Si tratta, come molti sanno, di una forma di comunicazione commerciale che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto, a un servizio o a un marchio, nel cuore di un contenuto narrativo precostituito, sia esso un film cinematografico o televisivo, un video musicale, un videogioco, un programma di intrattenimento, riuscendo ad integrarsi con esso.

Se consideriamo i prezzi del Product Placement siamo sui 5.000 – 100.000 euro per un film cinema, 15.000 euro per la rotazione all’interno di un gioco video per 3 settimane.

Uno dei PP di cui ho parlato in questo blog è stato quello per Ford e Martin Solveig, dove parliamo di placement teatralizzato ovvero il prodotto si integra con la storia ed è funzionale ad essa. Nel mondo della telefonia l’iPhone riesce a classificarsi come oggetto più visto nelle ultime produzioni cinematografiche, presente anche su Sex and the city, tra gli altri numerosi PP.

Il rumore e il buzz che creano i product placement possono poi essere riutilizzate nelle campagne nel passaparola attraverso blogger per segnalare la presenza di un prodotto in un videoclip o in una scena di un film. In alcune situazioni diventa un contratto win-win poichè molti spettatori vanno a vedere il film proprio perchè si aspettano di vedere un prodotto di cui sono fan (una moto, un auto o un prodotto hi-tech), ma soprattutto questo effetto si ha se è il brand stesso a comunicare la propria partnership con il film (vedi James Bond).

I giochi video diventano sempre più interessanti, in quanto prendono una fascia di età diversificata e in una situazione di fruizione differente rispetto al programma TV. Anche Obama ha tentato questa strada durante la campagna presidenziale con PP all’interno di Bounout Paradise.

Il rischio in questo caso è quello dello spam pubblicitario, soprattutto in luoghi dove meno le persone sono abituate a fruirne.

Per quanto riguarda i video virali la cosa è un po’ differete, in quanto sono studiati per rendere il brand il protagonista del video e non ornamento della storia. I costi di produzione oltre ad essere più bassi danno la possibilità di raggiungere un pubblico diversificato, nonchè la visione è più duratura nel tempo rispetto ad un film che ha una durata nei cinema limitata.

Ma che cosa succederà se la legge per il Product Placement dovesse diventare più flessibile in Europa e in Italia dunque? Creare un buon PP all’interno dei programmi di intrattenimento sarà sicuramente difficile e si rischierà forse di creare un over-spam all’interno dei palinsesti.

Mi è capitato di recente, per citare un esempio, di visionare il film “Torno a vivere da solo” (pessimo film all’italiana) proprio perchè mi avevano detto del PP al suo interno e mi sono incuriosito. Le inquadrature sui vari gadget e prodotti GUESS mi sono sembrate fini a se stesse e non sempre integrate con il plot.

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