Advertisement: In questo post non troverete nessuna fantastica novità di marketing, ma solo qualche considerazione sociografica, come amerebbe definirle Facebook.

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Come saprete Facebook ha recentemente trasformato la possibilità di diventare fan di una pagina (che sia di un brand o meno), da “became a fan” a “I like” (Mi piace).

Un esercizio linguistico, che dovrebbe allegerire lo sforzo cognitivo da parte degli utenti di far parte della community di una pagina tematica. Essere fan di qualcosa signfica essere particolarmente amanti di un determinato brand o tematica, mentre un solo argomento che potrebbe interessarci, perché condiviso da un nostro contatto, potrebbe portarci più semplicemente a cliccare su “Mi piace”.

“Introducing the Like button. Starting today people will be able to connect with your Page by clicking “Like” rather than “Become a Fan.” We hope this action will feel much more lightweight, and that it will increase the number of connections made across the site.”

Questa modifica puramente semantica, in realtà al momento non cambierà nulla per le aziende che gestiscono un loro profilo corporate, poiché la promessa di aumentare gli utenti presenti in una pagina, è per ora semplicemente virtuale e da dimostrare nei prossimi mesi. Quella di Facebook rimane una promessa, basata su una supposizione.

Mi immagino il problema che invece avrà causato nelle riunioni, che si sono tenute in questi gioni nelle varie aziende per parlare di social media:

- “Dobbiamo aumentare i fan della nostra pagina!!”

- “Mi scusi ma ora non esistono più i fan!”

- “E ora come divolo li chiamiamo?!!?” 0_O

…Likers?

Direi di non chiederselo semplicemente, poiché le relazioni restano quelle indipendetemente se siamo sposati o conviviamo.

Per Facebook sarà semplicemente un passo in più per sviluppare il suo Social Graph, in grado di targettizzare gli utenti in base ai propri interessi micro e macro (social data).

Che fine fanno i veri Fan?

Visto che parliamo di implicazioni cognitive, che fine fanno i veri Fan del brand? Se lo scopo è quello di dare una migliore esperienza per gli utenti, Facebook dimentica una delle possibilità più innovative all’inizio di quello che fù il Web 2.0: dei riconoscimenti di status. Più un utente interagisce con una pagina e più dovrebbe accrescere il proprio status, fino ad essere un “Fan” della stessa.

Il prossimo step per Facebook è quello di dare la possibilità agli utenti di creare delle pagine non ufficiali, riguardanti brand, persone o interessi, che avranno il nome di “Community Pages”. Sapranno queste pagine autoregolamentarsi come i Furum, o saranno un cestino per le conversazioni?

13 com

IKEA ha lanciato una campagna che con una semplice idea di interazione, ha generato una buona dose di partecipazione da parte degli utenti.

malmo store

Non si tratta di una campagna corporate, ma di un azione intrapresa per l’apertura di un nuovo store a Malmo. Invece di utilizzare i più classici metodi di pubblicità (soprattutto dato il target geograficamente omogeneo), IKEA è andata direttamente dalle persone per coinvolgerli a creare un effetto passaparola.


YouTube Direkt

Dopo aver creato un account per il Malmo Store (attenzione: con una persona fisica e non una fanpage), è stato domandato agli utenti di taggare, le foto dei prodotti Ikea, con il proprio nome. I primi a taggare di volta in volta gli oggetti, lo avrebbero ricevuto gratis.

il risultato: centinaia e centinaia di utenti hanno ritrovato le immagini sul proprio lifestream di facebook, scatenando un effetto virale per IKEA, con un buon grado di engagement attivo.

5 com

Nel settore automotive si sa, esistono i fan (che non comprerebbero altra auto infuori del brand che adorano), quelli che scelgono la qualità prezzo, quelli che si fanno convincere che è l’auto per loro. Scherzi a parte, girando nelle community online, possiamo notare come siano una fonte inesauribile di consigli, critiche e opinioni, dato che stiamo parlando di un oggetto pratico e allo stesso tempo tcnologico, dove il design è soggettivo e basta poco per fare di essa il brutto e il cattivo tempo a seconda di chi la guarda.

Immagine 32

Audi ha pensato bene di utilizzare i propri evangelisti sulla fan page di Facebook (circa 300,000) chiedendo loro di partecipare alla concezione dell’evoluzione delle auto Audi del 2030 nella competizione del Los Angeles Motor Show.

‘How will your car play a role in keeping you connected to your digital world in the future?’

Questa è una delle domande che viene posta ai fan, oltre che la condivisione delle anteprime del concept creato dal team di designers.

L’iniziativa è ovviamente stata creata con obbiettivo di aumentare l’engagement partecipativo dei consumatori, anche se stiamo parlando di un progetto che avrà termine nel 2030. Questo nella realtà dei fatti assicura alla casa automobilistica una retroattività che avra scarzo impatto negativo in futuro, se le richieste fatte non verranno esaudite (quanti di voi si ricorderanno cosa avevate chiesto 20 anni prima in una fan page di facebook?), ma un buon impatto nell’immediato.

Ma se non vogliamo essere scettici, è un modo per creare interesse e conversazioni sul brand Audi, soprattutto se queste vengono orientati verso una visione Car as a Lifestyle object (fatemi passare questa frase). Spero tuttavia che l’iniziativa interessi tutti gli appassionati presenti nei vari social media, come twitter o forum community.

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