Come possiamo parlare di marketing 2.0 se continuiamo ad utilizzare i vecchi approcci con i consumatori(non amo questa parola, ma ci siamo capiti) ? Se i social media sono diventati un luogo di conversazione molto importante da considerare per le aziende, questo non significa che possiamo utilizzare i vecchi approcci di interruption marketing e considerare questi luoghi di scambio di opinioni come un immenso supermercato.

Il marketing conversazionale non è una questione di tecnologia, ma di approccio e di comportamento (behavior) delle marche nei confronti delle persone, nell’obbiettivo di apportare un valore aggiunto a diversi livelli: facilitare la vita, entertainement experience, facilitare la scelta negli acquisti. Non basta certo una pagina su facebook per creare un empatia con gli utenti: non diventiamo certo amici di un prodotto, ma  di tutto quello che un prodotto ci racconta grazie al suo universo (story telling).

“The future of marketing is about doing things with and for people” : un social media strategist, o un community manager, dovrebbero essere in prima linea per comprendere i comportamenti della community con l’obbiettivo di connettere marche e consumatori.

Un azienda ha la possibilità di mostrare la propria personalità, solo se è in grado di utilizzare i codici d’interazione del web. Tanto più che ormai se l’esperienze sono vissute online o offline, doesn’t metter!

  • Connecting
  • Collaborating
  • Consuming
  • Sharing
  • Creating

Ascoltate per prima cosa (monitorare i comportamenti e le conversazioni sul vostro brand)! Se volete veramente far parlare  del vostro prodotto, date qualcosa d’interessante di cui parlare e discutere.

Questa presentazione di Paul Isakson riassume e aggiunge qualche utile considerazione, vi invito anche a dare un occhiata ad una mia presentazione che avevo preparato quasi un anno fa.

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Da un ultima ricerca pubblicata su eMarketer risulta ancora una volta l’influenza che hanno gli articoli dove viene citato un brand, sull’acquisizione di nuovi clienti.

Secondo questo studio di ARAnet non bisogna considerare solo blog, forum e social network, ma anche gli articoli su siti specializzati (news, articoli, test di prodotto).

I giovani tra i 18-24 anni sono quelli che più sono recettivi alle citazioni di un brand all’interno di un articolo o nel caso specifico di un blog o altro media sociale. Tra fascinazione e detestazione delle marche questa generazione è particolarmente attenta alle relazioni che un brand è in grado di creare con loro. Uno dei motivi per cui l’interesse verso un prodotto è maggiore quando il messaggio avviene in un contesto di empatia con chi lo espone (ma su questo argomento mi piacerebbe tornarci a breve).

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Immediate Future ha pubblicato un report sui top brands in social media. Vi invito veramente a dargli un po’ di attenzione perchè sembra uno dei più interessanti report degli ultimi mesi.

Dando uno sguardo alle percentuali possiamo renderci conto come sia il mercato dei prodotti di consumo elettronico che detiene la percentuale maggiore con il 18 % della conversazione. Bevande e alimentari sono al secondo posto con il 16 %, mentre al terzo posto le industrie automotive (13 %) e servizi finanziari (12%).

D’accordo con Sandrine Plasseraud, avendo anche io lavorato per qualche tempo nel marketing automotive, mi stupisce quanto stia crescendo la conversazione online di questo settore fino ad ora meno propenso alla comunicazione web.

La paura maggiore per i grandi brand e l’utilizzo dell’online PR sembra essere ancora una volta la paura di creare delle conseguenze non volute e non controllabili nel caso di una conversazione negativa sul prdotto.

Grazie ad un analisi della comunicazione online già presente nei social media le marche e le imprese potranno facilmente rendersi conto che in realtà la conversazione è iniziata con loro o senza di loro. La possibilità di monitorare e riportare tramite un grafico il grado di negatività e positività delle conversazioni permette di poter reagire di consegueza ed in modo pro-attivo.

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