Abbiamo parlato più volte di come gli strumenti di micro-blogging si stiano affacciando nel panorama della condivisione di informazioni, e di come lentamente stiano diventando dei micro-motori di ricerca sulle opinioni degli utenti. Proprio per questo Twitter ha puntato molto, nel suo ultimo restiling, a posizionarsi come un vero e proprio social conversation search.
Il motore di ricerca Microsoft Bing ha già integrato le conversazioni su twitter e friendfeed nei risultati, ma Google tenta di rimanere il più importante motore di ricerca proponendo qualcosa di più innovativo.
Oltra ai risultati provenienti dai social network, Google propone un algoritmo in grado di mettere in avanti i post della propria cerchia di amici. Come sappiamo, per quanto riguarda le decisioni di acqusto, siamo influenzati molto di più dalle opinioni dei nostri amici, la differenza tra online influence e offline è sempre più sottile.
La possibilità di scegliere anche tra forum, social e periodo di tempo, permetterà una personalizzazione della ricerca, sempre più basata sull’influenza digitale.
Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare più che mai di micro-blogging e in particolare di Twitter. L’iteresse per gli strumenti di life-streaming, come anche FriendFeed, Tumblr, Postereus, hanno interessato non solo i blogger, ma anche le aziende e brand che provano a sfruttare questi canali come strumento di marketing.
Molti blogger si sono giustamente avvicinati al micro-blogging, in qualche occasione hanno ridimensionato il tempo dedicato al loro blog per concentrarsi sulle micro-conversazioni. Il web, sempre più come un organsmo vivente, evolve il suo ecosistema e in qualche modo non assomiglia più ad una linea parallela alla vita reale, ma sempre di più a due line che in diverse fasi si incontrano e sovrappongono.
Come dimostra questo grafico sull’evoluzione delle social media technologies, c’è una fase di picco, che deve trasformarsi in mainstream adoption per far si che una tecnologia sia socialmente accettata come rivoluzione. Nel caso del micro-blogging siamo nel “Peack of expectation”.
Come nella vita reale, fatta di di micro-interazioni, abbiamo la possibilità di intergire tra persone con semplicità istantanea, con concetti che si possono ampliare nel corso della conversazione. Mentre con un blog il carico “intellettuale” richiesto deve essere immediato, completo e personale (per la stesura ad esempio di un post come questo), nel caso di friendfeed o twitter abbiamo la possibilità di condividere parte di un nostro punto di vista in modo più semplice e istantaneo.
La società diventa immediata, se consideriamo alla velocità con cui cambiano i trend, il poco tempo che dedichiamo ad ogni azione che facciamo nella giornata e la velocità del ciclo di vita delle informazioni. Le conversazioni che nascono sui microbloging hanno una valenza nel momento in cui viene condivisa e valida fino a che la conversazione non è terminata. Questo non significa che abbia meno valore, visto che rimane nel nostro patrimonio personale. Non dobbiamo dimenticare che grazie al sistema stesso con cui è concepito twitter possiamo creare una vera e propria cummunity ( rapporto tra followers e following), dove una conversazione può coinvolgere un numero molto più alto di persone nello stesso momento e prendere forme diverse da quella con cui l’abbiamo iniziata.
Gli stessi Feed RSS sembrano essere una soluzione meno evoluta, rispetto a seguire le proprie news preferite direttamente su twitter, se pensiamo anche alle potenzialità del social search i nostri feed diventano ricercabili per aree tematiche, anziche per singolo online newpaper o blog.
Evviva il blog!
Attenzione i blog non sono morti! I microblogging per esistere hanno sempre bisogno di qualcosa di cui discutere, le conversazioni che invece nascono nei microblogging hanno in alcuni casi bisogno di analisi più approfondite. I blog sono allora uno strumento più vivo che mai che fanno ancora parte dell’ecositema del web e delle interazioni, lo strumento che più valorizza il nostro punto di vista dando meno adito al fraintendimento, sono una delle fonti di cui gli stessi strumenti di miscroblogging si alimentano.
Le micro interazioni stanno diventando sempre più presenti nella vita quotidiana degli utenti, come i blog hanno rivoluzionato le interazioni qualche hanno fa, strumenti come twitter, friendfeed o i live-streaming media sono parte del presente futuro della comunicazione peer-to-peer.
Come David Armano spiega con questa stupenda presentazione e come ho sempre cercato di affrontare gli argomenti trattati qui circa blog e social network, non sono le tecnologie il punto su cui focalizzarsi, ma i cosa le persone fanno con esse.
I nostri bisogni sono praticamente sempre gli stessi, ma le tecnologie influenzano i nostri comportamenti. Le micro-interazioni fanno parte dell’ecosistema delle web interaction e riproducono molto da vicino le interazioni che avvengono anche nell’offline.
In ultimo, ma non per importanza la partecipazione e la produzione di contenuti vengono da persone e queste non sono un optional.
Aspettavo questo momento, il brand Pepsi non poteva certo restare in disparte a guardare gioie e dolori del nuovo posizionamento Coca-Cola dopo il lancio della Coca Zero.
Il re-branding Pepsi è stato in parte fedele alla tradizione, ma daltra parte di rottura rispetto alle stesse regole della nascita di un marchio. La “rinascita” in questo caso ha dato alla luce tre nuovi loghi, (facendo sorgere qualche domanda ai più ) ma che in realtà si differenziano solo per alcune particolarità. Così come Coca-Cola, Pepsi dispone di tre prodrotti che si posizionano in modo più o meno trasversale per venire incontro ai gusti dei suoi consumatori.
Il logo differente, caratterizza il differente carattere delle bevande Max, Diet e Original rafforzando il marchio che data l’anno 1893. Oltre al colore è la parte bianca a cambiare, formando un sorriso dal più piccolo al più grande (ma perchè chi è a dieta sorride di meno ? ). Fatto sta che l’evoluzione è sostanziale e fa viaggiare il brand dallo statuto di gamma di prodotto, a quello di marca, per arriva oggi a provare il posizionamento di una griffe differenziata (un modo per evitare la cannibalizzazione di uno dei tre prodotti? Coca-cola Zero insegna).
Ma come dice Valeria Maltoniil logo è un simbolo, ma è il tuo prodotto che può diventare un social object. In questa semplice frase si racchiudono molte delle teorie di approccio al marketing conversazionale, dove è fondamentale valorizzare i promotori del tuo brand e gestire la reputazione con i possibili detrattori.
PepsiCo. ha deciso di scatenare il passaparola e soprattutto di raccontare la sua storia a coloro che non la conoscono o che forse hanno bisono di una rinfrescata alla memoria (scusate il gioco di parole ). Quale miglior modo di creare una room su FriendFeed (strumento che più di tutti si sta dimostrando adatto a ricevere feedback). Ciò che mi ha più stupito è che oltre ai già 319 iscritti, le discussioni sono ricchi di interventi con foto uploadate su Flickr, video e link a post sui blog.
Per raccontare il nuovo restyling Pepsi si è appoggiata su un importante community di blogger marketing USA a cui sono stati inviati i tre prodotti. Le persone che partecipano come guest raccontano le proprie storie, ed è qui che bisognerebbe pensare alle parole di Seth: “your brand is not your logo. Part of your brand is the stories it evokes in the minds of the people who have reason to come together because of it. Uncover the stories, make it about them, not you. That’s how you re-connect”.
Possiamo quindi decidere un immagine che vorremmo veicolare, ma tutto il resto è fatto di storie ed evocazioni sul prodotto, cosa che rende obbligatoria la trasparenza. Non puoi essere quello che non sei!
PS Sarà un caso che il logo assomiglia ad un altro simbolo che ha fatto notizia nelle ultime settimane? Chi indovina a cosa sto pensando?