Twitter, dopo la geolocalizzazione dei messaggi, ha appena lanciato la possibilità di monitorare i trend più popolari nel proprio Paese o ancora nella propria città, ovvero i topic più discussi dagli utenti in un breve periodo di tempo.
Mi sembra uno strumento piuttosto interessante per alcuni motivi, che interessano diversi ambiti della comunicazione:
Giornalismo dal basso: la localizzazione di trend potrà finalmente dar voce ad argomenti o fatti meno rilevanti a livello internazionale, ma altrettanto importanti per diffonderli ad una comunità più ristretta.
Social Media Marketing: Operazioni di marketing su twitter localizzate avranno un suo perchè per quanto riguarda l’effetto “virale” dell’iniziativa. A questo punto anche le realtà più piccole potrebbero essere interessate, se non ad attività di branding conversazionale, a dare un valore aggiunto a potenziali clienti che ricercano solamente vantaggi promozionali.
Trovate altre opportunità per gli utenti in questo senso?
Il Natale si avvicina e la voglia di fare e ricevere regali anche, ma cosa ci motiva ad acquistare un prodotto piuttosto che un altro? La crisi si è fatta sentire, e per altri è ancora presente, quindi uno dei fattori più importanti ad influenzare l’acquisto è sicuramente il prezzo.
Sarebbe troppo semplice limitarsi a credere che il prezzo sia l’unica variabile, soprattutto in un momento dell’anno in cui vogliamo regalarci o regalare dei prodotti di tendenza o complessi.
Secondo una ricerca effettuata dalla comScore, gli acquisti sono fortemente influenzati dai social media a differenti livelli. Se le opinioni UGC rimangono la fonte principale di influenza digitale, anche le relazioni che i brand hanno istaurato direttamente con gli utenti attraverso twitter, fanpage, buzz marketing relazionale ecc., hanno un impatto importante.
Twitter sembra essere un social media in grado di agire sull’impulso di acquisto, agendo proprio sulla “contrattazione” tra brand e consumatore ( to take advantage of special offers). Questo probabilmente perchè twitter non consente una vera conversazione articolata.
“Social media really appears to be emerging as an important marketing channel this holiday season,” added Mr. Fulgoni. “On the one hand, its emergence is being driven by increased consumer adoption of these technologies and the exponential growth in digital word-of-mouth that is occurring over this medium. On the other hand, having a social media marketing strategy makes sense for retailers in this environment because it’s cost-effective and shows an effort to get closer to one’s customers. I think we are getting our first real glimpse at the impact social media will play on commerce as we enter the next decade.”
Goolge lancia finalmente l’integrazione degli strumenti di micro-blogging nel suo motore di ricerca, tra quelli attualmente integrati abbiamo Facebook, Twitter, Friendfeed, Myspace, Jaiku, Identi.ca.
Un passo in avanti sulla Social Search era stato già fatto da Google, grazie al progetto Caffeine, in seguito anche al nuovo progetto di Twitter di posizionarsi come un vero e proprio motore di ricerca delle conversazioni in tempo reale.
Che cosa significa questo per i marketer e per gli utenti ?
Per i brand l’integrazione del Real-Time Search impone un attenzione maggiore ai canali di micro-blogging al fine di gestire la propria reputazione, al di la del rapporto con blogger e community, ci spostiamo verso l’esigenza delle conversazioni a 360°. Ne avevo parlato nello specifico nel dibattito del futoro dei blog e Twitter. Anche Google Trend si aggiorna ed ora sarà possibile monitorare il trend delle conversazioni real time.
Per gli utenti google diventa una fonte di ricerca di News in tempo reale per quanto riguarda fatti politici, società, eventi ecc.
Anche quest’anno avrà luogo la conferenza LeWeb a Parigi, organizzata da Loic Le Meur. Il tema principale sarà quello appena accennato l’anno scorso, ovvero il Real-time Web, he grazie alla continua crescita di Twitter, friendfeed, Facebook e simili, sta diventando uno dei temi più caldi per brand e non solo.
Dati i costi proibitivi andrò a parigi il giorno dopo per parlare con alcuni dei miei amici che saranno presenti li, ma seguirò sicuramente il live streaming grazie ad una interessantissima applicazione rilasciata da Loic per LeWeb 2009.
L’applicazione da un nuovo volto alle conferenze di tipo tradizionale, integrando diversi tools per coloro che saranno fisicamente li e per tutti coloro che invece se la godranno da casa o in mobilità.
Questa presetazione di Heather Oldani, U.S. Communications Director at McDonald’s, riassume la strategia della catena di fastfood più famosa al mondo sui Social Media. Superate le prime slide su come stà cambiando il modo di rapportarci ai consumatori, vediamo un approccio totalmente differente dal concorrente Burger King, nella campagna Whopper Sacrifice. Mentre quest’ultima era incentrata su dei risultati a breve termine, Mcdonald’s ha puntato a creare un engagement a lungo termine con i propri clienti, giocando sulla filosofia e i valori del brand.
Stiamo parlando di due brand diversi come posizionamento, cosa che fa comprendere meglio la scelta.
McDonald’s ha aperto un dialogo con i propri consumatori su più canali, in base alle aree d’interesse delle differenti persone che si recano quotidianamente al fast-food. Utilizzando Twitter e Facebook (ma anche Youtube, Flickr, ecc.) in modo particolare, ma senza dimenticarsi di community più di nicchia, utilizzando un media mix a 360°. Lo scopo è stato proprio quello di portare dalla loro parte dei veri e propri conversational ambassadors, portavoce dei valori del brand.
Ask yourself…”How can we actively engage” vs “Should we engage?”
Walk before running…Develop the right strategy for your brand vs leaping into tactical activation
Collaborate…Social media has potential for a number of different departments within a company
Be flexible/nimble…Some new trend that has the potential to impact your brand is always around the corner
Be open to feedback…Everyone has an opinion about your brand, products, services so be open and willing to listen
Twitter è sempre di più un social network capace di influenzare la reputazione di un brand online. Grazie a Twitterbrands ritroviamo ogni giorno le marche più twittate in base al numero di conversazioni su un determinato brand.
Molti brand che troviamo nei primi posti in classifica ricevono dei tweet grazie al loro DNA, particolarmente predisposto a produrre conversazioni online, altri grazie alle loro strategie di CRM 2.0 a lungo termine. Quali brand vedremo invece nella top 50 grazie ad una campagna ben organizzata?
Abbiamo parlato più volte di come gli strumenti di micro-blogging si stiano affacciando nel panorama della condivisione di informazioni, e di come lentamente stiano diventando dei micro-motori di ricerca sulle opinioni degli utenti. Proprio per questo Twitter ha puntato molto, nel suo ultimo restiling, a posizionarsi come un vero e proprio social conversation search.
Il motore di ricerca Microsoft Bing ha già integrato le conversazioni su twitter e friendfeed nei risultati, ma Google tenta di rimanere il più importante motore di ricerca proponendo qualcosa di più innovativo.
Oltra ai risultati provenienti dai social network, Google propone un algoritmo in grado di mettere in avanti i post della propria cerchia di amici. Come sappiamo, per quanto riguarda le decisioni di acqusto, siamo influenzati molto di più dalle opinioni dei nostri amici, la differenza tra online influence e offline è sempre più sottile.
La possibilità di scegliere anche tra forum, social e periodo di tempo, permetterà una personalizzazione della ricerca, sempre più basata sull’influenza digitale.
Per molto tempo abbiamo parlato di come le aziende e in particolare i grand brand dovrebbero aprirsi al contatto trasparente con i consumatori. Inizialmente il corporate blog è apparsa come il canale più vicino tra azienda e appassionati del brand, in grado di mantenere un attenzione costante, creare engagement o promuove iniziative interessanti per la community (con questo non voglio considerare in questo caso i corporate blog che hanno come obbiettivo quello di attirare clienti grazie al posizionamento nei motori di ricerca).
Un Corporate blog oltre ad apportare un valore aggiunto per i consumatori, è un importante strumento per l’azienda sia di comunicazione esterna che interna, dando al brand un canale più veloce e diretto per gesire la propria e-reputation.
Tuttavia a mio parere la più grande limitazione è stata quella di non poter agire direttamente sull’insieme di conversazioni presenti online, che quotidianamente si attivano attorno all’universo di un brand. Daltro canto l’aumento di canali che riproducono le micro-conversazioni della vita reale (twitter, Friendfeed, Facebook), hanno spostato un importante numero di utenti dai classici luoghi di conversazione, dove se pur esiste una connessione tra azienda e utente, meno esiste la connessione tra utente ed utente.
Da qui la necessità di estendere la comunicazione corporate, verso una Corporate Conversation. I brand diventano parte della “social-sfera” e si pongono come catalizzatori delle esperienze degli utenti con il brand. Oltre alle Brand Community le aziende hanno la possibiltà di creare degli ibridi interessanti per condividere le opinioni di tutti:
Il caso General Motors Re: invention
Re-inventare un gruppo come GM dopo la crisi con il contributo di tutti è lo spirito di Re-invention, un nuovo progetto dopo il famosissimo corporate blog Fastlane. Se pur non è una vera e prorpia community, ma convoglia tutte le conversazioni e cerca di stimolare la partecipazione dei consumatori. La frammentazione dei social media come la loro fan page su Facebook, il conto su Twitter, e i media tradizionali, viene gestita direttamente nel sito corporate integrando anche situazioni di contatto diretto con una chat.
Il caso Toyota Prius
Toyota incentra la sua community HarmonyTweets sulle conversazioni nate da Twitter, ma dando un attenzione particolare al dovere che un brand dovrebbe avere nel miglirare la vita dei propri consumatori. In questo caso Toyota fa convergere tutte le conversazioni su tre principali argomenti: clear technologies ideas, noprofit and charitable events e certo Toyota Prius.
Whether your passion is design, social good, or clean technology, HarmonyTweets plugs you in to innovation and inspiration updates from charitable organizations, industry leaders like Toyota, and sustainability-minded individuals. You can add a bit of positivity to your day by exploring and contributing to the inspiration, giving and Prius communities.
Il caso Audi
Per Audi si tratta di una campagna per il teasing di una nuova tecnologia per la loro auto elettrica. Tuttavia le conversazioni e il buzz generato grazie ad alcuni viral video è stato ampio, tanto da poter far riflettere ad un idea continuativa a questo approccio. Direi che ora mi aspetto anche da questa casa tedesca un salto di qualità, oltre alla fan page su Facebook che al momento sembra aver trovato un giusto asset. Per saperne di più su questa campagna vi consiglio di leggere direttamente qui.
Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare più che mai di micro-blogging e in particolare di Twitter. L’iteresse per gli strumenti di life-streaming, come anche FriendFeed, Tumblr, Postereus, hanno interessato non solo i blogger, ma anche le aziende e brand che provano a sfruttare questi canali come strumento di marketing.
Molti blogger si sono giustamente avvicinati al micro-blogging, in qualche occasione hanno ridimensionato il tempo dedicato al loro blog per concentrarsi sulle micro-conversazioni. Il web, sempre più come un organsmo vivente, evolve il suo ecosistema e in qualche modo non assomiglia più ad una linea parallela alla vita reale, ma sempre di più a due line che in diverse fasi si incontrano e sovrappongono.
Come dimostra questo grafico sull’evoluzione delle social media technologies, c’è una fase di picco, che deve trasformarsi in mainstream adoption per far si che una tecnologia sia socialmente accettata come rivoluzione. Nel caso del micro-blogging siamo nel “Peack of expectation”.
Come nella vita reale, fatta di di micro-interazioni, abbiamo la possibilità di intergire tra persone con semplicità istantanea, con concetti che si possono ampliare nel corso della conversazione. Mentre con un blog il carico “intellettuale” richiesto deve essere immediato, completo e personale (per la stesura ad esempio di un post come questo), nel caso di friendfeed o twitter abbiamo la possibilità di condividere parte di un nostro punto di vista in modo più semplice e istantaneo.
La società diventa immediata, se consideriamo alla velocità con cui cambiano i trend, il poco tempo che dedichiamo ad ogni azione che facciamo nella giornata e la velocità del ciclo di vita delle informazioni. Le conversazioni che nascono sui microbloging hanno una valenza nel momento in cui viene condivisa e valida fino a che la conversazione non è terminata. Questo non significa che abbia meno valore, visto che rimane nel nostro patrimonio personale. Non dobbiamo dimenticare che grazie al sistema stesso con cui è concepito twitter possiamo creare una vera e propria cummunity ( rapporto tra followers e following), dove una conversazione può coinvolgere un numero molto più alto di persone nello stesso momento e prendere forme diverse da quella con cui l’abbiamo iniziata.
Gli stessi Feed RSS sembrano essere una soluzione meno evoluta, rispetto a seguire le proprie news preferite direttamente su twitter, se pensiamo anche alle potenzialità del social search i nostri feed diventano ricercabili per aree tematiche, anziche per singolo online newpaper o blog.
Evviva il blog!
Attenzione i blog non sono morti! I microblogging per esistere hanno sempre bisogno di qualcosa di cui discutere, le conversazioni che invece nascono nei microblogging hanno in alcuni casi bisogno di analisi più approfondite. I blog sono allora uno strumento più vivo che mai che fanno ancora parte dell’ecositema del web e delle interazioni, lo strumento che più valorizza il nostro punto di vista dando meno adito al fraintendimento, sono una delle fonti di cui gli stessi strumenti di miscroblogging si alimentano.
Avrei voluto scrivere le “Regole d’oro” del Personal Branding su twitter, ma la verità è che come in tutte le cose non esiste una realtà univoca, ma solo dei punti di vista che consentono di fare delle considerazioni.
Se Twitter si sta espandendo in termini di nuovi utenti che n fanno uso, questo non significa che tutti lo utilizzeranno a scopi lavorativi o per crearsi un identità di marca, ma in ogni caso sarebbe sempre meglio non dimenticarsi che stiamo parlando di uno strumento di comunicazione visibile a tutti (o quasi).
Nel caso di una strategia sui social media del tipo conversazionale, la decisione da prendere è quella di farla gestire direttamente dal top management, oppure delegarla ad un dipartimento specifico, in questo caso siamo noi il top manager di noi stessi.
Ho affrontato altre volte qui l’importanza del Personal Branding ereputazione (anche qui e qui )nel web sia per quanto riguarda le sue potenzialità, che per quanto riguarda i rischi di omologazione per mancata presa di posizione.
Fermo restando che dietro una strategia di Personal Branding deve esserci un backgroung reale e non interamente incentrato sui social media, vediamo alcune considerazioni applicabbili nello specifico a Twitter:
- Essere unici: è importante differenziarsi dagli altri, questo significa specializzarsi sulla condivisione di informazioni o opinioni su argomento in cui siamo preparati e far risaltare cosa ci differenzia dagli altri, mettendo la nostra capacità di relazionarci e il nostro modo di essere.
- Avere una linea di posizionamento personale: soprattutto se utiliziamo twitter in concomitanza di un blog di settore, è importante avere una linea di conersazionale che sia coerente con dei contenuti utili alla nostra community di follower.
- Attenzione a non essere egocentrici: non deve diventare un servizio di spam dei propri contenuti o della di autoreferenzialismo, piuttosto è importante dosare la condivisione di link personali, contenuti di terzi e proprie considerazioni. In quanto persone possiamo/dobbiamo condividere anche pregi e difetti della nostra personalità e delle nostre passioni o esperienze. Questo articolo di e-Marketer pone proprio questa domanda: update status = self promotion ?
Un comportamente completamente mainstream uccide la stessa natura del networking, perciò create un rapporo di fiducia con la vostra community e apprendete da loro, rispondete.
- Conversation e non spettegolare: Twitter si presta bene per dare inpulso alle conversazioni restando chiari sulle proprie prese di posizione. Esprimere un opinione è ben diverso di affermare qualcosa, soprattutto se stiamo diffamendo qualcuno o ancora peggio se inerente al nostro attuale lavoro. Un esempio qui. Tanto più che nelle conversazioni mediate, si è soggetti a malintesi.
- Twitter come work search: intendo non tanto la ricerca di lavoro quanto un mezzo di social search in grado di tenerci aggiornati sull’universo legato al nostro lavoro, in grado di renderci proattivi e stimolati nel condividere il nostro punto di vista. Dalla parte di un possibile datore di lavoro Twitter diventa un vero e proprio motore di ricerca su di Noi.
- Avere uno stile: nessuna marca di lusso si assomiglia, per questo bisognerebbe avere uno stile che appassioni e che sia indentificabile con il vostro personal branding. Curate anche lo stile della vostra homepage dando un tocco personale.
Per concludere curare il proprio branding non significa avere più contatti possibili o una sorta di di social media star, ma creare un prolungamento delle competenze sui social media in grado di interessare utenti di qualità, interessati ad esempio alle vostre stesse tematiche.