Probabilmente molti di voi non conosceranno il caso Desirs D’avenir e il sito internet dell’ associazione di Ségolène Royal (leader in lotta per le precedenti presidenziali in Francia).

Circa un mese fà qualche commento incredulo vagava su twitter, nel momento in cui qualche utente è capitato su un sito dall’aria un po’ fuori dal tempo, quasi intrappolato a metà degli anni ‘90, dal titolo evocativo che potremmo comparare ad uno Yes We Can francese.

segolene

Inizialmente nessuno a creduto che tutto ciò stesse accadendo realmente nell’epoca del web 2.0, fino a quando Libération non ha pubblicato un articolo generando quasi 200 commenti.

Dai social network la notizia è stata ripresa dai media tradizionali, e L’Express ha pubblicato un intervista sul prezzo pagato per creare il sito di oltre 40.000 euro.

L’aggravante ha generato un bad buzz gigantesco nei social media, con una crescita esponenziale di post, commenti su twitter e parodie create dagli utenti come questa con Hitler e questa. Per curiosità sono andato a vedere il picco generato dalle conversazioni grazie ad UberVu.

Immagine 40

Ségolène non è realmente entrata nel mood delle conversazioni, reagendo in difesa, accusando gli untenti di essere una Lobby internet, piutosto che in prospettiva di migliorare la propria community.

Il moltiplicarsi delle parodie ha rigenerato il bad buzz iniziale, soprattutto con un fake video in lingua inglese, apparentemente  preso da una trasmissione sulla  BBC.


YouTube Direkt

La  comunicazione personale, nell’epoca delle social media conversation, deve tener conto delle strategie proprie di un brand e un piano in caso di crisi. In questo caso la stessa concezione del sito che si rivolge ad una community, senza però consentire un interazione tra utenti diretta, è un  sintomo di un approccio fuori dal tempo della comunicazione web-sociale. Questo è stato confermato nel momento di crisi, in cui non ha utilizzato i canali messi a disposizione per ribaltare a suo favore l’accaduto. Il suo stesso conto su Twitter ha continuato ad essere distaccato dal caso #Desirsdavenir.

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Grazie (o per colpa) dei social network, in particolare  facebook, siamo sempre più esposti alle opinioni che gli altri si creano su di noi. Abbiamo discusso non poche volte su quanto sia importante la propria e-reputation anche qui.

petra-samsung

Quanti di voi fanno attenzione a quali foto divulgare su facebook, sopratutto se il vostro boss è li ad ascoltarvi? Samsung coglie l’occasione per posizionare la sua ultima fotocamera digitale ST550 nell’universo del fotoritocco, in pieno stile modelle con photoshop.

Per questo ha creato con con The Viral Factory, una nuova campagna Youtube  interattiva, che mostra come possiamo migliorare il modo di fare le nostre foto da utilizzare nei profili dei social network grazie al “potere della presa d’angolo”.


YouTube Direkt

In questo caso è da tenere in considerazione l’esposizione ai contenuti generati dal brand, in particolare grazie ai video correlati tra loro, che per i colpi di scena spingono a visionarli uno dopo l’altro.

Una probabile pecca nella campagna: Se da una parte è facilmente apprezzabile l’insieme di questa campagna, in quanto Samsung si spinge a dare maggiore importanza al bisogno correlato da soddisfare, piuttosto che al prodotto stesso.

Daltra parte avrei visto bene proseguire questa idea in un modo più partecipativo. Ad esempio su Twitter, condividendo link utili e tips per migliorare le proprie foto da utilizzare per la propria identità digitale.

Non dimentichiamo che una buona reputazione non significa mostrare quello che non siamo, aspettative troppo alte possono creare un effetto boomerang. Sicuramente c’è qualcuno che non è d’accordo con l’effetto copertina che tutti cercano di dare nelle foto di Facebook :-)

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Avrei voluto scrivere le “Regole d’oro” del Personal Branding su twitter, ma la verità è che come in tutte le cose non esiste una realtà univoca, ma solo  dei punti di vista che consentono di fare delle considerazioni.

Se Twitter si sta espandendo in termini di nuovi utenti che n fanno uso, questo non significa che tutti lo utilizzeranno a scopi lavorativi o per crearsi un identità di marca, ma in ogni caso sarebbe sempre meglio non dimenticarsi che stiamo parlando di uno strumento di comunicazione visibile a tutti (o quasi).

Nel caso di una strategia sui social media del tipo conversazionale, la decisione da prendere è quella di farla gestire direttamente dal top management, oppure delegarla ad un dipartimento specifico, in questo caso siamo noi il top manager di noi stessi.

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Ho affrontato altre volte qui l’importanza del Personal Branding ereputazione (anche qui e qui )nel web sia per quanto riguarda le sue potenzialità, che per quanto riguarda i rischi di omologazione per mancata presa di posizione.

Fermo restando che dietro una strategia di Personal Branding deve esserci un backgroung reale e non interamente incentrato sui social media, vediamo alcune considerazioni applicabbili nello specifico a Twitter:

- Essere unici: è importante differenziarsi dagli altri, questo significa specializzarsi sulla condivisione di informazioni o opinioni su argomento in cui siamo preparati e far risaltare cosa ci differenzia dagli altri, mettendo la nostra capacità di relazionarci e il nostro modo di essere.

- Avere una linea di posizionamento personale: soprattutto se utiliziamo twitter in concomitanza di un blog di settore, è importante avere una linea di conersazionale che sia coerente con dei contenuti utili alla nostra community di follower.

- Attenzione a non essere egocentrici: non deve diventare un servizio di spam dei propri contenuti o della di autoreferenzialismo, piuttosto è importante dosare la condivisione di link personali, contenuti di terzi e proprie considerazioni. In quanto persone possiamo/dobbiamo condividere anche pregi e difetti della nostra personalità e delle nostre passioni o esperienze. Questo articolo di e-Marketer pone proprio questa domanda: update status = self promotion ?

Un comportamente completamente mainstream uccide la stessa natura del networking, perciò create un rapporo di fiducia con la vostra community e apprendete da loro, rispondete.

- Conversation e non spettegolare: Twitter si presta bene per dare inpulso alle conversazioni restando chiari sulle proprie prese di posizione.  Esprimere un opinione è ben diverso di affermare qualcosa, soprattutto se stiamo diffamendo qualcuno o ancora peggio se inerente al nostro attuale lavoro. Un esempio qui. Tanto più che nelle conversazioni mediate, si è soggetti a malintesi.

- Twitter come work search: intendo non tanto la ricerca di lavoro quanto un mezzo di social search in grado di tenerci aggiornati sull’universo legato al nostro lavoro, in grado di renderci proattivi e stimolati nel condividere il nostro punto di vista. Dalla parte di un possibile datore di lavoro Twitter diventa un vero e proprio motore di ricerca su di Noi.

- Avere uno stile: nessuna marca di lusso si assomiglia, per questo bisognerebbe avere uno stile che appassioni e che sia indentificabile con il vostro personal branding. Curate anche lo stile della vostra homepage dando un tocco personale.

Per concludere curare il proprio branding non significa avere più contatti possibili o una sorta di di social media star, ma creare un prolungamento delle competenze sui social media in grado di interessare utenti di qualità, interessati ad esempio alle vostre stesse tematiche.

Altri post sul personal branding.

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Presto in UK Twitter, blogging e wikipedia potrebbero essere presenti nel programma di studio fin dalle scuole primarie. Se i media sociali sono utili mezzi di comunicazione, in grado di consegnare nelle mani dell’uomo un potere di libertà di espressione, daltro canto potrebbero diventare una sorta di digital divide 2.0. Aspetto a questo punto anche il punto di vista di Catepol,  che se non sbaglio oltre ad essere un insegnante è anche un esperta di e-learning e apprendimento.

Molte ricerche affermano che la generazione Y è una generazione sempre connessa, ma è piuttosto difficile sapere in quale percentuale saranno utilizzati gli strumenti come twitter dalla maggiorparte delle persone  da qui a qualche anno (non è detto che twiter si divulghi come gli attuali strumenti di chat). Lo stiamo vedendo già con Facebook come la maggiorparte delle persone utilizza i social media come semplici strumenti di divertimento, mentre strumenti molto più utili a livello mediatico come twitter o i blog, restano al momento nelle mani di un elite.

Per questo trovo interessante un approccio fin da subito verso un corretto utilizzo dei nuovi strumenti 2.0, come ad esempio wikipedia, che potrebbe aumentare in questo modo quell’1% di creators nella prossima generazione.

Soprattutto comunicare su internet è come comunicare offline, questo pressuppone che non vadano trascurate le affermazioni o le nostre azioni, per far in modo che vengano risaltati soprattutto le nostre potenzialità, e non semplicemente lo spirito del “cazzeggio”.

Nell’ambito lavorativo, quello che diciamo su internet, fa di noi sempre di più un brand dove conta più la nostra reputazione che la nostra immagine. I social media diventano un modo per promuovere se stessi.

Tra gli altri post che vi ho segnalato qui, vi sconsiglio di sfogliare un ottima presentazione in questo post, ma per rafforzare questo punto di vista vi lascio sfogliare anche questa.

via The Guardian

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Sreenivisan, preside di Nuovi Media alla Columbia University ha analizzato con estrema precisione la strategia e il ruolo fondamentale che hanno avuto i Social Media, nel far di Obama il nuovo presidente degli USA.

La campagna si è svolta su più fronti (qualche esempio qui), utilizzando un più ampio media mix: croudsourcing, social media, messaggistica elettronica e per le strade direttamente con le persone. E’ riuscito ad aumentare la fiducia degli elettori facendoli partecipare, la gente poteva agire in prima persona, condividendo video divertenti ad esempio.

Anche questa volta, a dimostrazione del fatto che i Social Media sono uno strumento che se tecnologicamente siamo proiettati verso il futuro, culturalmente è un ritorno al bisogno dell’uomo di sentirsi parte di un gruppo e coinvolto in uno scopo comune.

Utilizzare Facebook non è solo una moda, ma è scendere in piazza dove le persone stanno parlando di noi. Il professore della Columbia lo sottolinea con queste parole:

Ogni elezione deve incorporare le tecnologie del momento. Per comunicare con i miei studenti nel ‘95 avevo una strategia di mailing, nel ‘98 sul web e adesso su Facebook. Obama l’ha capito.

Al tempo di Internet un prodotto, sia esso un candidato o un nuovo gusto CocaCola, deve essere dentro una “conversazione”. Deve poter essere segnalato ad altre persone e raccomandato. Il sovraccarico di informazioni in cui viviamo (vi invito a dare un occhiata alla bellisima presentazione di Gregory Pouy su questo tema), mi fido molto di più del giudizio degli amici che di quello di sconosciuti professionisti (alcune teorie di sociologia dei media sono da rivedere?).

I consumatori e i clienti affezionati vogliono essere valorizzati, la scelta di annunciare, in anteprima sms i sostenitori, della scelta del vicepresidente Biden. Una strategia che oltre ad aver valorizzato i supporters, ha creato una base dati impressionante riutilizzabile in altre occasioni.

YouTube è stato un’altro dei canali più utilizzati nella campagna presidenziale, dove gli utenti più cercano informazioni durante il lavoro. Tutte le notizie i comunicati e gli spostamenti, sono stati inoltre divulgati con strumenti come Twitter, Linkedin ha toccato coloro che cercavano aspirazioni personali più alte (e probabilmente un occasione in più per incontrare partner strategici).

In questa analisi credo che sia evidente il ruolo centrale delle persone in una strategia mkt sia essa per un prodotto, che per la promozione personale. Cosa fanno le persone ? Dove parlano di noi e dei nostri prodotti ? Dove cercano informazioni ? Credo siano queste alcune delle domande da porsi, indipendentemente dalle tecnologie che in pochi anni hanno vistro delle trasformazioni vertiginose.

Se vi siete interessati minimante a questo post, non potete non leggere una più accurata analisi di Seth Godin, di cui vi lascio una breve frase sull’importanza di una community in un ottica tribale:

Marketing is tribal. Karl Rove and others before him were known for cultivating the ‘base’. This was shorthand for a tribe of people with shared interests and vision (it included a number of conservatives and evangelicals). George W. Bush was able to get elected twice by embracing the base, by connecting them, by being one of them.

Chi sa se fino a quattro anni fa avremmo detto: Social media? Yes We can!

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L’uso che gli utenti fanno dei social media è per la maggior parte di tipo entertainement, meno di tipo professionale. A tutti è capitato di essere taggati o trovare foto di serate brave senza aver dato il nostro consenso. Come ho analizzato attraverso varie testimonianze, Noi siamo il nostro miglio Brand e come tale è importante considerare i pro e i contro di alcune affermazioni o attidudini che circolano sul nostro conto sul web.

In un gruppo su Facebook, 13 dipendenti della Virgin Atlantic hanno discusso circa alcune problematiche sulla sicurezza di alcuni aerei, oltre che offendendo i passeggeri della compagnia aerea. Questo scherzo gli è costato il posto di lavoro, per il semplice fatto di aver messo in cattiva luce la reputazione e l’immagine dell’azienda. Può capitare di parlare male della nostra azienda al bar, ma farlo sul web significa farlo publicamente.Vi domandate mai se quello che scrivete online può influire sulla vostra carriera lavorativa?

Per saperne di più sulla reputazione personale online vi invito a leggere un precedente post qui.

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Continuando la mia ricerca sul tema e il rapporto tra Brand image e Personal Branding mi sono imbattuto su uncune riflessioni molto interessanti che a mio parere vale la pena considerare. Anche nel recruiting online le imprese si spostano verso gli strumenti di social networking, soprattutto per quanto riguarda agenzie di comunicazione e marketing, dando maggiore importanza ad una corretta gestione delle identità digitali. Così come per brand e aziende comunicare l’immagine personale (data dall’insieme delle sue componenti) è fondamentale e bisogna stare attenti a ciò che si posta e si dice online.

Alcuni esperti consigliano di essere positivi perchè nel momento di una possibile assunzione (fonte) e nel rapporto con nuovi clienti, Google potrebbe dire su di voi cose molto più dettagliate di un CV.  Criticare, andare contro altre opinioni sarebbe fortemente sconsigliato. Ma a questo punto il Web 2.0 si ridurrebbe alla presenza di fini esperti delle RP, cosa che distrugerebbe la filosofia stessa dei social network.

Ovviamene gestire le proprie identità personali non può ridursi a non prendere dei rischi e sfruttare solo le situazioni di autoreferenziamento. Come per un brand management imporre un posizionamento e differenziarsi da altre marche o prodotti significa in qualche modo prendere dei rischi, ma vanno presi inteligentemente ed in modo trasparente (forse molto più difficile che limitarsi a criticare o non farlo per niente).

Personal Branding nelle campagne elettorali : Grazie all’acquisto di parole chiavi per il referenziamento, nel caso specifico della campagna elettorale negli USA, i candidati si sono spinti fino a decidere quali argomenti mettere in avanti dopo una ricerca su Goolge del loro nome. La reazione di McCain alla campagna elettorale di Obama è stata attuata da un agenzia che ha mirato principalmente a questo, puntando sulla massima visibilità di articoli e di un video dove lo stesso possibile vicepresidente di Obama, parla male del candidato democratico.

Quanto è importante per i brand conoscere l’impatto delle discussioni online ? Quanto lo è per noi stessi gestire la propria identità tutto restando coerente con la propria personalità?

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Per la nuova conferenza “Brand U.0″ che si terrà negli USA, David Armano ha postato questa interessante presentazione. Il concetto riprende un aspetto del brand molto simile alle persone. Se partiamo dalla considerazione che i brand costruiscono il loro posizionamento grazie a quello che dicono, fanno, rendendoli speciali e unici. La costruzione del sé di un brand avviene quindi grazie alla sua interazione con le persone che esprimo delle sensazioni nei suoi confronti.

I portavoce dei brand erano e sono spesso le celebrity, che a loro volta sono un Brand, grazie all’interazione possibile nel web i testimonial di prodotto sono le stesse persone. Di conseguenza la creazione, le regole di creazione di immagine del brand valgono anche per noi. Il “Personal Branding” diventa fondamentale non solo per l’interazione tra utenti, ma per gli stessi rapporti di lavoro e per il recruiting.

La soglia che può portare un Brand all’inferno è sottile, ma gestibile grazie ad una comunicazione genuina e non fake da parte delle aziende.

Brand “U.0″

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L’ uso dei social media si concentra sempre di più verso il social media marketing, la fidelizzazione alla marca o il monitoraggio dei bisogni dei clienti verso un prodotto. Ma quale marca ci stà più a cuore ? Io direi noi stessi, ed è questa la tesi portata avanti in questo articolo di RedWriteWeb, circa l’ importanza per gli studenti di utilizzare nel miglior modo i canali della rete sociale sul web.

Il concetto di identità digitale va dunque affrontato in prospettiva della vita professionale dei futuri diplomati, utilizzando i social media in modo professionale. Facebook, che prima era per tutti, blogger o no ora deve essere utilizzato come strumento ulteriore della nostra identità digitale. LinkedIn ovviamente è fondamentale ai fini dei rapporti di lavoro futuri.

Il personal Branding:

Il personal branding significa comprendere che abbiamo un immagine pubblica e sei su google devi trattarti come una marca. Blog, profili nei social network, reputation management, sono solo alcune delle identità digitali da monitorare.

Quali tappe seguire?

Compra un dominio con il tuo nome, usa un blog, leggi altri blog e commenta, usa facebook e linkedIn.

ecco le slide:

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