Una campagna Intesa Sanpaolo che prende in cosiderazione la forza del web e dei social media in particolare, nel generare conversazioni a valore aggiunto.

Il Progetto:
PerFiducia 2.0 è un progetto artistico per promuovere la speranza in tempo di crisi,un progetto ambizioso, che attraverso il cinema vuole raccontare i valori positivi che animano e fanno crescere l’Italia. Tre cortometraggi firmati da Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino, tre storie che raccontano la solidarietà, il coraggio, il senso del dovere e la capacità di sacrificio.
La parte parte più interessante è il gioco che consente a chiunque di raccontare una storia avvalendosi dei personaggi messi a disposizione. Chiunque può partecipare in un ottica di condivisione e UGCreativity.
Dal Co-branding al co-storytelling:
Ancora è molto difficile per una banca lanciarsi a piedi pari su un progetto a 360° nei social media, proprio per il DNA proprio di questo genere di aziende, ma che possono avvalersi di altri strumenti per apportare un messaggio più interessante agli utenti. Non pochi sono gli esempi di video creati per il web o advertgame.
Intesa Sanpaolo ha deciso quindi di sostenere questo progetto, molto vicino ai valori che una banca deve cercar di far passare in questo momento. In un ottica di co-storytelling nei progetti che un brand dovrebbe sostenere, devono essere compresi degli spazi di conversazione e di dibattito (non per ultimi argomenti che riguardano l’eco-sostenibilità). Diverso da un semplice co-branding dove esiste solo un associazione di valori correlato al prodotto.
Esiste anche un account Twitter e la possibilità di loggarsi attravero facebook e twitter. Avrei aggiunto solo la possibilità di strumenti di condivisione sociali delle storie da parte degli utenti non iscritti come: send via twitter, facebook ecc. Un bel progetto!
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Cercando qualche commento online su H&M, visto che uno dei miei negozi preferiti di qualche anno fa mi è sembrato stesse perdendo in qualità, mi sono imbattuto in alcune riflessioni particolarmente interessanti di . Non so se sono io che cresco o anche la stessa esperienza d’acquiso all’interno dei suoi punti vendita è sempre più negativa per quanto mi riguarda, a differenza di Zara pur posizionandosi su un prezzo simile a H&M.
Immagino che soprattutto in momenti di recessione dei brand come questi abbiano comunque un giusto mix tra prezzo e tendenza agli occhi del consumatore. Il concetto è quello di imitare i grandi marchi riproponendo un concept più sportswear/fashion. Su un post di Gregory ho trovato alcune informazioni sull’evoluzione sia di H&M che di Adidas in piena campagna Originals.
Tuttavia la diversificazione per brand come H&M e Adidas è piuttosto limitata, in quanto sarebbero poco credibili se volessero andare verso il luxury dall’oggi al domani, anche migliorando la fattura dei prodotti. Ma ecco qui che marchi di alta gamma come Yoshi Yamamoto vengono in soccorso di Adidas con la linea Y-3 in partenariato con il brand delle tre strisce. Mentre nella gamma medio alta troviamo Adidas SLVR (il brand nnon viene messo in valore), differenziandosi comunque dalla gamma Originals. H&M si affida alla linea COS nel gioco del co-branding.
Ma perchè degli stilisti dovrebbero “abbassarsi” a tanto?
Se ci pensiamo bene, se pur due marchi di qualità non sono realtà che respirano di aria propria e poter raggiungere un mecato più ampio senza rovinare il nome del brand fa gola anche agli stilisti più creativi. Soprattutto grazie ad una distribuzione ampia come quella di H&M o gli Adidas Store.
In questo modo il co-branding rende possibile la nascita di una nuova marca, unendo il know how di due realtà opposte, che diventano complementari.
Ma ora una domanda:
Quando questo tipo di co-branding è puramente strategico e quando vuole portare innovazione ? In qualche modo il rischio è di utilizzare il co-marketing semplicemente per creare un po’ di rumore su topic come la moda e il design, per mantenere alta la percezione del marchio senza un concreto miglioramento della gamma principale.
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In questa pubblicità Renault mette in evidenza il nuovo partenariato con Playstation PSP con lo slogan <<Drive or Play>>. Le nuove macchine in questa versione sono accompagnate da una PSP, console portatile di casa Sony.
Sinceramente l’immagine descrive in modo evidente il messaggio e al tempo stesso non mette in ombra la macchina rispetto all’accessorio. La scelta di un volto in stile videogame di terza generazione e i due prodotti in secondo piano rispetto a questo, permettono di parlere dell’offerta senza compromettere l’immagine del brand auto. Giocare con la psicologia del cliente è ovviamente una delle prerogative di ogni campagna, ma qui appare molto evidente come Renault vuole focalizzarsi su un pubblico sempre più orientato all’Hi-tech. Il videogioco non è più solo per gli adolescenti ma anche per chi è nell’età di passaggio tra questa e l’età adulta…e perchè no anche i “grandi” giocano. Il co-branding tra due prodotti apparentemente senza nessun collegamento tra loro, risulta essre sempre una buona strategia per il posizionamento del brand.
Voi cosa ne pensate, avreste giocato più sulla multimedialità del prodotto (GPS, musica mp3 in auto, ecc.)?
Immagine via VLAN!
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