Ikea in Olanda ha creato un catalogo interamente concepito con le foto dei clienti che hanno acquistato quei prodotti. Un esempio di crowdsourcing consumer generated che mette al centro dell’azienda il consumatore, uno dei punti forti del posizionamento di IKEA a mio avviso.
Uno dei punti deboli è invece la difficoltà di riprodurre alcune combinazioni di design che vediamo nel catalogo o esposte nei punti vendita IKEA. Molto spesso quando portiamo a casa alcuni acquisti potrebbe nascere una certa frustrazione nel momento in cui non corrispondesse alle nostre asettative.
Sul blog del mio amico d’oltralpe Roycod ho trovato questa notizia molto interessante su un attuale campagna di IKEA. Quello che più ha di interessante è il fatto che non sappiamo su cosa sarà effettivamente annunciato da IKEA nei prossimi giorni, e cos’è l’oggetto della campagna.
Pensandoci la bellezza di 1-2 secondi, vedrei difficile montare un auto nel nostro garage con i libretti di istruzione IKEA, cosa si nasconde allora dietro l’auto?
Il nome Leko che viene dato all’auto, risuona in francese un po’ come l’Eco…l’ecologica. Un bel gioco tra pronuncia francese (che tende ad abbreviare più di noi) e la scritta simil nordica come ci ha abituato Ikea nella scelta dei suoi prodotti. Ma per quanto ecologgica, vedo difficile WWF essere partner di un costruttore auto.
Da una piccola ricerca sempre di johann risulta esistere un sito ancora non accessibile di co-vettura IKEA, che fa come minimo aumentare i sospetti verso un nuovo servizio di car sharing o come in USA ,si tratta di un servizio bus dedicato al trasporto verso i centri di vendita. Cosa ancora più strana un commento di un utente segnala che tale sito è dello stesso proprietario di saab-biopower.fr.
Indipendentemente da tutto il buzz in rete comincia a farsi sentire anche qui in Italia. Ma può l’advertising tradizionale stimolare il buzz anche in rete?
La risposta a mio parere è si in alcuni casi. Si può creare nel momento in cui si parla della pubblicità in se, come ad esempio una pubblicità basata sul divertimento o quando una frase diventa parte del vocabolario di una determinata comunità; in altri casi quando sono gli stessi brand a domandare agli utenti di creare la propria pubblicità.
In questo caso è un prodotto che crea rottura con le aspettative che abbiamo dell’azienda, un prodotto esotico di cui non conosciamo la natura, creando commenti e domande non tanto sul prodotto, quanto sull’azienda.
I clienti potranno dormire in camere preparate appositamente dove nulla è stato lasciato al caso, compresa la sala per la colazione, tutto a 129 euro.
Come molti hanno già fatto o sognerebbero di fare in un hotel di lusso, portarsi a casa l’accapatoio o qualche altro oggetto della stanza d’albergo come ricordo è un classico. Tanto che Frode Ullebust, porta parola della società, ha assicurato che i clienti potranno portare con se le coperte come souvenir.
Cosa ne penso…
Far vivere al cliente il prodotto non può che essere un vantaggio per la marca, giocando in più su un buon effetto Buzz. Ikea in particolare come ho avuto modo di mostrare in altre occasioni sul blog ha concentrato le forze sul marketing esperienziale con una buona dose di guerilla.
In un epoca in cui fare acquisti diventa sempre più faticoso e il cliente vuole spendere meno tempo possibile per l’atto d’acquisto, quale miglior modo di coccolarlo che fargli vivere un esperienza divertente.
Come Confucio diceva: “Dimmelo e lo dimenticherò immediatamente, fammelo vedere e lo ricorderò per qualche tempo, fammelo vivere e non potro mai dimenticarlo”. Ikea deve aver letto questa frase per ispirare il suo showroom mobile. In realtà è un idea semplice, ma efficace per l’apertura di un nuovo centro. Se riesce a trasformare in un ambiente conviviale e alla moda un vagone metropolitano, figuriamoci con una stanza. Questo più o meno può essere il messaggio, ma soprattutto un tipo di guerilla marketing che avrei piacere di vedere più spesso per le strade della mia città.