In periodo di crisi i comportamenti d’acquisto e le aspettative dei consumatori cambiano, e la comunicazione di marca deve modellarsi con una certa flessibilità a tali cambiamenti.

Le marche in questa particolare situazione perdono la confidenza dei consumatori che in particolare le accusano di non adattare i prezzi a questo momento di crisi economica. I prodotti di largo consumo in particolare sono quelli che più di tutti sono sotto il riflettore.

IPSOS ha ad esempio svelato alcune cifre di una ricerca fatta ultimamente, dimostrando come il 55% dei consumatori dichiarino di acquistare meno le grandi marche (Coca-Cola ecc.). Sono gli Hard-discount ad aver registrato un maggior numero di vendite e le marche a “primo prezzo” in generale, oltre che le marche proprie del distributore hanno avuto maggior successo.

Come reagire a questa situazione di sfiducia negli acquisti?

Ovviamente è il fattore prezzo ad avere maggior impatto in questo caso (68% dichiarano di volere un abbassamento dei prezzi).  Contro ogni attesa sono anche altri i fattori attesi dai consumatori, in particolare avere maggiori informazioni sui prezzi, e sulla fabbricazione dei loro prodotti (impatto ecologico, materiali di fabbricazione, modo di fabbricazione). E’ l’impatto ecologico che è più indipendente dal prezzo, tanto che il 29% dichiara che le marche dovrebbero essere più rispettose dell’ambiente.

L’attesa dei consumatori di prodotti che facciano sognare, soprattutto nel campo dell’abbigliamento e della tecnologia è tuttavia ancora evidente. D’altra parte però la comunicazione richiede dei momenti cruciali di trasparenza ed esaustività delle informazioni. Che questo sia un mix fondamentale lo dimostrano le grandi marche del lusso che fino ad ora non hanno registrato delle sostanziali diminuzioni di vendite. Ma per le aziende dove il loro brand non è poi così forte, come creare trasparenza e emozione?

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