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26
ago
Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare più che mai di micro-blogging e in particolare di Twitter. L’iteresse per gli strumenti di life-streaming, come anche FriendFeed, Tumblr, Postereus, hanno interessato non solo i blogger, ma anche le aziende e brand che provano a sfruttare questi canali come strumento di marketing.
Molti blogger si sono giustamente avvicinati al micro-blogging, in qualche occasione hanno ridimensionato il tempo dedicato al loro blog per concentrarsi sulle micro-conversazioni. Il web, sempre più come un organsmo vivente, evolve il suo ecosistema e in qualche modo non assomiglia più ad una linea parallela alla vita reale, ma sempre di più a due line che in diverse fasi si incontrano e sovrappongono.
Come dimostra questo grafico sull’evoluzione delle social media technologies, c’è una fase di picco, che deve trasformarsi in mainstream adoption per far si che una tecnologia sia socialmente accettata come rivoluzione. Nel caso del micro-blogging siamo nel “Peack of expectation”.

Come nella vita reale, fatta di di micro-interazioni, abbiamo la possibilità di intergire tra persone con semplicità istantanea, con concetti che si possono ampliare nel corso della conversazione. Mentre con un blog il carico “intellettuale” richiesto deve essere immediato, completo e personale (per la stesura ad esempio di un post come questo), nel caso di friendfeed o twitter abbiamo la possibilità di condividere parte di un nostro punto di vista in modo più semplice e istantaneo.
La società diventa immediata, se consideriamo alla velocità con cui cambiano i trend, il poco tempo che dedichiamo ad ogni azione che facciamo nella giornata e la velocità del ciclo di vita delle informazioni. Le conversazioni che nascono sui microbloging hanno una valenza nel momento in cui viene condivisa e valida fino a che la conversazione non è terminata. Questo non significa che abbia meno valore, visto che rimane nel nostro patrimonio personale. Non dobbiamo dimenticare che grazie al sistema stesso con cui è concepito twitter possiamo creare una vera e propria cummunity ( rapporto tra followers e following), dove una conversazione può coinvolgere un numero molto più alto di persone nello stesso momento e prendere forme diverse da quella con cui l’abbiamo iniziata.
Gli stessi Feed RSS sembrano essere una soluzione meno evoluta, rispetto a seguire le proprie news preferite direttamente su twitter, se pensiamo anche alle potenzialità del social search i nostri feed diventano ricercabili per aree tematiche, anziche per singolo online newpaper o blog.
Evviva il blog!
Attenzione i blog non sono morti! I microblogging per esistere hanno sempre bisogno di qualcosa di cui discutere, le conversazioni che invece nascono nei microblogging hanno in alcuni casi bisogno di analisi più approfondite. I blog sono allora uno strumento più vivo che mai che fanno ancora parte dell’ecositema del web e delle interazioni, lo strumento che più valorizza il nostro punto di vista dando meno adito al fraintendimento, sono una delle fonti di cui gli stessi strumenti di miscroblogging si alimentano.
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- Published by Andrea in: social media marketing
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Condivido, non sono di quelli che vede per forza antitesi tra passato e presente. C'è complementarietà ovvero al blog rimane la dimensione dell'approfondimento...
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Massì, evviva il blogghe, poraccio.
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Grazie Dario, il post mi è nato da una picola sensazione di rilasciamento nella produzione di contenuti. Questo non significa che sia male, spesso meglio meno quantità e più qualità, ma sempre meglio fare il punto della situazione :-). Evviva il blogghe @Nicola :-D
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Difatti non vedo perché forzarsi la mano e omologarsi solo per l'ennesimo proclamare che "la tecnologia xyz è morta!".
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giustamente dici che "le conversazioni che invece nascono nei microblogging hanno in alcuni casi bisogno di analisi più approfondite". Curioso come all'inizio si pensava che il flusso fosse unidirezionale : blog -> microblogging (come altri spazi) mentre ora sia bi-direzionale.
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Si @Tommaso, io credo che il flusso sia inprevedibile, magari sbaglio, ma come nella vita di tutti i giorni parlando sul bus possiamo avere un idea da approfondire, così anche i microblog possono essere un luogo in cui "si accende la scintilla". Il blog è in grado di sintetizzarle tutte, ma credo che per migliorare l'uso che facciamo del blog bisognerebbe arricchire i post di link e rimandi, quando è necessario ovvio.
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di sicuro è la lunghezza del contenuto a dover cambiare, non solo per chi scrive, ma anche chi legge ha meno tempo... cmq qui il mio pensiero http://edless.posterous.com/blog-vs-microblogging-una-falsa-battaglia
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grazie per il tuo contributo che vado a leggere. In parte è quello che volevo dire, le conversazioni prendono spessore quando poi si espandono su differenti media sociali. Ci sarebbe bisogno solo di ritrovare quella consapevolezza di linkarsi tra blogger quando si parla di un medesimo argomento.
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a dire il vero non c'e' da stupirsi della "circolarita'" blog - microblog - blog (in cui il punto di partenza semplicemente non esiste in generale): la rappresentazione dei processi di generazione della conoscenza a "ciclo continuo" e' storica (come non ricordare Nonaka e la sua spitale: http://tinyurl.com/l33zak). Diciamo che blog e microblog, per dirla alla Nonaka, rappresentano diversi gradi di "esternalizzazione", piu' esplicita nel blog e piu' tacita nel twit. Vogliamo ricordare che la potenza comunicativa di quei 140 caratteri e' spesso proprio in quello che non e' incluso ma chiaramente alluso ?
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Parole sante! una delle scoperte che per noi sembra ormai ovvia, è la concezione della comunicazione come una spirale. A mio parere la forza del microblogging è reale prorpio per l'implicito come dici giustamente anche tu, ma qaule sapere potremmo condividere senza contenuti? Ma d'altra parte non stiamo creando contenuto e sapere proprio grazie ai commenti, arricchiti poi da altri post, il tutto grazie al life-stream di friendfeed?





