Un interessante post di LaFra mette in evidenza come le aziende e le agenzie cercano di approcciare in differenti modalità (tattiche) i blogger. Quello di cui sono sempre più convinto è che prima di coinvolgere gli utenti (le persone) o quelli che posssiamo considerare influencer, una marca dovrebbe considerare la possibilità di creare entusiasmo e ispirare le persone.

Avere uno storytelling non significa solo creare un idea creativa che funzioni nel breve termine, significa analizzare e sfruttare la personalità dell’azienda al fine di comunicare all’interno e all’esterno di essa in un modo unico. Raccomandare un prodotto o un brand oggi diventa un impegno per un consumatore, significa in qualche modo aderire alla vision della marca, gli utenti si pongono come dei “curator” in grado di aiutare altre persone nella scelta.

Se le marche hanno sempre più il ruolo di “social entertainement” devono poter veicolare il proprio capitale di marca via dei contenuti unici e di valore. Raccontare una storia (storytelling) significa allo stesso tempo connettere razionale e irrazionale, per questo dobbiamo pensare che le storie della nostra marca non provengono da un ufficio creativo o dal dipartimento marketing, ma dalle conversazioni dei nostri impiegati, degli stakeholder, dai consumatori, gli utenti e dalla stampa.

Vi lascio con questa interessante presentazione:

1. Condividere e generare corporate storytelling deve essere una possibilità  per creare valore

2. Stimolare e comprendere chi sono i vostri veri fan

3. Premiare i vostri fan

4. Ispirare le persone a co-creare il futuro del vostro storytelling

none

L’ 8 marzo (giorno della festa della donna in Italia), partirà un progetto 2.0 dedicato alla moda e soprattutto alle donne. Per il momento il teaser sfrutta Twitter e Facebook per un interessante storytelling riassunto nei 3 video presenti nel sito.

Immagine 1

Nessuna informazione in più al rigurado, ma immagino si traterà di una nuova community dedicata non solo al lusso, ma a progetti creativi in grado di valorizzare i partecipanti della comunità.

Per viralizzare il teaser gli utenti sono invitati a sfidare i propri amici su facebook o i propri follower su twitter, completando un equazione: “woman +   enter your word = ?”

Le equazioni proposte dai video sono:

  • Woman + Creativity = ?
  • Woman + Community = ?
  • Woman + Connectivity = ?

Qual’è la vostra equazione ?

Il punto di forza dello storytelling è sicuramente il tema che mette in valore la figura della Donna e il Web.

3 com

Una campagna Intesa Sanpaolo che prende in cosiderazione la forza del web e dei social media in particolare, nel generare conversazioni a valore aggiunto.

Immagine 26

Il Progetto:

PerFiducia 2.0 è un progetto artistico per promuovere la speranza in tempo di crisi,un progetto ambizioso, che attraverso il cinema vuole raccontare i valori positivi che animano e fanno crescere l’Italia. Tre cortometraggi firmati da Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino, tre storie che raccontano la solidarietà, il coraggio, il senso del dovere e la capacità di sacrificio.

La parte parte più interessante è il gioco che consente a chiunque di raccontare una storia avvalendosi dei personaggi messi a disposizione. Chiunque può partecipare in un ottica di condivisione e UGCreativity.


Dal Co-branding al co-storytelling:

Ancora è molto difficile per una banca lanciarsi a piedi pari su un progetto a 360° nei social media, proprio per il DNA proprio di questo genere di aziende, ma che possono avvalersi di altri strumenti per apportare un messaggio più interessante agli utenti. Non pochi sono gli esempi di video creati per il web o advertgame.

Intesa Sanpaolo ha deciso quindi di sostenere questo progetto, molto vicino ai valori che una banca deve cercar di far passare in questo momento. In un ottica di co-storytelling nei progetti che un brand dovrebbe sostenere, devono essere compresi degli spazi di conversazione e di dibattito (non per ultimi argomenti che riguardano l’eco-sostenibilità). Diverso da un semplice co-branding dove esiste solo un associazione di valori correlato al prodotto.

Esiste anche un account Twitter e la possibilità di loggarsi attravero facebook e twitter. Avrei aggiunto solo la possibilità di strumenti di condivisione sociali delle storie da parte degli utenti non iscritti come: send via twitter, facebook ecc. Un bel progetto!

none

storytelling-book

L’advertising e il social media marketing sempre di più hanno qualcosa in comune a mio parere, o almeno dovrebbero averlo. Se da un lato la pubblicità viene continuamente accusata di essere falsa e divulgare informazioni astratte, dall’altra viviamo un momento in cui i social media veicolano quantità enormi di informazioni, qualche volta difficili da seguire puntualmente.

Le aziende non si rivolgono solo ai consumatori, ma ad un gruppo variegato di attori, come ai suoi collaboratori, gli influenzatori d’opinione e ai media di settore. Diventa importante quindi saper gestire differenti modi di comunicazione, stimolando in qualche modo l’intelletto dei suoi spettatori.

Quale importaza ha lo storytelling oggi ? Informare non basta più, nemmeno nei social media dove gli utenti richiedono trasparenza da parte delle aziende, per fidelizzare bisogna sedurre.

Se alcune volte lo storytelling è insito nel prodotto, molto spesso stà alla creatività e all’arte di saper raccontare una storia attorno all’universo del brand, che determina le scelte del consumatore.  Come nella vita di tutti i giorni quando raccontiamo un fatto, ci serviamo di aneddoti o similitudini che rendono i discorsi meno astratti.

Nel social media marketing, che  sia fatto attraverso Facebook o twitter, attraverso blogger o community, l‘aspetto conversazionale non deve perdere di vista l’aspetto emozionale del brand. Se da una parte l’azienda ora può avere un volto, dall’altra parte deve emozionare. Per questo anche le campagne su Twitter dei grandi brand si spostano su due fronti: da una parte quello del CRM 2.0 e dall’altro quello emozionale attraverso i canali 2.0.

Qualche esempio:

Uno dei motivi per cui sono le community di appassionati ad un prodotto che attivano per primi buzz e passaparola attorno ad una campagna, quelli che per primi percepiscono universo tangibile e lo status del prodotto. Come ad esempio Herley-Davidson (la ribellione e la libertà).

La storia deve avere come eroe colui al quale viene raccontata la storia

Debolezze dello storytelling:

L’arte di raccontare una storia non è da confondere con “raccontare delle storie”, con questo voglio dire che devono essere mantunete le promesse e devono essere reali. Il fine non giustifica i mezzi e l’onestà deve rimanre fondamentale nel momento in cui giochiamo con le emozioni del pubblico.

Mi viene in mente la nuova filosofia lanciata da Ogilvy per differenziarsi da altre agenzie. Offrire ai brand il concetto di “Big Ideal”, ovvero la possibilità per le marche di essere utili alla società nel campo in cui esse sono specializzate.  Portare con se un ideale, da la possibilità  di parlare di qualcosa che interessa molto di più una determina comunità.

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Un interessante post di LaFra mette in evidenza come le aziende e le agenzie cercano di approcciare in differenti modalità (tattiche) i blogger. Quello di cui sono sempre più convinto è che prima di coinvolgere gli utenti (le persone) o quelli che posssiamo considerare influencer, una marca dovrebbe considerare la possibilità di creare entusiasmo e ispirare le persone.

Avere uno storytelling non significa solo creare un idea creativa che funzioni nel breve termine, significa analizzare e sfruttare la personalità dell’azienda al fine di comunicare all’interno e all’esterno di essa in un modo unico. Raccomandare un prodotto o un brand oggi diventa un impegno per un consumatore, significa in qualche modo aderire alla vision della marca, gli utenti si pongono come dei “curator” in grado di aiutare altre persone nella scelta.

Se le marche hanno sempre più il ruolo di “social entertainement” devono poter veicolare il proprio capitale di marca via dei contenuti unici e di valore. Raccontare una storia (storytelling) significa allo stesso tempo connettere razionale e irrazionale, per questo dobbiamo pensare che le storie della nostra marca non provengono da un ufficio creativo o dal dipartimento marketing, ma dalle conversazioni dei nostri impiegati, degli stakeholder, dai consumatori, gli utenti e dalla stampa.

Vi lascio con questa interessante presentazione:

1. Condividere e generare corporate storytelling deve essere una possibilità  per creare valore

2. Stimolare e comprendere chi sono i vostri veri fan

3. Premiare i vostri fan

4. Ispirare le persone a co-creare il futuro del vostro storytelling

none

L’ 8 marzo (giorno della festa della donna in Italia), partirà un progetto 2.0 dedicato alla moda e soprattutto alle donne. Per il momento il teaser sfrutta Twitter e Facebook per un interessante storytelling riassunto nei 3 video presenti nel sito.

Immagine 1

Nessuna informazione in più al rigurado, ma immagino si traterà di una nuova community dedicata non solo al lusso, ma a progetti creativi in grado di valorizzare i partecipanti della comunità.

Per viralizzare il teaser gli utenti sono invitati a sfidare i propri amici su facebook o i propri follower su twitter, completando un equazione: “woman +   enter your word = ?”

Le equazioni proposte dai video sono:

  • Woman + Creativity = ?
  • Woman + Community = ?
  • Woman + Connectivity = ?

Qual’è la vostra equazione ?

Il punto di forza dello storytelling è sicuramente il tema che mette in valore la figura della Donna e il Web.

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Una campagna Intesa Sanpaolo che prende in cosiderazione la forza del web e dei social media in particolare, nel generare conversazioni a valore aggiunto.

Immagine 26

Il Progetto:

PerFiducia 2.0 è un progetto artistico per promuovere la speranza in tempo di crisi,un progetto ambizioso, che attraverso il cinema vuole raccontare i valori positivi che animano e fanno crescere l’Italia. Tre cortometraggi firmati da Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino, tre storie che raccontano la solidarietà, il coraggio, il senso del dovere e la capacità di sacrificio.

La parte parte più interessante è il gioco che consente a chiunque di raccontare una storia avvalendosi dei personaggi messi a disposizione. Chiunque può partecipare in un ottica di condivisione e UGCreativity.


Dal Co-branding al co-storytelling:

Ancora è molto difficile per una banca lanciarsi a piedi pari su un progetto a 360° nei social media, proprio per il DNA proprio di questo genere di aziende, ma che possono avvalersi di altri strumenti per apportare un messaggio più interessante agli utenti. Non pochi sono gli esempi di video creati per il web o advertgame.

Intesa Sanpaolo ha deciso quindi di sostenere questo progetto, molto vicino ai valori che una banca deve cercar di far passare in questo momento. In un ottica di co-storytelling nei progetti che un brand dovrebbe sostenere, devono essere compresi degli spazi di conversazione e di dibattito (non per ultimi argomenti che riguardano l’eco-sostenibilità). Diverso da un semplice co-branding dove esiste solo un associazione di valori correlato al prodotto.

Esiste anche un account Twitter e la possibilità di loggarsi attravero facebook e twitter. Avrei aggiunto solo la possibilità di strumenti di condivisione sociali delle storie da parte degli utenti non iscritti come: send via twitter, facebook ecc. Un bel progetto!

none

storytelling-book

L’advertising e il social media marketing sempre di più hanno qualcosa in comune a mio parere, o almeno dovrebbero averlo. Se da un lato la pubblicità viene continuamente accusata di essere falsa e divulgare informazioni astratte, dall’altra viviamo un momento in cui i social media veicolano quantità enormi di informazioni, qualche volta difficili da seguire puntualmente.

Le aziende non si rivolgono solo ai consumatori, ma ad un gruppo variegato di attori, come ai suoi collaboratori, gli influenzatori d’opinione e ai media di settore. Diventa importante quindi saper gestire differenti modi di comunicazione, stimolando in qualche modo l’intelletto dei suoi spettatori.

Quale importaza ha lo storytelling oggi ? Informare non basta più, nemmeno nei social media dove gli utenti richiedono trasparenza da parte delle aziende, per fidelizzare bisogna sedurre.

Se alcune volte lo storytelling è insito nel prodotto, molto spesso stà alla creatività e all’arte di saper raccontare una storia attorno all’universo del brand, che determina le scelte del consumatore.  Come nella vita di tutti i giorni quando raccontiamo un fatto, ci serviamo di aneddoti o similitudini che rendono i discorsi meno astratti.

Nel social media marketing, che  sia fatto attraverso Facebook o twitter, attraverso blogger o community, l‘aspetto conversazionale non deve perdere di vista l’aspetto emozionale del brand. Se da una parte l’azienda ora può avere un volto, dall’altra parte deve emozionare. Per questo anche le campagne su Twitter dei grandi brand si spostano su due fronti: da una parte quello del CRM 2.0 e dall’altro quello emozionale attraverso i canali 2.0.

Qualche esempio:

Uno dei motivi per cui sono le community di appassionati ad un prodotto che attivano per primi buzz e passaparola attorno ad una campagna, quelli che per primi percepiscono universo tangibile e lo status del prodotto. Come ad esempio Herley-Davidson (la ribellione e la libertà).

La storia deve avere come eroe colui al quale viene raccontata la storia

Debolezze dello storytelling:

L’arte di raccontare una storia non è da confondere con “raccontare delle storie”, con questo voglio dire che devono essere mantunete le promesse e devono essere reali. Il fine non giustifica i mezzi e l’onestà deve rimanre fondamentale nel momento in cui giochiamo con le emozioni del pubblico.

Mi viene in mente la nuova filosofia lanciata da Ogilvy per differenziarsi da altre agenzie. Offrire ai brand il concetto di “Big Ideal”, ovvero la possibilità per le marche di essere utili alla società nel campo in cui esse sono specializzate.  Portare con se un ideale, da la possibilità  di parlare di qualcosa che interessa molto di più una determina comunità.

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