GAP, ratailer fashion americano presente in tutto il mondo dal 1969, ha deciso qualche settimana fa di rinnovare la sua immagine attraverso l’adozione di un nuovo logo più contemporaneo e moderno. Quello che è accaduto, in seguito alla condivisione del nuovo logo nei social media, merita una riflessione per approfondire la tematica della co-creazione di cui ho parlato qui.

Il nuovo logo GAP ha preso in considerazione dei fattori esterni ai suoi consumatori, basandosi essenzialmente su un trend comune a tutti i brand: la contemporaneità e la modernità. Il risultato è  stato disastroso con centinaia di messaggi su twitter e facebook contro il nuovo logo da parte dei consumatori.

GAP ha deciso di rimediare a l’errore cercando di coinvolgere gli utenti nella creazione del design del nuovo logo. Questo intento di crowdsourcing tuttavia non è servito a nulla visto che vari progetti User-Generated si erano gia sviluppati: un fake logo contest, una parodia attraverso un account twitter e un sito per creare il tuo logo.

via Mashable

Gli errori di GAP

Come ho detto sopra l’errore principale è stato quello di voler rispondere al mercato e non hai propri consumatori. Oltre ad un risultato piuttosto scadente da parte dell’agenzia, le conversazioni online dimostrano che nessuno riusciva a rispecchiarsi nella nuova identità dl brand.

Cosa ci ha guadagnato GAP dalla vicenda

Il brand ha la possibilità di comprendere il bisogno di conoscere la propria comunità, opportunità molto più grande di un community management basato solamente su una strategia di contenuto. Questa crisi deve poter trasformare delle opinioni in innovazione, soprattutto in questo caso in termini di rapporto con gli utenti e di processi interni.

Coinvolgere gli utenti non significa lasciar decidere a loro, ma stimolare delle risposte e opinioni a volore aggiunto per rispondere più velocemente e in modo più efficace al mercato, integrando i feedback diretamente alla comunicazione, marketing e R&S.

La crisi Gap non è grave da dover riflettere troppo su come uscirne, piuttosta su come uscirne in modo da poterne trarre giovamento per il futuro.

6 com

Un Report molto interessante  è stato rilasciato da PSFK, soprattutto per i parametri utilizzati per valutare il successo di una marca.

Non stiamo parlando di quote di mercato, né tanto meno dell’awareness della quale godono agli occhi dei consumatori alcune aziende. Dei key learning che confermano quanto i brand dovrebbero fare attenzione, a diversi aspetti in grado di apportare valore alle persone e  migliorare effettivamente la vita dei consumatori.

Imagination, innovation, environmental responsibility e social consciousness.

Considerando questi punti, i prodotti che rientrano nella top 10, sono dei brand innovativi non per la capacità di stimolare i bisogni aspirazionali o di status, ma per essere dei prodotti innovativi in grado di modellare la vita sociale delle persone in modo responsabile.

Paradossalmente troviamo qualche brand che non ha sempre goduto di una buona reputazione sotto questo punto di vista. Nike ad esempio ha via via migliorato la propria reputazione, investendo su materiali reciclabilie e creando un vero valore aggiunto, oltre il semplice claim “Just do it”.

I brand hanno l’opportunità di creare nuove esperienze, grazie al coinvolgimento delle persone e l’utilizzo di applicazioni mobile o grazie al social web.

Good Brands Report 2010

View more documents from PSFK.

Dieci storie che rende essenziale riflettere sull’importanza dello story-telling, delle conversazioni e del concetto di community.

Prendete spunto da queste 10 storie di business o domandatevi se il vostro brand risponde in modo positivo a questi key point:

1. Constant innovation and experimentation

2. Re-imagine the world

3. Create the game you want to play

4. Live your brand & teach others about it

5. Build value By sharing Knowledge

6. Align around good

7. React daily

8. Rather than a product to purchase, provide a mentality to buy

9. Present products as stories

10. Partner with Likeminded brands to create improved products & services

one

Non potevo mancare di fare un post sull’iPhone 3G appena uscito e presentato al Keynote lunedì da Steve Jobs. Al di la dell’evoluzione tecnologica che lascio discutere ad altri blog vorrei fare un resoconto generale dell’impatto che ha avuto nel mercato teclogico.

Mentre molti saranno stati con gli occhi di fuori a guardare le nuove caratteristiche iPhone, l’occhio mi è scappato verso le strategie comunicative che direttamente o indirettamente Mr Apple ha scatenato intorno ad un telefono. La cifra di affari Apple è passata da 7 miliardi di dollari nel 1997 a 24 miliardi nel 2007, grazie ad una scalata senza fine iniziata nel 2001 con l’iPod.

Me <<Mi sembra giusto per qualcuno che ha inventato dei prodotti tecnologici come questi>>

Myself <<Guarda che non ha inventato proprio nulla>>

Me <<E allora come ha fatto ?>>

Il concetto di innovazione è al centro delle discussioni di molte imprese che faticano in questo periodo a sviluppare delle idee vincenti. Apple una volta di più ci dimostra “innovazione” non significa per forza invenzione tecnologica, ma può voler dire “la stessa cosa ma a modo mio”. Innovazione per Steve Jobs significa anche creatività a partire dalla produzione e produrre un gioiellino che avrebbe fatto parlare di se a 360 gradi a partire dalla sua concezione. Il mondo dell’automobile è stato invaso per primo dall’onda iPhone/iTouch producendo le prime automobili interamente predisposte ad accogliere il melafonino: Renault, Fiat, Volvo e Mercedes sono state le prime.

IPhone ha toccato il marketing e le sue prospettive in termini di social media marketing e community mobile. Immaginate di entrare all’interno di un barcamp ed essere avvisati della presenza di vostri amici su Facebook, immaginate di essere ad una serata geek e avere tutte le informazini disponibili grazie a dei widget virali che avete aggiunto al votro telefono. Anche a livello di viral marketing mobile ne vedremo delle belle andando verso un media mix in termini di social marketing.

Della strategia di prezzo di Steve ne avevo già parlato, ma trovo ancora più importante precisare che il prodotto non si vende da solo nel 2008, dove i bisogni primari sono stati soddisfatti già da un bel po’; allora Apple ce li crea i bisogni o forse li risveglia. Marketing mobile, distributori, start-up, geek tutti sono interessati all’iPhone e alle possibilità sviluppabili. Steve Jobs si mette nei panni del consumatore, ma soprattutto credo che ha saputo vedere lontano grazie ad un buon social media management.

Qauli sono le cose che più mi hanno colpito nel management di Jobs?

  1. Il concetto “To be steved” ovvero essere licenziato in tronco dopo un intervista sul rendimento del lavoro fatta in qualsiasi momento, anche nell’ascensore
  2. Per chi ancora non avesse idea di cosa sia una presentazione all’americana dia uno sguardo alle presentazioni Apple.
  3. Steve percepisce uno stipendio di 1 dollaro simbolico, tutto il resto proviene dallo stock a sua disposizione.
  4. Ogni momento è buono per creare un simbolo tribale apple: un esempio sono i vestiti neri (e solo neri) di Steve Jobs.

Cosa mi aspetto ?

Non mi aspetto che Apple rimanga il re incontrastato ma che si crei un mercato che sfrutti e integri il social marketing e il marketing diretto in modo creativo grazie anche ad altri follower come Android che promettono un grande avvenire in questo senso.

Tutto per mostrarvi la nuova pubblicità per l’iPhone

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