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In un mondo sempre più sfugente dove diventa sempre più difficile avere sotto controllo le strategie marketing e i comportamenti del consumatore, ecco che si concentrano gli sforsi verso un marketing che si avvalga di metodi scientifici.
Su wikipedia leggiamo che la finalità è di comprendere con metodi scintifici quali siano i meccanismi di decisione d’acquisto dei prodotti, per comprendere: “Cosa ci porta all’acquisto”. Secondo gli studi intrapresi in questo campo vi sono delle zone del sistema nervoso centrale che vengono attivate durante la decisione di acquisto, lo scopo è dunque comprendere tali meccanismi. Il neuromarketing si avverrebbe della tecnologia IRM per dare un immagine delle parti esposte agli stimoli del marketing.
Il ruolo di questo metodo scientifico risulta molto interessante ai fini di una previsione per una campagna di prodotto, tuttavia mi domando quanto non sia un ennesimo tentativo di ridurre la fase decisionale ad un semplice stimolo-risposta. E’ in dubbio che conoscendo meglio e con valori scientifici alcuni fattori della mente umana nelle fasi decisionali, sarebbe più facile integrare tali variabili in un più complesso sistema di strategia marketing.
Ma in fin dei conti non ci hanno sempre pensato gli innumerevoli sforzi della sociologia e della psicologia, avvolte con risultati assai contraddittori? Uno dei punti di forza del neuromarketing sarebbe proprio quello di consentire di ovviare ad alcune problematiche delle ricerche fino ad ora utilizzate; le risposte dei consumatori si basano su domande formulate e che possono essere di conseguenza interpretate in modi differenti, per questo il metodo scientifico vorrebbe basarsi su risposte comportamentali non basate su stimoli verbali. Ma la comunicazione e le azioni che svolgiamo nel momento dell’acquisto non fanno parte proprio di un contesto, dove agisco codici, sottocodici e interazioni dettate anche dall’ambiente e non riproducibili in laboratorio?
A mio parere non può essere immaginato come il futuro del marketing, in quanto il consumatore reagisce a fattori molto più eterogenei, dati dal contesto, dai rapporti sociali, dall’umore. Puntare tutto su un tipo di strategia come questa (oltre il costo ingente) distoglierebbe dalle attuali evoluzioni del consumatore largamente visibili nei social media. Può essere uno strumento per comprendere e paragonare le diverse campagna intraprese ma non può a mio avviso sostituire un programma marketing basato sul contatto diretto con il cliente-utente, sul dialogo e l’ascolto dei bisogni.
Voi credete sia veramente una rivoluzione o piuttosto uno strumento di riflessione?
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- Published by Andrea in: Marting alternativo
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