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27
ott
Utilizzare i social media per un azienda richiede sempre di più un lavoro sui processi interni, prima ancora di lavorare sulle strategie e le tattiche esterne. Lavorando su alcuni progetti B2B2C mi rendo sempre più conto come possano essere decisivi i collaboratori interni per generare conversazioni, condividere knowledge e trasformare le interazioni sociali in innovazione.
Il problema oggi è duplice per le aziende: da una parte il bisogno di dimostrare il proprio know-how all’esterno, dall’altro dover gestire le marche personali che i media sociali contribuiscono a creare tra i portavoce dell’azienda. Uno dei casi da ricordare è stata la decisione da parte della Forrester di “vietare” ai propri dipendenti la possibilità di avere un blog personale, dopo la partenza di uno dei più conosciuti consultant.
Tutto considerato la storia ci insegna che vietare l’utilizzo dei social media non risolve il problema, non pochi sono stati i casi di crisi reputazionali causate diretamente dei dipendenti.
Pochi giorni fa è stato il caso per il Washington Post di dover vietare ufficialmente l’utilizzo di twitter da parte dei suoi giornalisti per rispondere alle critiche dei dipendenti, così come i loro conti personali a seguito di alcune accuse ricevute online.
Educare e non vietare
Diventa a questo punto una priorità educare prima di dover vietare, prima ancora di aprirci all’esterno attraverso degli spazi conversazionali. Un esempio ci viene proprio dal The Guardian che ha creato una vera e propria guidelines per i suoi giornalisti, messa a disposizione di tutti in tutta trasparenza.
Un altro esempio ci viene da Ford in USA, ma questo non significa solamente mettere nero su bianco delle regole quanto piuttosto creare una cultura interna sia per quanto riguarda le conversazioni corporate in uscita, sia per quelle conversazioni provenienti dagli utenti, che l’azienda dovrebbe trasformare in innovazione.
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