Air-France per lanciare il volo inaugurale Parigi-NewYork con il nuovo A380, ha proposto agli utenti di partecipare ad un concorso per vincere due biglietti aerei per questo volo, compreso di Hotel. Scopo del concorso è creare un video con la musica Lipdub (si, insomma come una karaoke) sulla musica Air France Paris New York scritta e realizzata a PV Nova.
AirFrance gioca la carta dei social media per creare buzz sull’iniziativa, utilizzando tra l’altro la creatività degli utenti ed altri canali di conversazione. Grazie al coinvolgimento degli utenti direttamente con un concorso, il brand ha in questa occasione la possibilità di generare un gran numero di contatti sui profili appena creati come la fan su Facebook, follower su Twitter e YouTube, per poter poi pensare ad un attività a lungo termine.
Per il momento mi dispiace che la pagina Facebook non sia molto aimata! Sarà capace di riprodurre una strategia di CRM come quella intrapresa da Vola Gratis? Lo so, lo so è un altra storia .
Per voi che avrete seguito la storia di BlogBabel, non sarà certo una cosa nuova, ma AirFrance per la prima volta ha utilizzato E-Bay per la vendita di due posti, mettendoli all’asta.
Godetevi intanto il video di due amici francesi che lavorano in due diverse agenzie.
Paranormal Activity è un film low budget appena lanciato in US, che sta generando molto rumore, probabilmente grazie al fatto di aver riutilizzato alcune caratteristiche che hanno reso celebre The Blair Witch Project (vi consiglio di leggere Brand Hijack Marketing without mrketing sul tema).
Per un film costato solo 15.000 dollari il problema della distribuzione è uno degli scogli maggiori, ma è qui che arriva il bello dei social media e del passaparola “spontaneo” che si è creato sul film.
Su Twitter gli utenti hanno iniziato a domandare di poter vedere distribuito il film nel loro Stato, visto che al momento è presente solo in 19 Stati US.
E’ nata così l’iniziativa per questa campagna, rivolta ad utilizzare i possibili advocacy del film e creare una community di conversazioni su twitter, raccogliendo le esperienze delle persone con l’horror movie. Sul sito Paranormal Activity è possibile richiedere di poter vedere il film distribuito nella propria località, se le richieste arriveranno ad 1,000,000, sarà il primo caso di distribuzione decisa dai consumatori.
Sulla fanpage di Facebook ci sono oltre 35.000 utenti, qualche giorno fa su twitter è diventato uno dei trend topic, con richieste da parte degli utenti, impressioni sul film e domande.
Quanto sia realmente una campagna nata dal basso (UGC) non possiamo saperlo, ma se così fosse hanno saputo cavalcare l’onda delle conversazioni nel miglior modo. In pochi giorni il trailer, che tra l’altro coinvolge proprio gli spettatori (è un caso?) in linea con il resto della campagna, ha generato circa 1.000.000 di visualizzazioni.
Una campagna EasyJet ben orchestrata per il lancio delle sue nuove rotte europee, grazie ad un operazione on/offline targata Bonnie and Clyde . L’obbiettivo è quello di generare il massimo di passaparola e partecipazione online sulla compagnia aerea lowcost, mettendo in palio 20 biglietti per due persone da utilizzare per delle destinazioni a piacere.
Per l’evento offline EasyJet: “Attrape ton billet au vol” (prendi il tuo biglietto al volo) un piccolo dirigibile è stato collocato sulla piazza della Défense a Parigi, dove sono stati lanciati numerosi biglietti, tra i quali 20 erano i biglietti vincenti. Un istallazione piuttosto semplice che ha generato un esposizione di circa 2000 persone il 25 settembre.
Il teaser con i blogger è stato gestito riprendendo l’idea dei biglietti piegati a forma di aereoplanino, lanciati il giorno dell’evento. La creatività si basava infatti su un manuale del perfetto lanciatore di aereoplani di carta.
Mentre nei social media l’attività si è incentrata su un applicazione facebook molto semplice e in linea con la comunicazione. La ossibilità di inviare un aereoplanino ad un amico con un messaggio, dando la possibilità ad entrambi di vincere dei biglietti messi a disposizione.
L’applicazione è collegata alla fan page Francia appena nata, dando la possibilità di prendere due piccioni con una fava: creare contatti per il concorso e aumentare i fan di una pagina appena creata.
Una piccola osservazione: pur amando molto le iniziative creative di guerilla marketing, dobbiamo prendere in considerazione che molto spesso sono attività costose, che per budget spesso interessano zone molto frequentate ma ristrette in confronto alla popolazione che si vorrebbe raggiungere. Sono particolarmente contento di vedere che grazie ad attività integrate con i social media, le campagne di guerilla marketing possono prendere nuova vita grazie alla viralità attuabile nel web.
GoViral, agenzia specializzata nel seeding di video virali, ha pensato di poter rispondere ad una crescente domanda di mercato da parte delle aziende. Per cavalcare l’onda dei video advertainment molto spesso il problema principale è quello di avere il video che funziona, per generare un esposizione organica realmente virale.
In questo esperimento “Viral Test”, GoViral propone di utilizzare una creatività già pronta, mettendola a disposizione in ottica opt-in ai brand che volessero veder comparire il proprio logo all’interno del video.
Siamo veramente nel dominio del product placement, dove la creatività potrebbe essere completamente dissociata dal brand, molto più vicino ai branded content utilizzati nei video game, come ha già sperimentato Obama per la campagna alle presidenziali.
Non posso certamente fare un reale riscontro del successo di tle operazione, appena partita, ma leggendo un po’ in giro anche nella blogosfera italiana, altri blogger la pensano un po’ come me (kawakumi ad esempio). La domanda è: Quali sono a questo punto gli obbiettivi ? La mera esposizione? Quali criteri per il successo di una campagna ?
Sinceramente non mi convince per alcuni motivi, soprattutto legati al brending e ad una domanda che mi pongo, probabilmente perchè non conosco bene il business model. I video verranno condivisi con altri brand ? Il video potrà essere riutilizzato da altri brand per assicurare un economia di scala di ogni video?In entrambi i casi ll’obbiettivo di legame tra utenti e brand sarebbe compromesso.
Proprio come il titolo del post il gioco è quello di proporre un video probabilmente di successo, ma forse fuori dal contesto del brand. Purtroppo non vedrete nessun treno in questo post !
Da quando Twitter ha aumentato costantemente la sua utilizzazione da parte degli utenti e come diffusione di informazione da parte dei media tradizionali, anche i marketer e i brand in generale stanno investendo molto nell’ottimizzazione delle relazioni instaurabili grazie agli strumenti di micro-blogging.
Il Re-tweet è forse uno degli aspetti che generano più awareness su questo social media, grazie al fatto che un re-twitt è potenzialmente una notizia particolarmente interessante, soprattutto se la fonte viene vista come un esperto in un determinato settore.
Come fa notare Dan Zarrella, autore delle slide con 9 consigli su come aumentare la possibilità di essere re-twittati: “potremmo comparare il retweet ad un effetto virale”.
I link più corti sono quelli più re-teettati: soprattutto quelli generati grazie a bit.ly (dal grafico)
Domandate un RT: il tasso di reteets aumenterebbe quando chiediamo di farlo, contrariamente a quello che penso le parole che hanno più successo sembrano essere “please“, “retweet” . Resta nella top 20 la parola “New blog post”, segno che la trasparenza paga.
Siate pertinenti: parlare di cosa facciamo durante la giornata ha sicuramente meno valore, sono di conseguenza gli argomenti meno reteettati.
Non usate troppe abbreviazioni: il flusso di informazioni è molto veloce su Tweeter, di conseguenza le abbreviazioni sono più difficili da leggere.
Vi lascio scorrere gli altri consigli nella presentazione, soprattutto riguardo la riflessione sull’orario in cui un Re-Tweet sembra essere più efficace.
Il mio punto di vista al riguardo resta comunque uno. Aggiungere valore alla propria community di follower è la strategia migliore, attuabile solo se impariamo a conoscere chi ci segue e perchè.
Una mappa visuale e sintetica di alcune linee guida da tener presenti in qualsiasi mercato e situazione si trovi la nostra azienda. Non sono linee guida solo per chi opera nel social media marketing, ma un approccio da tener presente da tutti i marketer che hanno la speranza, o semplicemente il terrore di veder nascere conversazioni attorno al proprio brand.
Alcune delle mie preferite:
1. Great Reputation is not accidental
17. Trasparency is the best cure
21. Don’t believe your own propaganda
84. Embrace your fans or advocates, Engage your Badvocates
Probabilmente molti di voi non conosceranno il caso Desirs D’avenir e il sito internet dell’ associazione di Ségolène Royal (leader in lotta per le precedenti presidenziali in Francia).
Circa un mese fà qualche commento incredulo vagava su twitter, nel momento in cui qualche utente è capitato su un sito dall’aria un po’ fuori dal tempo, quasi intrappolato a metà degli anni ‘90, dal titolo evocativo che potremmo comparare ad uno Yes We Can francese.
Inizialmente nessuno a creduto che tutto ciò stesse accadendo realmente nell’epoca del web 2.0, fino a quando Libération non ha pubblicato un articolo generando quasi 200 commenti.
Dai social network la notizia è stata ripresa dai media tradizionali, e L’Express ha pubblicato un intervista sul prezzo pagato per creare il sito di oltre 40.000 euro.
L’aggravante ha generato un bad buzz gigantesco nei social media, con una crescita esponenziale di post, commenti su twitter e parodie create dagli utenti come questa con Hitler e questa. Per curiosità sono andato a vedere il picco generato dalle conversazioni grazie ad UberVu.
Ségolène non è realmente entrata nel mood delle conversazioni, reagendo in difesa, accusando gli untenti di essere una Lobby internet, piutosto che in prospettiva di migliorare la propria community.
Il moltiplicarsi delle parodie ha rigenerato il bad buzz iniziale, soprattutto con un fake video in lingua inglese, apparentemente preso da una trasmissione sulla BBC.
La comunicazione personale, nell’epoca delle social media conversation, deve tener conto delle strategie proprie di un brand e un piano in caso di crisi. In questo caso la stessa concezione del sito che si rivolge ad una community, senza però consentire un interazione tra utenti diretta, è un sintomo di un approccio fuori dal tempo della comunicazione web-sociale. Questo è stato confermato nel momento di crisi, in cui non ha utilizzato i canali messi a disposizione per ribaltare a suo favore l’accaduto. Il suo stesso conto su Twitter ha continuato ad essere distaccato dal caso #Desirsdavenir.
Diesel per il lancio della nuova linea di caschi per moto, ha deciso ancora una volta di giocare sul “pulp”, con uno humor che ha dell’incredibile. L’intera campagna “Quique the head” si basa sullo storytelling, un ragazzo di nome Enrique, argentino nato con la sola testa, il quale si appella al mondo intero affinche’ gli venga donato un corpo.
Nello stile della campagna Microsoft Project, è stato creato un blog che appartiene proprio ad Enrique, dove racconta la sua storia e dove potete anche aiutarlo a trovare il corpo perfetto. vi prego guardate la scena finale!
Diesel non sbaglia il messaggio: la testa va protetta, tutto restando alla moda e in grado di piacere…con ironia.
Anche Burberry si lancia sui social media per riposizionare il suo brand, sempre di qualità ma probabilmente meno di moda di qualche anno fa. Non è certo il primo brand a tentare questo approccio multicanale per raggiungere i propri fan: Gucci, Dior per fare solo qualche esempio.
Per alcuni brand di lusso è stato sicuaramente un passo importante esporsi attraverso strategie di social media marketing, il rischio sarebbe potuto essere una sorta di “concretizzazione” della marca, a scapito dell’effimerità del brand, in grado di creare una sensazione di qualcosa di irragiungibile per alcuni individui e simbolo di distinzione per altri. Daltro canto non è semplice comunicare un rinnovamento, soprattutto in un trend così sensibile come la moda e l’arte in generale.
Ma proprio per questi motivi chi meglio di un brand di lusso porta con se uo storytelling in grado di attirare a se l’attenzione dei propri fan, soprattutto grazie ad un mezzo come il social web, che si dimostra sempre più in grado di stimolare le emozioni degli utenti.
Stiamo parlando sempre di un brand che ha fatto la storia della moda londinese non credete?
“distinctly British attitude – synonymous with luxury, quality, innovation and timeless style, anchored by the iconic trenchcoat”
Nel caso di Burberry trovo molto riuscito il video in stile trailer, teaser della campagna (un po’ come quello di Lady Dior), avendo dato un attenzione particolare agli obbiettivi generali della campagna: creare awareness sulle conversazioni intraprese dalla marca. Nel video infatti vengono messe in risalto pseudo-conversazioni ed interazioni degli utenti nei social network appassionati dell’ “Arte del trench”, il design minimal del minisite rende ben visibili gli altri social network coivolti nella campagna:
Per molto tempo abbiamo parlato di come le aziende e in particolare i grand brand dovrebbero aprirsi al contatto trasparente con i consumatori. Inizialmente il corporate blog è apparsa come il canale più vicino tra azienda e appassionati del brand, in grado di mantenere un attenzione costante, creare engagement o promuove iniziative interessanti per la community (con questo non voglio considerare in questo caso i corporate blog che hanno come obbiettivo quello di attirare clienti grazie al posizionamento nei motori di ricerca).
Un Corporate blog oltre ad apportare un valore aggiunto per i consumatori, è un importante strumento per l’azienda sia di comunicazione esterna che interna, dando al brand un canale più veloce e diretto per gesire la propria e-reputation.
Tuttavia a mio parere la più grande limitazione è stata quella di non poter agire direttamente sull’insieme di conversazioni presenti online, che quotidianamente si attivano attorno all’universo di un brand. Daltro canto l’aumento di canali che riproducono le micro-conversazioni della vita reale (twitter, Friendfeed, Facebook), hanno spostato un importante numero di utenti dai classici luoghi di conversazione, dove se pur esiste una connessione tra azienda e utente, meno esiste la connessione tra utente ed utente.
Da qui la necessità di estendere la comunicazione corporate, verso una Corporate Conversation. I brand diventano parte della “social-sfera” e si pongono come catalizzatori delle esperienze degli utenti con il brand. Oltre alle Brand Community le aziende hanno la possibiltà di creare degli ibridi interessanti per condividere le opinioni di tutti:
Il caso General Motors Re: invention
Re-inventare un gruppo come GM dopo la crisi con il contributo di tutti è lo spirito di Re-invention, un nuovo progetto dopo il famosissimo corporate blog Fastlane. Se pur non è una vera e prorpia community, ma convoglia tutte le conversazioni e cerca di stimolare la partecipazione dei consumatori. La frammentazione dei social media come la loro fan page su Facebook, il conto su Twitter, e i media tradizionali, viene gestita direttamente nel sito corporate integrando anche situazioni di contatto diretto con una chat.
Il caso Toyota Prius
Toyota incentra la sua community HarmonyTweets sulle conversazioni nate da Twitter, ma dando un attenzione particolare al dovere che un brand dovrebbe avere nel miglirare la vita dei propri consumatori. In questo caso Toyota fa convergere tutte le conversazioni su tre principali argomenti: clear technologies ideas, noprofit and charitable events e certo Toyota Prius.
Whether your passion is design, social good, or clean technology, HarmonyTweets plugs you in to innovation and inspiration updates from charitable organizations, industry leaders like Toyota, and sustainability-minded individuals. You can add a bit of positivity to your day by exploring and contributing to the inspiration, giving and Prius communities.
Il caso Audi
Per Audi si tratta di una campagna per il teasing di una nuova tecnologia per la loro auto elettrica. Tuttavia le conversazioni e il buzz generato grazie ad alcuni viral video è stato ampio, tanto da poter far riflettere ad un idea continuativa a questo approccio. Direi che ora mi aspetto anche da questa casa tedesca un salto di qualità, oltre alla fan page su Facebook che al momento sembra aver trovato un giusto asset. Per saperne di più su questa campagna vi consiglio di leggere direttamente qui.