay. Questa potrebbe essere un ottima idea per raggruppare le aziende italiane che state seguendo su twitter.
Nel corso del l’anno passato abbiamo assistito alla nascita e alla morte di diversi strumenti di cominicazione 2.0, molti hanno preso ancora più piede altri non hanno dimostrato di essere all’altezza.
Alla fine del 2008 dopo aver utilizzato gran parte di questi tools sia per scopi personali che di marketing e CRM o fatto un piccolo resoconto della mia attività nei social network:
Twitter: utile sia per tenermi aggiornato con le attività dei miei contatti, è stato sicuramente uno degli strumenti più utili per sponsorizzare il mio blog, condividere trend trovati nei vari blog che leggo quotidianamente. La geolocalizzazione mi ha permesso anche di avere interessanti conversazioni offline quando mi sono trovato fuori dall’Italia con alcuni dei miei contatti. Twitter search ha dimostrato di essere un ottimo strumento di monitoraggio.
Friendfeed: se pur molto simile a twitter ha il pregio di aggregare le risposte dei vari utenti su un particolare argomento condiviso. Altro pregio quello di poter aggregare più tools personali, come feed RSS, facebook, Flickr ecc..
Facebook: probabilmente più utile nelle varie attività personali ha comunque ben assolto il suo ruolo nel caso di eventi organizzati, condivisione di video e brand community come nel caso di Ford Fiesta. Nel tempo si comincia anche ad acquisire una certa esperienza per diminuire gli sforzi di gestione di questo social network e concentrarsi maggiormente ai contatti con i quali abbiamo maggiori affinità.
LinkedIn: la mia strategia è stata quella di aggiungere solo contatti con i quali ho un rapporto diretto, o che potrebbero essere particolarmente interessanti per la loro posizione. In questo caso sono state aggiunte in ottica opt-in, ovvero sono state loro a domandare il mio contatto.
Netvibes: poco utilizzato in italia mi è stato utile sia per la lettura dei miei Feed, ma anche per crearmi una pagina personale con le mie principali letture, i miei social network, altre informazioni su di me. Avrei voluto estenderlo ad un collegamento diretto con l’agenzia dove lavoro, ma non essendo molto diffuso nel nostro paese non ne ho trovato una particolare utilità. Grazie alla sua flessibilità basata su widget personalizzabili, l’ho utilizzato anche come strumento di monitoring circa il mio personal branding, l’azienda e soprattutto per le campagne che mi sono state affidate.
Monitoring dashboard: le sempre più professionali piattaforme di monitoraggio sono un plus di cui sempre meno agenzie e brand faranno a meno anche nel 2009.
Google Trend e Insight: se è vero che sono gli utenti a decidere l’agenda setting nel web, questo è uno degli strumenti più utili per conoscere cosa si dice nella rete giorno per giorno, quali soprattutto i brand più ricercati. Si puo di conseguenza fare un raffronto con le campagne offline on air , vedere ad esempio se queste hanno stimolato un certo interesse nei consumatori.
YouTube: oltre al lato di puro entertainement sono stati molti i brand che hanno intrapreso la strata del video virale come strategia di comunicazione, andando dal semplice product placement, ad operazioni a 360° attorno al video. Non molto successo hanno avuto i video a scopo di recruiting (video CV), se non consideriamo invece l’utilità che ha avuto per la brand building di Barack Obama.
Avete trovato utili altri strumenti, sia per la comunicazione personale, che per operazioni di marketing?
La SNCF, che come molti sanno è la compagnia dei trasporti ferroviari francese, ha da poco lanciato un social network dedicato ai digital natives (12-25 anni). Questo è il poszionamento dichiarato da TGV Rézo, ma ciò non impedisce di rivolgersi a tutti coloro che hanno fatto sei social media uno strumento indispensabile per la fruizione di alcuni servizi.
“Rezo” è evidentemente un assonanza del termine “reseaux”, ovvero rete..sociale (in questo caso). La community è un ottima iniziativa per posizionare il mezzo di trasporto nella mente dei più giovani come un buon mezzo alternativo all’auto, soprattutto in grado di creare un valore aggiunto al semplice spostarsi da un punto A ad un punto B. Difficle trovare piacere in un viaggio quando non si è in compagnia e torniamo alla vita quotidiana dopo qualche giorno di vacanza, o magari quando raggiungiamo dei parenti in un luogo di vacanza dove non conosciamo nessuno.
Rezo permette di conoscere chi stà prendendo con noi il treno quel giorno, vedere le sue preferenze, creare dei gruppi con la propria cerchia di amici per poter fare nuove amicizie ma soprattutto condividere del tempo. La possibilità di condividere luoghi, ristoranti e qaunt’altro può tornare utile ad altre persone autogenera un UGS (User Generated Service).
TGV se pur un mezzo velocissimo ha a mio parere un posizionamento (dati anche i costi) piuttosto business. Trattandosi di ferrovie, parliamoci chiaramente, non stiamo certo parlando di un prodotto di tendenza dove andiamo a visitsre il sito quotidianamente per conoscere le news sugli ultimi ritardi. Rezo rende TGV un po’ più “cool”.
Per il lancio del servizio non potevano non essere invitati alcuni bloggers a testare il servizio!
Riprendendo alcune case history e considerazioni del libro Groundswell, della Forester Research, vediamo di analizzare i punti fordamentali perchè una community porti un valore aggiunto alla marca e soprattutto ai suoi consumatori. Vi consigli comunque di leggere il suo post qui. Qui alcune considerazioni su quanto affermato nel suo blog.
Content:
La qualità dei contenuti è fondamentale perché vi sia un interesse da parte degli utenti a partecipare attivamente alle conversazioni. Creare una community ad hoc sul vostro prodotto, apporta qualcosa in più rispetto ad una community già esistene?
Context:
Il contesto è importante in quanto è colui che consente di creare un esperienza per gli utenti. Le applicazioni come quelle di facebook ad esempio per il mobile, rendono possibile l’utilizzo delle community in più contesti, dando la possibilità di personalizzare l’esperienze degli utenti nei casi specifici.Un opportunità per agevolare l’engagement delle persone tra loro e con la community.
Connectivity:
Le possibilità di creare connettività tra utenti non deve puntare ad una strategia di comunicazione di massa, ma piuttosto concentrarsi sull’importanza che hanno le micro-interazioni. Queste dimostrano che non cercano la popolarità, ma sono veramente interessati ad avere informazioni o partecipare attivamente alla community.
Continuità:
Una community deve aver la possibilità di evolvere in base agli utenti target, che possono avere nel tempo nuovi bisogni o capacità di utilizzo delle tecnologie (profilo, forum, blog personale, ecc.).
Henri Mossinac, reponsabile mobile di Facebook, svela le cifre che attestano il vero successo di questo social network
Facebook è uno dei social network che più ha avuto successo in Italia e nel mondo con più di 120 milioni di utenti attivi al mese. Il 50% si connettono tutti i giorni e passano in media circa 25 minuti al giorno. Il network di amicizia è in media di 136 amici per utente e si contano più di 24 milioni di foto caricate al giorno. La diffusione di dispositivi mobili come l’Apple iPhone hanno aumentato anche la possibilità di connettersi anche in altri ambiti di fruizione (circa il 15% degli utilizzatori si connettono via interfaccia mobile). Secondo Henri Moissinac uno dei successi di questo social network sono le differenti categorie di età si connettono interconesse nello stesso social network, a differenza di altre community che interessano solo a particolari categorie d’età.
La cosa forse più interessante è proprio quella inerente al bacino di utenza eterogeneo, che non ha svilupato precedentemente MySpace. Anche il crescente numero di utilizzatori su piattaforme mobile fa pensare a come i social network favoriscano il raggiungimento degli utenti in più momenti della giornata, e in diverse situazioni di consumo del media.
Aspettavo questo momento, il brand Pepsi non poteva certo restare in disparte a guardare gioie e dolori del nuovo posizionamento Coca-Cola dopo il lancio della Coca Zero.
Il re-branding Pepsi è stato in parte fedele alla tradizione, ma daltra parte di rottura rispetto alle stesse regole della nascita di un marchio. La “rinascita” in questo caso ha dato alla luce tre nuovi loghi, (facendo sorgere qualche domanda ai più ) ma che in realtà si differenziano solo per alcune particolarità. Così come Coca-Cola, Pepsi dispone di tre prodrotti che si posizionano in modo più o meno trasversale per venire incontro ai gusti dei suoi consumatori.
Il logo differente, caratterizza il differente carattere delle bevande Max, Diet e Original rafforzando il marchio che data l’anno 1893. Oltre al colore è la parte bianca a cambiare, formando un sorriso dal più piccolo al più grande (ma perchè chi è a dieta sorride di meno ? ). Fatto sta che l’evoluzione è sostanziale e fa viaggiare il brand dallo statuto di gamma di prodotto, a quello di marca, per arriva oggi a provare il posizionamento di una griffe differenziata (un modo per evitare la cannibalizzazione di uno dei tre prodotti? Coca-cola Zero insegna).
Ma come dice Valeria Maltoniil logo è un simbolo, ma è il tuo prodotto che può diventare un social object. In questa semplice frase si racchiudono molte delle teorie di approccio al marketing conversazionale, dove è fondamentale valorizzare i promotori del tuo brand e gestire la reputazione con i possibili detrattori.
PepsiCo. ha deciso di scatenare il passaparola e soprattutto di raccontare la sua storia a coloro che non la conoscono o che forse hanno bisono di una rinfrescata alla memoria (scusate il gioco di parole ). Quale miglior modo di creare una room su FriendFeed (strumento che più di tutti si sta dimostrando adatto a ricevere feedback). Ciò che mi ha più stupito è che oltre ai già 319 iscritti, le discussioni sono ricchi di interventi con foto uploadate su Flickr, video e link a post sui blog.
Per raccontare il nuovo restyling Pepsi si è appoggiata su un importante community di blogger marketing USA a cui sono stati inviati i tre prodotti. Le persone che partecipano come guest raccontano le proprie storie, ed è qui che bisognerebbe pensare alle parole di Seth: “your brand is not your logo. Part of your brand is the stories it evokes in the minds of the people who have reason to come together because of it. Uncover the stories, make it about them, not you. That’s how you re-connect”.
Possiamo quindi decidere un immagine che vorremmo veicolare, ma tutto il resto è fatto di storie ed evocazioni sul prodotto, cosa che rende obbligatoria la trasparenza. Non puoi essere quello che non sei!
PS Sarà un caso che il logo assomiglia ad un altro simbolo che ha fatto notizia nelle ultime settimane? Chi indovina a cosa sto pensando?
In risposta al post precedente sull’utilizzo non consono dei social media, da parte degli impiegati della Virgin, ho voluto continuare in parte l’argomento presentandovi un studio commissionato da Orange UK.
Quale valore apportano i social network all’interno delle imprese ? Dare la possibilità di condividere opinioni ed esperienze ai lavoratori in modo flessibile, se anche può sembrare controproduttivo, risulta sempre più una possibilità di rendere stabile l’impresa. Se ben organizzate questo tipo di relazioni, parteciperanno alla produttività dell’azienda grazie a delle sinergie che si creano.
Se fino ad ora lo scopo ultimo dei social media è quello di aumentare il capitale sotto i diversi punti di vista, adattare alla comunicazione interna questo tipo di tecnologie risulterà utile a sfruttarne tutto il potenziale. Anche in questo caso far parte di una rete sociale, significa anche avere un ruolo al suo interno. Non basta avere un profilo all’interno di un Social Network, bisogna assumersi la responsabilità di apportare qualcosa per gli obbiettivi proposti, essere dei “cittadini della rete”. Questo fa riflettere su un evoluzione della cultura aziendale e ripensare alle responsabilità di ognuno, nell’interesse dell’organizzazione.
Come è largamente discusso nel libro Groundswell di C. Li e J. Bernoff di Forester Research, costruire una community o semplicemente dialogare con i propri consumatori, esige la conoscenza delle abitudini di utilizzo delle principali piattaforme di socializzazione. In Italia ad esempio è Facebook ad avere il maggior numero di traffico, mentre in Francia SkyRock.
La cartografia aggiornata da Oxyweb, non considera infatti il numero di utenti ne di pagine viste. Questo mi fa un po’ pensare sull’attendibilità della ricerca, dato che gli accessi possono anche dipendere dagli impegni pubblicitari messi in atto dai vari social network, che non per forza si trasformano in acessi qualificati.
E’ per giunta vero che ogni categoria di prodotto può trovare in uno, o in un altro social network il suo terreno fertile, ma è sempre utile avere una cognizione globale della loro crescita.
Continuando la mia ricerca sul tema e il rapporto tra Brand image e Personal Branding mi sono imbattuto su uncune riflessioni molto interessanti che a mio parere vale la pena considerare. Anche nel recruiting online le imprese si spostano verso gli strumenti di social networking, soprattutto per quanto riguarda agenzie di comunicazione e marketing, dando maggiore importanza ad una corretta gestione delle identità digitali. Così come per brand e aziende comunicare l’immagine personale (data dall’insieme delle sue componenti) è fondamentale e bisogna stare attenti a ciò che si posta e si dice online.
Alcuni esperti consigliano di essere positivi perchè nel momento di una possibile assunzione (fonte)e nel rapporto con nuovi clienti, Google potrebbe dire su di voi cose molto più dettagliate di un CV. Criticare, andare contro altre opinioni sarebbe fortemente sconsigliato. Ma a questo punto il Web 2.0 si ridurrebbe alla presenza di fini esperti delle RP, cosa che distrugerebbe la filosofia stessa dei social network.
Ovviamene gestire le proprie identità personali non può ridursi a non prendere dei rischi e sfruttare solo le situazioni di autoreferenziamento. Come per un brand management imporre un posizionamento e differenziarsi da altre marche o prodotti significa in qualche modo prendere dei rischi, ma vanno presi inteligentemente ed in modo trasparente (forse molto più difficile che limitarsi a criticare o non farlo per niente).
Personal Branding nelle campagne elettorali : Grazie all’acquisto di parole chiavi per il referenziamento, nel caso specifico della campagna elettorale negli USA, i candidati si sono spinti fino a decidere quali argomenti mettere in avanti dopo una ricerca su Goolge del loro nome. La reazione di McCain alla campagna elettorale di Obama è stata attuata da un agenzia che ha mirato principalmente a questo, puntando sulla massima visibilità di articoli e di un video dove lo stesso possibile vicepresidente di Obama, parla male del candidato democratico.
Quanto è importante per i brand conoscere l’impatto delle discussioni online ? Quanto lo è per noi stessi gestire la propria identità tutto restando coerente con la propria personalità?