Archivio per la tag 'Advertising'

L’advertising e il social media marketing sempre di più hanno qualcosa in comune a mio parere, o almeno dovrebbero averlo. Se da un lato la pubblicità viene continuamente accusata di essere falsa e divulgare informazioni astratte, dall’altra viviamo un momento in cui i social media veicolano quantità enormi di informazioni, qualche volta difficili da seguire puntualmente.
Le aziende non si rivolgono solo ai consumatori, ma ad un gruppo variegato di attori, come ai suoi collaboratori, gli influenzatori d’opinione e ai media di settore. Diventa importante quindi saper gestire differenti modi di comunicazione, stimolando in qualche modo l’intelletto dei suoi spettatori.
Quale importaza ha lo storytelling oggi ? Informare non basta più, nemmeno nei social media dove gli utenti richiedono trasparenza da parte delle aziende, per fidelizzare bisogna sedurre.
Se alcune volte lo storytelling è insito nel prodotto, molto spesso stà alla creatività e all’arte di saper raccontare una storia attorno all’universo del brand, che determina le scelte del consumatore. Come nella vita di tutti i giorni quando raccontiamo un fatto, ci serviamo di aneddoti o similitudini che rendono i discorsi meno astratti.
Nel social media marketing, che sia fatto attraverso Facebook o twitter, attraverso blogger o community, l‘aspetto conversazionale non deve perdere di vista l’aspetto emozionale del brand. Se da una parte l’azienda ora può avere un volto, dall’altra parte deve emozionare. Per questo anche le campagne su Twitter dei grandi brand si spostano su due fronti: da una parte quello del CRM 2.0 e dall’altro quello emozionale attraverso i canali 2.0.
Qualche esempio:
Uno dei motivi per cui sono le community di appassionati ad un prodotto che attivano per primi buzz e passaparola attorno ad una campagna, quelli che per primi percepiscono universo tangibile e lo status del prodotto. Come ad esempio Herley-Davidson (la ribellione e la libertà).
La storia deve avere come eroe colui al quale viene raccontata la storia
Debolezze dello storytelling:
L’arte di raccontare una storia non è da confondere con “raccontare delle storie”, con questo voglio dire che devono essere mantunete le promesse e devono essere reali. Il fine non giustifica i mezzi e l’onestà deve rimanre fondamentale nel momento in cui giochiamo con le emozioni del pubblico.
Mi viene in mente la nuova filosofia lanciata da Ogilvy per differenziarsi da altre agenzie. Offrire ai brand il concetto di “Big Ideal”, ovvero la possibilità per le marche di essere utili alla società nel campo in cui esse sono specializzate. Portare con se un ideale, da la possibilità di parlare di qualcosa che interessa molto di più una determina comunità.
Da qualche giorno su Facebook è possibile creare la propria URL personalizzata, modificando i caratteri con un estenzione del tipo nome-cognome ad esempio. Questo comporta non solo una più semplice ricerca dei contatti, ma anche una migliore indicizzazione su Google, qual’ora qualcuno ricercasse informazioni su di noi.

Volkswagen (VW) ha preso la palla al balso per dare un plus alla marketing strategy, integrando alla campagna TV il link alla fan page su Facebook facebook.com/vw e non al sito istituzionale.
Grazie a questa strategia il brand ha voluto valorizzare anche l’ottima applicazione in grado di analizzare il proprio profilo e indicarti quale macchina più si addice hai tuoi gusti.
Un ottimo modo di integrare online e offline, proprio come per il caso Pepsi Raw su twitter di cui vi avevo parlato. Molto spesso i consumatori possono essere anche utenti della rete, ma non sempre nella possibità di conoscere le attività che i brand attivano online, per questo l’integrazione nel media mix di campagne tra loro integrate potrebbe essere il futuro del social media marketing stesso.
T-Mobile continua a creare attorno al suo brand un vero posizionamento basato sull’entertainement. Le persone sono sempre di più al centro dei suoi spot, la creatività viene pensata in ottica multicanale tanto da diventare automaticamente dei film virali nel web.
T-Mobile nell’ultima serie di video si concentra sul brand e non sui servizi offerti, focalizzandosi sul carattere distintivo dell’operatore virtuale. In questo video riprende un po’ lo spirito della campagna flash mob a Londra, questa volta toccando un tema discusso come l’ambiente.
grazie a @candy per la segnalazione su friendfeed.
Wonderbra non è nuova alle azioni di marketing non convenzionale, ma qeuesta volta è particolarmente interessante come abbia giocato con i nuovi linguaggi del web. Grazie a Publicis Conseil – France, Wonderbra ha avuto la brillante idea di far forza sulla notorietà del brand e sulla sua più nota caratteristica (far aumentare le proporzioni).
Semplicemente il logo di Wonderbra poco visibile e il numero di amici nella fan page di Facebook. I più attenti noteranno la mole esagerata di amici (non se ne possono avere più di 5000 al momento), ma non è lo scopo di questo brand l’ “esagerazione”?. Il messaggio sembra chiaro: grazie a Wonderbra avrai molti più amici su facebook!
Per andare più lontano attualmente la marca di regiseni ha anche avviato una campagna nei social media per promuore un call-to-action verso il minigame sul sito http://www.wonderbrabutton.it/ per la promozione Wonderbra Button.
A tal proposito è stato creata una fan page su Facebook di campagna, dove poter uploadare le profie immagini fatte con il gioco presente nel mini-site. Come teaser oltra alle card promozionali, è stato creato un viral video che ricorda la storica scena con Eva Herzigova <<guardami negli occhi…negli occhi ho detto!>>.
Attirato dalla campagna fotografica di Dior con protagonista Marion Cotillard (chi è ? La protagonista del film “La Mome”, il film sulla storica cantante francese Edith Piaf), ho voluto saperne un po’ di più sulla campagna di Peter Lindbergh svolta per la nuova linea Dior .
Con grande sorpresa ho trovato alcune delle attività svolte piuttosto interessanti. Sono affascinato dalla personalità di questa attrice e trovo una buona scelta la sua immagine come nuova icona del brand francese.
La campagna mira a stimolare i sensi dei consumatori verso un brand storico, utilizzando diversi strumenti di comunicazione, senza però andare contro il posizionamento della marca di lusso. Il connubbio Dior e cinema non è cosa nuova, visto che lo stilista ha debuttato negli anni ‘50 proprio per aver creato i costumi di Marlène Dietrich nel film Le Grand Alibi di Alfred Hitchcock ed è stato più volte creatore di bellissimi costumi per il teatro e balletto. Oltre all’utilizzo di un’ icona del cinema francese, la strategia marketing è riuscita a creare diversi teaser attraverso altrettanti media.
Tutto inizia dalla foto sopra, dove la Cotillard sembra nascondere qualcosa nella sua borsa, con uno sguardo altrettanto misterioso (dove guarda?). Un widget è stato creato a tal proposito dove verranno dati degli indizi tramite brevi video.
Ma lo storytelling continua su twitter facendo prova di una buona idea nel web 2.0 per un brand di lusso.
Per il momento la campagna non sembra fare molto rumore, visto i pochi follower e i pochi post che parlano della strategia adottata da Dior…vedremo nelle prossime settimane se evolverà in positivo.
MSN va al cinema
Per una volta non sono i trailer cinematografici ad essere visibili su MSN, ma il servizio di chat della Microsoft all’interno di un film al cinema. Possiamo definirlo un “Wowh! effect”, quello che è accaduto alle persone presenti in sala, quando hanno visto una falsa chat live tra il proiezionista e la sua ragazza nel bel mezzo del trailer.
Un ottimo modo per stupire, allo stesso creare uno storytelling che spinga le persone a raccontare l’esperienza insolita.
Facebook aumenta di giorno in giorni la sua utenza, se anche il numero di utenti realmente attivi si stà pian piano stabilizzando ad una percentuale piuttosto minore rispetto al numero di persone iscritte totali.
Quello che ancora non riesce a posizionare è un business model reale e innovativo che si differenzi dall’advertising tradizionale.
Nell’immagine Blake Chandlee presented a keynote during AdTech , viene proposto un sistema di advertising direttamente visibile nel life-stream di facebook. Questo modello prende in considerazione il fatto che gli utenti realmente attivi sono un numero molto inferiore rispetto a quelli totali e grazie al sitema avanzato di tagging e social graph, sarebbe in grado di visualizzare una pubblicità in linea con gli interessi dell’utente.
L’utente più attivo avrà la possibilità di condividere la social-adv con la sua cerchia di amici, agendo in questo modo con le proprie relazioni.
Qualche piccola ma essenziale osservazione:
In linea con altri blogger che hanno analizzato questo progetto, vengono fuori dei punti essenziali da non trascurare a mio parere. L’advertising non è un social object, non ha uno storytelling e di conseguenza non è naturale. Perchè dovrei condividere una pubblicità con i miei contatti? L‘iper-esposizione soprattutto in un luogo dove avvengono le conversazioni non è Engagement!
A differenza delle fan page che troviamo al lato della home di facebook o tramite ricerca, il processo di riceca autonoma del brand, a mio pare, cambia totalemnte le regole del gioco.
Riuscirà facebook a trovare il modo migliore per generare ricavi distinguendosi dalla massa?
stay turned!
Il superbowl è un evento paragonabile ai nostri mondiali di calcio, per eccitazione e popolazione interessata a questo evento sportivo. Ma come molti eventi di questo tipo made in USA, sono soprattutto i soldi che vengono spesi in pubblicità e operazioni di marketing ad avere un importanza sostanziale dietro le quinte.
L’ultimo Superbowl del 2009 ha sicuramente fatto parlare di se per un buzz VM 18 scoppiato nella diretta in Arizona. Ma quello che forse è più interessante è analizzare due o tre campagne creative.
Ma è stupefacente vedere come anche su Twitter le discussioni sono state in tempo reale moltissime e soprattuto non solo inerenti ai risultati, ma anche ai commenti delle pubblicità. Tanto che il NY Times ha riportato un analisi delle conversazioni su twitter divise per argomenti e momento della diretta. Un modo piuttosto interessante per vedere le reazioni degli ascoltatori.
L’agenzia Saatchi&Saatchi ha avuto un idea che più si avvicina al marketing 2.0 creando un po’ di buzz attorno alla pubblicità di uno dei suoi clienti, prima ancora della messa in onda durante la grande serata.
I prezzi esorbitanti per pochi secondi di pubblicità, hanno convinto Miller (casa prodruttrice di birra) a creare uno spot che è durato solammente un secondo, mentre nei giorni precedenti è stato creato un video virale dove un impiegato difende umoristicamente questa iniziativa. altri video sono stati invece messi a disposizione sia su Youtube che su un minisito, dove spiegano come utilizzare i soldi risparmiati in pubblicità.
YouTube Direktsupervideo youtube
Di seguito una mia piccola selezione tra le pubblicità che più ho apprezzato:
Qualche giorno fa vi ho presentato un bellissimo video (sintetico) sulla storia del marketing, oggi una sorprendente storia dell’Advertising by Ogilvy. Incredibile ripercorrere la storia sfogliando queste slide, dove Coca-Cola faceva bere la sua bibita anche alle donne, alle quali ancora non poteva proporre la sua versione light.
[slideshare id=864556&doc=ad-history-1229939866891115-1&w=425]











