GoViral, agenzia specializzata nel seeding di video virali, ha pensato di poter rispondere ad una crescente domanda di mercato da parte delle aziende. Per cavalcare l’onda dei video advertainment molto spesso il problema principale è quello di avere il video che funziona, per generare un esposizione organica realmente virale.

viraltest

In questo esperimento “Viral Test”, GoViral propone di utilizzare una creatività già pronta, mettendola a disposizione in ottica opt-in ai brand che volessero veder comparire il proprio logo all’interno del video.

Siamo veramente nel dominio del product placement, dove la creatività potrebbe essere completamente dissociata dal brand, molto più vicino ai branded content utilizzati nei video game, come ha già sperimentato Obama per la campagna alle presidenziali.

Non posso certamente fare un reale riscontro del successo di tle operazione, appena partita, ma leggendo un po’ in giro anche nella blogosfera italiana, altri blogger la pensano un po’ come me (kawakumi ad esempio). La domanda è: Quali sono a questo punto gli obbiettivi ? La mera esposizione?  Quali criteri per il successo di una campagna ?

Sinceramente non mi convince per alcuni motivi, soprattutto legati al brending e ad una domanda che mi pongo, probabilmente perchè non conosco bene il business model. I video verranno condivisi con altri brand ? Il video potrà essere riutilizzato da altri brand per assicurare un economia di scala di ogni video?In entrambi i casi ll’obbiettivo di legame tra utenti e brand sarebbe compromesso.

Proprio come il titolo del post il gioco è quello di proporre un video probabilmente di successo, ma forse fuori dal contesto del brand. Purtroppo non vedrete nessun treno in questo post :-D !

Il video è comunque divertente…so enjoy !


YouTube Direkt

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Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare più che mai di micro-blogging e in  particolare di Twitter. L’iteresse per gli strumenti di life-streaming, come anche FriendFeed, Tumblr, Postereus, hanno interessato non solo i blogger, ma anche le aziende e brand che provano a sfruttare questi canali come strumento di marketing.

Molti blogger si sono giustamente avvicinati al micro-blogging, in qualche occasione hanno ridimensionato il tempo dedicato al loro blog per concentrarsi sulle micro-conversazioniIl web, sempre più come un organsmo vivente, evolve il suo ecosistema e in qualche modo non assomiglia più ad una linea parallela alla vita reale, ma sempre di più a due line che in diverse fasi si incontrano e sovrappongono.

Come dimostra questo grafico sull’evoluzione delle social media technologies, c’è una fase di picco, che deve trasformarsi in mainstream adoption per far si che una tecnologia sia socialmente accettata come rivoluzione. Nel caso del micro-blogging siamo nel “Peack of expectation”.

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Come nella vita reale, fatta di di micro-interazioni, abbiamo la possibilità di intergire tra persone con semplicità istantanea, con concetti che si possono ampliare nel corso della conversazione. Mentre con un blog il carico “intellettuale” richiesto deve essere immediato, completo e personale (per la stesura ad esempio di un post come questo), nel caso di friendfeed o twitter abbiamo la possibilità di condividere parte di un nostro punto di vista  in modo più semplice e istantaneo.

La società diventa immediata, se consideriamo alla velocità con cui cambiano i trend, il poco tempo che dedichiamo ad ogni azione che facciamo nella giornata e la velocità del ciclo di vita delle informazioni. Le conversazioni che nascono sui microbloging hanno una valenza nel momento in cui viene condivisa e valida fino a che la conversazione non è terminata. Questo non significa che abbia meno valore, visto che rimane nel nostro patrimonio personale. Non dobbiamo dimenticare che grazie al sistema stesso con cui è concepito twitter possiamo creare una vera e propria cummunity ( rapporto tra followers e following), dove una conversazione può coinvolgere un numero molto più alto di persone nello stesso momento e prendere forme diverse da quella con cui l’abbiamo iniziata.

Gli stessi Feed RSS sembrano essere una soluzione meno evoluta, rispetto a seguire le proprie news preferite direttamente su twitter, se pensiamo anche alle potenzialità del social search i nostri feed diventano ricercabili per aree tematiche, anziche per singolo online newpaper o blog.

Evviva il blog!

Attenzione i blog non sono morti! I microblogging per esistere hanno sempre bisogno di qualcosa di cui discutere, le conversazioni che invece nascono nei microblogging hanno in alcuni casi bisogno di analisi più approfondite. I blog sono allora uno strumento più vivo che mai che fanno ancora parte dell’ecositema del web e delle interazioni, lo strumento che più valorizza il nostro punto di vista dando meno adito al fraintendimento,  sono una delle fonti di cui gli stessi strumenti di miscroblogging si alimentano.

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Grazie (o per colpa) dei social network, in particolare  facebook, siamo sempre più esposti alle opinioni che gli altri si creano su di noi. Abbiamo discusso non poche volte su quanto sia importante la propria e-reputation anche qui.

petra-samsung

Quanti di voi fanno attenzione a quali foto divulgare su facebook, sopratutto se il vostro boss è li ad ascoltarvi? Samsung coglie l’occasione per posizionare la sua ultima fotocamera digitale ST550 nell’universo del fotoritocco, in pieno stile modelle con photoshop.

Per questo ha creato con con The Viral Factory, una nuova campagna Youtube  interattiva, che mostra come possiamo migliorare il modo di fare le nostre foto da utilizzare nei profili dei social network grazie al “potere della presa d’angolo”.


YouTube Direkt

In questo caso è da tenere in considerazione l’esposizione ai contenuti generati dal brand, in particolare grazie ai video correlati tra loro, che per i colpi di scena spingono a visionarli uno dopo l’altro.

Una probabile pecca nella campagna: Se da una parte è facilmente apprezzabile l’insieme di questa campagna, in quanto Samsung si spinge a dare maggiore importanza al bisogno correlato da soddisfare, piuttosto che al prodotto stesso.

Daltra parte avrei visto bene proseguire questa idea in un modo più partecipativo. Ad esempio su Twitter, condividendo link utili e tips per migliorare le proprie foto da utilizzare per la propria identità digitale.

Non dimentichiamo che una buona reputazione non significa mostrare quello che non siamo, aspettative troppo alte possono creare un effetto boomerang. Sicuramente c’è qualcuno che non è d’accordo con l’effetto copertina che tutti cercano di dare nelle foto di Facebook :-)

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Questo progetto a cui sto collaborando nasce in Francia  e mira ad espandersi in tutto il mondo, l’idea è talmente interessante che a mio parere ha le potenzialità per coinvolgere più persone possibili.

Statemi a sentire bene :-) !

I social media non sono solo marketing, CRM, buzz, viral… sono strumenti che hanno in qualche modo rivoluzionato la vita di molte persone oltre che il rapporto tra consumatori (persone) e brand.

Come per molte tecnologie che diventano parte della vita quotidiana, dimentichiamo il valore che questi apportano nel semplificarci la vita, nel darci la possibilità di esprimere noi stessi, o semplicemente nel consentirci di trovare nuove passioni o forme di intrattenimento. Vi siete mai fermati a pensare ai singoli eventi della vostra giornata che avete vissuto grazie ai social media?

Così come con un diario personale potremmo ricordarci di cosa stiamo vivendo, soprattutto possiamo condividerlo con il resto del mondo. Allora se siete dei blogger, scrivete su twitter o friendfeed, avete la possibilità di raccontare la vostra social storia aggiungendo #webcream o condividendola nel gruppo di discussione qui.

You’re a blogger, a writer, a twitterer, an online citizen?

You have a story to share with the whole world that can illustrate the impact of social media/web on your daily life?

Do it now and use #WebCream to identify your post, and discover other citizens all over the world.

At the end, we could consolidate in a single book/document all your stories.

So do it now!

Che ne pensate? Possiamo migliorare il progetto e se volete potete postare qui le vostre idee.

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Una delle presentazioni che più hanno fatto il giro della blosfera un anno fa, torna con qualche considerazione in più. Non si trata di un how-to, ma di una vera e propria evangelizzazione del social web e delle sue potenzialità per i brand.

- Se il tuo prodotto fa schifo, i social media non risolveranno nulla. Ma se è la tua Customer Service a fare pena, i social media possono fare al caso tuo.

- Se il word-of-mouth attorno al tuo prodotto non ha successo, i social media posso essere d’aiuto. Social media is like word-of-mouth ON STEROIDS. Aggiungerei: attenzione a non abusarne :-) !

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Pepsi rinnova l’avventura marketing sui micro-blogging, questa volta sperimentando uno dei modi con cui può essere utilizzato twitter integrandolo alla comunicazione tradizionale.

Per il lancio della nuova Pepsi Raw sono state distribuite circa 1.4m lattine in UK, dove sulla stessa lattina i consumatori vengono invitati a seguire l’account @PepsiRaw su Twitter per dare il loro punto di vista sul prodotto.

Per il momento solo 350 follower, ma l’iterazione sembra aver preso piede ricevendo consigli diretti da parte delle persone che hanno provato il prodotto. Da notare che stiao parlando non di una semplice cola, ma la prima diet cola Pepsi con un posizionamento molto vicino alla Coca Zero.

immagine via

The company said “what has become clear is that consumers are open to conversation – any negative tweets are promptly responded to and often end up becoming positive interactions”.

Some Twitter examples include: “I tried it today, it was different, different is good :-) , I enjoyed!” and “Mixed opinions. It’s nice and light. The after taste is too metallic for my likings. Quite refreshing overall. Verdict: 7/10.”

Oltre a twitter anche una fan page su Facebook con 1.314 fan. Indipendentemente dal successo della campagna Pepsi si apre alle conversazioni, cosa non facile per un prodotto della grande distribuzione. Bisogna considerare il fatto che oltre ai social network che sicuramente creano rumore per il successo di cui godono, le persone continuano a parlare su spazi 1.0 come nelle forum community…staranno monitorando anche li?

Se nonlo avete letto vi ricordo la campagna Pepsi su friendfeed per il lancio del nuovo logo.

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Le strategie di marketing 2.0 si fanno sempre più complesse e diversificate nell’approccio e nella scelta delle differenti possibilità messe a disposizione dai social network.

Creare una community attorno al proprio brand è sempre stato uno degli obbiettivi del marketing prima ancora dei social media, ma se per alcuni brand come Apple o Harley Davidson gli appassionati hanno da sempre autogenerato contenuti in grado rafforzare la loro appartenenza, per altri brand c’è bisogno di strategie creative in grado di risvegliare il bisogno di appartenenza.

Qualche tempo fa avevo parlato della community Ferrero, non basata sul prodotto ma su bisogni correlati e al posizionamento del brand (la convivialità della famiglia e prodotti sani). Le ferrovie francesi hanno lanciato il proprio social network “REZO” rivolto soprattutto ai giovani, potenzialmente meno propensi a predere il TGV. Anche qui non si tratta di appassionare le persone al brand, ma di sfruttare le loro emozioni e il bisogno di creare nuove amicizie durante il tragitto (condividere anche opinioni su ristoranti, locali ecc.).

Questi sono esempi recenti, anche se uno dei primi è stato quello di Nutella nel 2004, non esauriscono le modalità con cui un brand può animare la propria community di fun. Gli utenti già creano delle tribù di appassionati grazie a forum o semplici relazioni strette attraverso i social network, dove i brand farebbero meglio ad ascoltare e prestargli attenzione.

Ora anche Lavazza invese sul suo proprio social network, probabilmente in risposta al posizionamento di Nespresso, sempre più rivolto a veri intenditori di caffè e di design.

Quali sono gli obbiettivi ?

  • Crowdsourcing: permette di creare un valore aggiunto grazie al coinvilgimento degli utenti nella concezione stessa del prodotto (concezione marketing, della comunicazione o del prodotto stesso).
  • CRM: grazie agli strumenti di social media marketing si ha la possibilità di aumentare la prossimità dela brand al consumatore. Gli stessi tools sono ingrado di divulgare fuori dalla community le conversazioni, con un effetto virale.
  • Brand community: convogliare verso un unico ambiente fan del brand in modo da centralizzare gli sforzi di comunicazione. Gli stessi utenti sono dei possibili advocacy verso l’esterno per attirare nuovi utenti.
  • Lancio di un nuovo prodotto: in questo caso non iteressa solamente brand affermati ma anche start-up che possono attirare una comunità di interesse già esistente. Come nel caso di Seesmic che ha creato una community di beta tester costantemente aggiornata sulle sue evoluzioni, via blog, mail e twitter. Grazie al fenomeno “share to a friend” un gruppo minimo di close friend possono generare molte più micro interazioni

In ultimo, lo scopo è quello di creare un rapporto più che mai di vicinanza con i consumatori, dando rilievo all’immagine del brand (etica, sociale, esclusività ecc.). La possibilità è di animare e stimolare le conversazioni e monitorare la reputazione dell’azienda rispetto all’imagine voluta.

Ma le online community riescono a mantenere saldo l’iteresse?

Il problema nasce quando le community si basano essenzialmente sul prodotto e non su un bisogno o interesse ad esso correlato. Soprattutto per i brand del largo consumo, se questi non sono sufficentemente emblematici e con valore aggiunto, una community 2.0 potrebbe risultare uno sforzo vano. Dare

Nel “Il Mulino che vorrei” lo scopo è quello di rendere partecipi gli utenti grazie al concetto del crowdsourcing, mi domando se passato il momento di gradimento della novità 2.0 riesca a mantenere elevato l’interesse degli utenti.

Per essere sufficentemente animata deve poter avere dei membri-leader e un community manager in grado di assicurare un contatto personalizzato con gli utenti a seconda del loro engagement con la community.

Qual’è il vostro punto di vista inerente alle community?

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In questa presentazione di David Alston di Radian6 possiamo ritrovare in modo sintetico alcuni punti fondamentali da prendere in considerazione. La stessa presentazione non si basa sulla tecnologia, ma proprio sugli obbiettivi e le considerazioni strategiche di comunicazione e di marketing del brand.

Exuberance: il numero mensile di conversazioni su micro-blogging e blog attorno al brand

Attention span: il numero di volte che un post è stato re-twittato o commentato

Resonance: il totale delle conversazioni attorno ad un idea (anche se non viene nominato il brand)

Reverberation: numero di inbound linking alle discussioni

Potential: comparare il numero mensile di bisogni dichiarati relazionandolo alle revenue

Infatuation: lo score dei relativi inbound e outbound link e tweet tra differenti fonti, in modo da poter calcolare la rilevanza del rumore generato.

Repetition: quanto una stessa fonte parla ripetutamente del brand nell’arco di un periodo di tempo

Activation: il numero di nuove fonti che hanno condiviso commenti positivi

Conversation: il numero di conversazioni attivate rispetto ai competitor

Engagement: numero di commenti ripetuti

Per andare più avanti, avevo fatto qualche considerazione in altri post qui e nella seconda e terza parte.

via

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Una bella presentazione su come la propagazione del passaparola attorno ad un prodotto o servizio e la sua adozione nasca in principal modo dalle interazioni dirette con esso. Le interazioni devono essere seduttive, dando la possibilità di acquisire un esperienza diretta e prolungata con il brand, già dal primo contatto.

Il successo del proprio business model deve essere conseguente al raggiungimento degli obbiettivi dei propri utenti/consumatori.

L’interazione con il brand deve dare la possibilità di cambiare o influenzare i risultati, deve poter dare voce alle persone che interagiscono con il prodotto.

Trovo anche molto interessante come sia proprio la rimedizione della vita quotidiana nelle community online a risultare vincente. Le interazioni possono essere stimlate se esiste uno scopo comune:

  • esperienza sensoriale
  • punti
  • livelli
  • sfide personali appropriate

Ne avevo già sintetizzato alcune particolarità psicologiche per quanto riguarda le online social community, su questa breve presentazione.

Il prodotto deve comunque rispettare le aspettative, il successo è correlato anche all’abilità di ridurre i difetti di usabiltà.

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Da un ultima ricerca pubblicata su eMarketer risulta ancora una volta l’influenza che hanno gli articoli dove viene citato un brand, sull’acquisizione di nuovi clienti.

Secondo questo studio di ARAnet non bisogna considerare solo blog, forum e social network, ma anche gli articoli su siti specializzati (news, articoli, test di prodotto).

I giovani tra i 18-24 anni sono quelli che più sono recettivi alle citazioni di un brand all’interno di un articolo o nel caso specifico di un blog o altro media sociale. Tra fascinazione e detestazione delle marche questa generazione è particolarmente attenta alle relazioni che un brand è in grado di creare con loro. Uno dei motivi per cui l’interesse verso un prodotto è maggiore quando il messaggio avviene in un contesto di empatia con chi lo espone (ma su questo argomento mi piacerebbe tornarci a breve).

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