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Per concludere questa serie di post dedicati al social media monitoring, vorrei sottolineare l’importanza di utilizzare degli strumenti di analisi concepiti ad hoc e che consentono un riscontro e una rapidità d’accesso alle informazioni maggiore. Minitorare le iniziative nei social media permette di essere consapevoli delle risorse necessarie da allocare o ri-allocare in futuro e di utilizzare le informazioni UGC trovate “to increase the awareness of the brand and product offering” (Aberdeen Group). Monitorare i contenuti UGC risulta una strategia non solo di lancio dei prodotti, ma soprattutto di analisi dei processi e dei bisogni: attirare nuovi clienti, aumentare la competitività del posizionamento, aumentare la customer satisfaction, incrementare il ROI o sviluppare nuovi prodotti e servizi.

Lanciare e monitorare una campagna video: uno dei tools che sto testando è Tubemogul, un servizio che permette di inviare i video della vostra campagna virale nello stesso momento (il che è una delle cose da fare) nelle diverse piattaforme di video sharing come Youtube e Dilymotion. Tubemogul permette in oltre di tracciare video e commenti ai video e comparare le visite ai video, oltre che avere un report della provenienza dei visitatori e fare una ricerca attaverso delle key buzzword (attivabili solo su richiesta).

Servizi di Social Media Monitoring dashboard based…è un altra cosa

Uno dei più conosciuti è BuzzMetrics sviluppato dalla Nielsen, permette tra le altre cose di determinare e identificare le espressioni positive e negative nei post, ricerca dei topic, link analysis e analisi dei social network.

Uno dei servizi gratuiti Nielse è BlogPulse in grado di fare una ricerca delle conversazioni online per parola chiave analizzare i trend attuali e futuri.

In Italia è il servizio blogMeter di Me-Source e Celi (grazie a Sacha Monotti per l’info) che “è un innovativa piattaforma per il monitoraggio e l’analisi dei social media (blog, newsgroup, forum, siti di recensioni online e social network) che, attraverso l’utilizzo di sofisticati sistemi di web crawling, analisi del linguaggio naturale ed un’approfondita conoscenza delle principali metodologie di ricerca media, consente di conoscere ed analizzare ciò che viene detto online su di un tema, un’azienda, un marchio, un prodotto edi un personaggio pubblico, facendo anche emergere le eventuali situazioni illecite nell’uso di tali asset immateriali.”

Un altro servizio è quello offerto da Radian6 anch’esso basato sul monitoraggio approfondito dei social media. Questo è uno di quei servizi che se mai avrò l’opportunità di testare perderei diverse ore della giornata a testare tutte le soluzioni possibili. Questa è la sua promessa “Monitor social media effectively with Radian6’s user-friendly web dashboard.  It allows topics to be quickly set up for monitoring, queries and analysis.  Use it to uncover seemingly hidden issues and trends that could affect strategic directions for clients.  Easily share the real-time analysis with clients and others to support your recommendations and proposals.”

Per ora questa serie di post finisce in vista delle vacanze, ma tornerò sul discorso per un analisi un po’ più approfondita.

Mi chiedevo quanto dovevamo aspettare e finalemente le nuove possibilità interattive di YouTube sono state utilizzate per una campagna virale. Samsung con il video Follow Your Instinct permette direttamente agli utenti di decidere come proseguire la storia grazie all’interfaccia attiva alla fine di ogni video.

La campagna è dedicata al rivale diretto del nuovo iPhone Apple ed è partita con diverse iniziative online website e un product placement.

Ma è il video Youtube che porta l’innovatività grazie ad un modo creativo di utilizzare annotation, il nuovo sistema interattivo della piattaforma video. In realtà mi sono appena reso conto che questa funzione non è ancora fruibile dopo un embed, quindi appuntamento su youtube!

Grazie ad Alex per l’info

immagine by Adverblog

Indipendentemente dallo scopo per cui una marca o un azienda vuole partecipare alla discussione online deve prendere in considerazione il perchè questo si a importante e soprattutto deve tener conto della possibilità che il messaggio potrebbe avere delle conseguenze inaspettate. Dal momento che parliamo di “conversazione” va da se pensare che non tutti la pensano come noi e che un piano di crisis management deve essere pronto prima ancora di una qualsiasi azione di buzz online.

A differenza dei messaggi pubblicitari nel web abbiamo la possibilità di monitorare in tempi molto più veloci e precisi cosa gli utenti pensano di noi e del prodotto. Il concetto per cui nel mondo UGC “l’importante è che se ne parli” mi sembra passato di moda, altrimenti questo contrasterebbe con tutto quello che è alla base della comunicazione e del marketing: andare in contro a chi ascolta e migliorare i processi. Se i blog e i social media sono sinonimo di User Generated Content, fondamentalmente sono sinonimo anche di UG Discontent. Se è vero che l’80% cerca informazioni online quando deve acquistare un prodotto, è anche vero che il 72% cerca informazioni sul servizio pre e post vendita di un prodotto prima di finalizzare un acquisto.

Data la crescita dei social media non dobbiamo però credere che una strategia marketing sia uguale per tutti i prodotti; dato il crescente numero di social media utilizzati il primo passo da intraprendere è forse quello del monitoraggio di dove i nostri clienti target dialogano principalmente, in modo da diminuire gli sforzi di comunicazione, cercando di non disperdere gli utenti nel mare delle applicazioni sociali.

Se è vero che un blog che si limita ad essere un sito vetrina è al pari di una brochure, anche una brand community che crede di poter arginare la discussione su Ning, non capisce che il dialogo è aperto a tutti. allo scopo di monitorare le conversazioni online nascono sempre più risorse interessanti che possono aiutare all’intento.

Sapere cosa gli utenti pensano,  sopratutto cosa vogliono e cosa si aspettano prima di concludere un acquisto è fondamentale per adattare la strategia marketing offline. Che il passaparola e i consigli degli amici influenzano tali processi è indubbiamente innegabile e lo confermano anche le ultime ricerche publicate su Ninjamarketing.

Nel prossimo post vediamo di parlare di qualche tools utile in merito.

Diventa sempre più impegnativo dimostrare l’utilità di un operazione di buzz marketing quando abbiamo pochi strumenti scientificamente testati per monitorare le attività di buzz o viral marketing. I social media si moltiplicano e il motto “l’importante è che se ne parli” non è sempre vero. Non voglio soffermarmi ora sui differenti strumenti a disposizione per monitorare una campagna, ma un nuovo progetto del CNRS di Parigi tenta un approccio visuale da adattare ai minisiti, video o quant’altro abbia uno scopo di passaparola nel web. Il suo nome è Happy flu e grazie ad un traking è possibile cartografare l’origine e lo sviluppo del buzz. Ovviamente può essere uno strumento in più, che non può prescindere da un analisi qualitativa dei messaggi correlati, del tipo di utente esposto al messaggio…Vi sono in oltre innumerevoli possibilità di passaparola attraverso social media come Twitter o Facebook dove il video non sarà per forza “embed” ma solo linkato. Provate ad adottarlo anche voi, il mio l’ho preso dal mio amico Quietglover


Avevo parlato della campagna buzz by Oxford per il suo prodotto Papershow. Questo è il 4° video molto divertente, incentrato sempre sulla difficoltà di avere l’attenzione dei nostri interlocutori in sede di riunione. Questa volta l’ “ergonomista” di turno ha inventato un metodo  rivoluzionario e alquanto sadico !

Dal blog del mio amico d’oltralpe Roycod sono venuto a conoscenza del nuovo video virale firmato Nike che continua la serie di video virali incentrati sul basketball, come l’impresa di Kobe Bryant. Il video attualmente è stato visto 6,823 volte ma è stato messo su YouTube solo pochi giorni fa, quindi mi aspetto un aumento di visite nei prossimi giorni che attesteranno l’effetto Buzz del video. Di questo tipo di video negli ultimi mesi ne abbiamo visti molti tra salti di piscine infestate di serpenti, acrobazie, lattine lanciate nei secchi nei modi più curiosi. A questo punto direi che sia ora che i cretivi del viral si disturbino a trovare qualcosa non ancora sperimentato e che si avvicini il più possibile ad uno scenario user generated e non ad un divertente, ma fine a stesso Fake. E’ si perchè di fake si tratta, come quello fatto per il video virale delle Pop-corn e come altri ne abbiamo visti fino ad oggi.

I viral video in questo modo presto tenderanno a creare una saturazione nella bloggosfera, riducendo pian piano l’interesse, soprattutto per due elementi che reputo centrali:

  • Punto di noia: l’effetto novità svanisce e gli utenti sanno quello che gli aspetta prima di vedere il video.
  • Effetto frustrazione: il fatto che molti di questi video sono dei fake prodotti grazie al montaggio video, tende a limitare la partecipazione degli utenti a emulare i protagonisti dei video e creare in questo modo un vero effetto virale (vedi Wii fit e le sue parodie). Resta cosi una possibilità per soli esperti del montaggio.

Giudicate un po voi il video e magari datemi il vostro parere.

Molti sanno quanto possono essere stressanti alcuni meeting o brainstorming, sopratutto a causa di presentazioni piene di geroglifici scritte incomprensibili  e un attenzione generale che diminuisce in funzione di questo. La società Oxford lancia un Buzz per il loro nuovo prodotto PaperShow che mira proprio a risovere con semplicità il problema delle presentazioni arcaiche come in questo video.

Si tratta di una speciale carta interattiva e di una penna elettronica collegata ad una chiavetta USB in grado di riprodurre su uno schermo i vostri appunti. Grazie ad una tecnologia tanto semplice che innovativa, potrete stupire e attirare l’attenzione nell’ambito dei brainstorming, dei meeting o perchè nell’ambito universitario. Grazie alla penna interattiva potrete cancellare, cambiare colore, e modificare le vostre presentazioni in Powerpoint. Per saperne di più vi basterà dare un occhiata a questo video o leggere cosa ne pensano gli utenti nel blog dedicato.

La parte interessante sono i video virali  che riproducono molto bene e in modo divertente alcune situazioni nello svolgimento delle riunioni. Il buzz è stato lanciato e  spero di poter provare molto presto questo prodotto quando sarà a breve disponibile in Italia, molto utile se usato insieme a qualche accorgimento come spiegato in un mio post ( come fare una presentazione in stile 2.0 ).

Per quanto riguarda il modello di business ottima idea quella di Oxford di creare una gamma di prodotti correlati tra loro e soprattutto con una tecnologia molto semplice da utilizzare e da adottare.

Sono da poche settimane passato dall’esperienza del marketing tradizionale a quella che è la mia passione, il marketing 2.0 se vogliamo utilizzare una buzz word che tanto viene usata nel web. Come project manager mi accorgo immediatamente qual’è il problema che principalmente è da trattare quando decidiamo di far capire alle aziende di cosa stiamo parlando e qual’è la nostra offerta. Mentre la mia presentazione è in piena costruzione, vi presento quella fatta da Andrea Febbraio in occasione del Forum della Comunicazione.

Cosa fare quando siamo una marca di un prodotto che gode di alcune problematiche sostanziali nel mercato di riferimento ?

  • Concorrenti diretti con forte immagine di marca e distribuzione
  • Concorrenti che vendono l’accessorio direttamente correlato al prodotto principale
  • Un prodotto che risente di alcuni fattori psicologici dei possibili acquirenti: percezione dell’utilità del prodotto, comportamenti del gruppo in cui è inserito.

Il video virale è stato creato dalla società CardoWireless per i suoi prodotti Bluetooth, giocando sul servizio principale che assolve questo genere di prodotti: la salute (sia per quando siamo alla guida che per la nocività degli apparecchi telefonici).  Il problema è che nulla è stato realmente dimostrato riguerdo i danni causati dalle onde dei telefoni portatili e incentrare il messaggio semplicemente su avvertimento avrebbe avuto scarsi risultati, al pari delle campagne tradizionali antifumo. Mi vengono in mente alcuni studi sulla psicologia degli atteggiamenti, molto utile al marketing e alla pubblicità, dove si sottolinea l’importanza del messaggio rivolto ai gruppi di riferimento più che alla mera ammonizione.

In questa campagna virale il messaggio era implicito al gioco/esperimeno che lo ha veicolato e una volta svelato il buzz, se pur prevedibile, mi ha abbastanza convinto.

More than 4 million people have watched our little videos since May 28, 2008. We are very happy to have made this contribution to an important international public debate.

Ovviamente non possiamo certo credere a tutto quello che ci viene proposto su internet.

Grazie a Roycod per il video

Ma fino a dove vi spingereste per fare un po di buzz ? Giovanny Gutierrez direttore di un agenzia di comunicazione a Miami ha da poco messo in linea su YouTube un video virale sulla Wii visto da più di 900.000 persone nel momento in cui vi scrivo. Piccola particolarità, la protagonista del video non è un attrice, ma semplicemente la sua ragazza che anche lei lavora nella comunicazione. Lauren ignara di tutto del video amatoriale girato  dal ragazzo, era inizialmente furiosa per l’accaduto, ma dato il successo ha rimoderato i termini.

Il fenomeno è diventato virale, avendo avuto diritto anche alle sue parodie.

Nintendo che non è un cliente dell’agenzia Tinsley, della quale Giovanny è direttore, ha visto il video passare ai vertici delle classifiche Digg e anche alla TV.

Piccola costatazione: Direi che dalla parte di un direttore della comunicazione nulla viene fatto per caso, e data l’importanza dell’identità digitale soprattutto quando si ricoprono dei posti importanti, qualcosa mi fa pensare ad un azione voluta e pensata. Che stia nascendo dalla parte delle agenzie un nuovo modo di ottenere nuovi clienti ? Fatto sta che se volete provare a fare la stessa cosa, sappiate che l’idea deve essere molto buona e innovativa, pena perderci la faccia.

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