Twitter è sempre di più un social network capace di influenzare la reputazione di un brand online. Grazie a Twitterbrands ritroviamo ogni giorno le marche più twittate in base al numero di conversazioni su un determinato brand.

Molti brand che troviamo nei primi posti in classifica ricevono dei tweet grazie al loro DNA, particolarmente predisposto a produrre conversazioni online, altri grazie alle loro strategie di CRM 2.0  a lungo termine. Quali brand vedremo invece nella top 50 grazie ad una campagna ben organizzata?

twitterbrands

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Abbiamo parlato più volte di come gli strumenti di micro-blogging  si stiano affacciando nel panorama della condivisione di informazioni, e di come lentamente stiano diventando dei micro-motori di ricerca sulle opinioni degli utenti. Proprio per questo Twitter ha puntato molto, nel suo ultimo restiling, a posizionarsi come un vero e proprio social conversation search.

Il motore di ricerca Microsoft Bing ha già integrato le conversazioni su twitter e friendfeed nei risultati, ma Google tenta di rimanere il più importante motore di ricerca proponendo qualcosa di più innovativo.

Oltra ai risultati provenienti dai social network, Google propone un algoritmo in grado di mettere in avanti i post della propria cerchia di amici. Come sappiamo, per quanto riguarda le decisioni di acqusto, siamo influenzati molto di più dalle opinioni dei nostri amici, la differenza tra online influence e offline è sempre più sottile.

La possibilità di scegliere anche tra forum, social e periodo di tempo, permetterà una personalizzazione della ricerca, sempre più basata sull’influenza digitale.


YouTube Direkt

Più info sul blog di Google

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Per molto tempo abbiamo parlato di come le aziende e in particolare i grand brand dovrebbero aprirsi al contatto trasparente con i consumatori. Inizialmente il corporate blog è apparsa come il canale più vicino tra azienda e appassionati del brand, in grado di  mantenere un attenzione costante, creare engagement o promuove iniziative  interessanti per la community (con questo non voglio considerare in questo caso i corporate blog che hanno come obbiettivo quello di attirare clienti grazie al posizionamento nei motori di ricerca).

Un Corporate blog oltre ad apportare un valore aggiunto per i consumatori, è un importante strumento per l’azienda sia di comunicazione esterna che interna, dando al brand un canale più veloce e diretto per gesire la propria e-reputation.

Tuttavia a mio parere la più grande limitazione è stata quella di non poter agire direttamente sull’insieme di conversazioni presenti online, che quotidianamente si attivano attorno all’universo di un brand. Daltro canto l’aumento di canali che riproducono le micro-conversazioni della vita reale (twitter, Friendfeed, Facebook), hanno spostato un importante numero di utenti dai classici luoghi di conversazione, dove se pur esiste una connessione tra azienda e utente, meno esiste la connessione tra utente ed utente.

Da qui la necessità di estendere la comunicazione corporate, verso una Corporate Conversation. I brand diventano parte della “social-sfera” e si pongono come catalizzatori delle esperienze degli utenti con il brand. Oltre alle Brand Community le aziende hanno la possibiltà di creare degli ibridi interessanti per condividere le opinioni di tutti:

Il caso General Motors Re: invention

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Re-inventare un gruppo come GM dopo la crisi con il contributo di tutti è lo spirito di Re-invention, un nuovo progetto dopo il famosissimo corporate blog Fastlane. Se pur non è una vera e prorpia community, ma convoglia tutte le conversazioni e cerca di stimolare la partecipazione dei consumatori. La frammentazione dei social media come la loro fan page su Facebook, il conto su Twitter, e i media tradizionali, viene gestita direttamente nel sito corporate integrando anche situazioni di contatto diretto con una chat.

Il caso Toyota Prius

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Toyota incentra la sua community HarmonyTweets sulle conversazioni nate da Twitter, ma dando un attenzione particolare al dovere che un brand dovrebbe avere nel miglirare la vita dei propri consumatori. In questo caso Toyota fa convergere tutte le conversazioni su tre principali argomenti: clear technologies ideas, noprofit and charitable events e certo Toyota Prius.

Whether your passion is design, social good, or clean technology, HarmonyTweets plugs you in to innovation and inspiration updates from charitable organizations, industry leaders like Toyota, and sustainability-minded individuals. You can add a bit of positivity to your day by exploring and contributing to the inspiration, giving and Prius communities.

Il caso Audi

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Per Audi si tratta di una campagna per il teasing di una nuova tecnologia per la loro auto elettrica. Tuttavia le conversazioni e il buzz generato grazie ad alcuni viral video è stato ampio, tanto da poter far riflettere ad un idea continuativa a questo approccio. Direi che ora mi aspetto anche da questa casa tedesca un salto di qualità, oltre alla fan page su Facebook che al momento sembra aver trovato un giusto asset. Per saperne di più su questa campagna vi consiglio di leggere direttamente qui.

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Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare più che mai di micro-blogging e in  particolare di Twitter. L’iteresse per gli strumenti di life-streaming, come anche FriendFeed, Tumblr, Postereus, hanno interessato non solo i blogger, ma anche le aziende e brand che provano a sfruttare questi canali come strumento di marketing.

Molti blogger si sono giustamente avvicinati al micro-blogging, in qualche occasione hanno ridimensionato il tempo dedicato al loro blog per concentrarsi sulle micro-conversazioniIl web, sempre più come un organsmo vivente, evolve il suo ecosistema e in qualche modo non assomiglia più ad una linea parallela alla vita reale, ma sempre di più a due line che in diverse fasi si incontrano e sovrappongono.

Come dimostra questo grafico sull’evoluzione delle social media technologies, c’è una fase di picco, che deve trasformarsi in mainstream adoption per far si che una tecnologia sia socialmente accettata come rivoluzione. Nel caso del micro-blogging siamo nel “Peack of expectation”.

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Come nella vita reale, fatta di di micro-interazioni, abbiamo la possibilità di intergire tra persone con semplicità istantanea, con concetti che si possono ampliare nel corso della conversazione. Mentre con un blog il carico “intellettuale” richiesto deve essere immediato, completo e personale (per la stesura ad esempio di un post come questo), nel caso di friendfeed o twitter abbiamo la possibilità di condividere parte di un nostro punto di vista  in modo più semplice e istantaneo.

La società diventa immediata, se consideriamo alla velocità con cui cambiano i trend, il poco tempo che dedichiamo ad ogni azione che facciamo nella giornata e la velocità del ciclo di vita delle informazioni. Le conversazioni che nascono sui microbloging hanno una valenza nel momento in cui viene condivisa e valida fino a che la conversazione non è terminata. Questo non significa che abbia meno valore, visto che rimane nel nostro patrimonio personale. Non dobbiamo dimenticare che grazie al sistema stesso con cui è concepito twitter possiamo creare una vera e propria cummunity ( rapporto tra followers e following), dove una conversazione può coinvolgere un numero molto più alto di persone nello stesso momento e prendere forme diverse da quella con cui l’abbiamo iniziata.

Gli stessi Feed RSS sembrano essere una soluzione meno evoluta, rispetto a seguire le proprie news preferite direttamente su twitter, se pensiamo anche alle potenzialità del social search i nostri feed diventano ricercabili per aree tematiche, anziche per singolo online newpaper o blog.

Evviva il blog!

Attenzione i blog non sono morti! I microblogging per esistere hanno sempre bisogno di qualcosa di cui discutere, le conversazioni che invece nascono nei microblogging hanno in alcuni casi bisogno di analisi più approfondite. I blog sono allora uno strumento più vivo che mai che fanno ancora parte dell’ecositema del web e delle interazioni, lo strumento che più valorizza il nostro punto di vista dando meno adito al fraintendimento,  sono una delle fonti di cui gli stessi strumenti di miscroblogging si alimentano.

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Avrei voluto scrivere le “Regole d’oro” del Personal Branding su twitter, ma la verità è che come in tutte le cose non esiste una realtà univoca, ma solo  dei punti di vista che consentono di fare delle considerazioni.

Se Twitter si sta espandendo in termini di nuovi utenti che n fanno uso, questo non significa che tutti lo utilizzeranno a scopi lavorativi o per crearsi un identità di marca, ma in ogni caso sarebbe sempre meglio non dimenticarsi che stiamo parlando di uno strumento di comunicazione visibile a tutti (o quasi).

Nel caso di una strategia sui social media del tipo conversazionale, la decisione da prendere è quella di farla gestire direttamente dal top management, oppure delegarla ad un dipartimento specifico, in questo caso siamo noi il top manager di noi stessi.

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Ho affrontato altre volte qui l’importanza del Personal Branding ereputazione (anche qui e qui )nel web sia per quanto riguarda le sue potenzialità, che per quanto riguarda i rischi di omologazione per mancata presa di posizione.

Fermo restando che dietro una strategia di Personal Branding deve esserci un backgroung reale e non interamente incentrato sui social media, vediamo alcune considerazioni applicabbili nello specifico a Twitter:

- Essere unici: è importante differenziarsi dagli altri, questo significa specializzarsi sulla condivisione di informazioni o opinioni su argomento in cui siamo preparati e far risaltare cosa ci differenzia dagli altri, mettendo la nostra capacità di relazionarci e il nostro modo di essere.

- Avere una linea di posizionamento personale: soprattutto se utiliziamo twitter in concomitanza di un blog di settore, è importante avere una linea di conersazionale che sia coerente con dei contenuti utili alla nostra community di follower.

- Attenzione a non essere egocentrici: non deve diventare un servizio di spam dei propri contenuti o della di autoreferenzialismo, piuttosto è importante dosare la condivisione di link personali, contenuti di terzi e proprie considerazioni. In quanto persone possiamo/dobbiamo condividere anche pregi e difetti della nostra personalità e delle nostre passioni o esperienze. Questo articolo di e-Marketer pone proprio questa domanda: update status = self promotion ?

Un comportamente completamente mainstream uccide la stessa natura del networking, perciò create un rapporo di fiducia con la vostra community e apprendete da loro, rispondete.

- Conversation e non spettegolare: Twitter si presta bene per dare inpulso alle conversazioni restando chiari sulle proprie prese di posizione.  Esprimere un opinione è ben diverso di affermare qualcosa, soprattutto se stiamo diffamendo qualcuno o ancora peggio se inerente al nostro attuale lavoro. Un esempio qui. Tanto più che nelle conversazioni mediate, si è soggetti a malintesi.

- Twitter come work search: intendo non tanto la ricerca di lavoro quanto un mezzo di social search in grado di tenerci aggiornati sull’universo legato al nostro lavoro, in grado di renderci proattivi e stimolati nel condividere il nostro punto di vista. Dalla parte di un possibile datore di lavoro Twitter diventa un vero e proprio motore di ricerca su di Noi.

- Avere uno stile: nessuna marca di lusso si assomiglia, per questo bisognerebbe avere uno stile che appassioni e che sia indentificabile con il vostro personal branding. Curate anche lo stile della vostra homepage dando un tocco personale.

Per concludere curare il proprio branding non significa avere più contatti possibili o una sorta di di social media star, ma creare un prolungamento delle competenze sui social media in grado di interessare utenti di qualità, interessati ad esempio alle vostre stesse tematiche.

Altri post sul personal branding.

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Oggi Twitter ha cambiato la sua homepage rivoluzionando il suo posizionamento rispetto alla prima versione. Rivoluzionare il posizionamento non significa stravolgere il funzionamento tesso del social network più discusso del momento, ma piuttosto valorizzare una delle possibilità di questo strumento di micro-blogging.

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Si parla sempre di più di social-search, ovvero la possibilità di cercare informazioni direttamente nelle conversazioni degli utenti. Questo in parte comporta una sorta di democratizzazione nei confronti delle ricerche sulle opinioni online (dove Google al momento detiene una sorta di supremazia), dall’altra parte risponde ad una delle domande che  chi si avvicina a questo social network si pone: “Ma che devo dire su questo Twitter??!” – “Prova a cercare cosa stanno dicendo gli altri su una delle tue passioni!”

A mio parere diventa un posizionamento molto più conversational-centered che user-centered, cosa che dovrebbe far riflettere anche molti brand che si accostano a questo servizio come strumento di marketing.

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L’ultimo film della saga del mago più famoso dei nostri giorni “Herry Potter e il Principe Mezzosangue”, ha sicuramente portato al cinema tutti i suoi fan e non solo. Un ottima idea per evangelizzare il film è stata implementata su twitter al fine di stimolare i fan a sentirsi partecipi dell’avventura e allo stesso tempo coinvolgere il più alto numero di persone, creando un effetto virale del minisito Harrypottertweet.

herrypottertweet

Uno degli obbiettivi è anche aumentare le visualizzazioni del trailer, il tutto stimolato dall’effetto “fun” che il viral game porta con se. Lo scopo è quello di inviare delle magie tramite messaggio privato ad un proprio follower, grazie alle quali alcuni effetti vengono riprodotti sulla loro pagina di twitter.

A differenza di altri mini game su twitter, mi sembra piuttosto ben strutturato, poichè non richiede molto tempo e soprattutto è poco invasiva per i propri follower.

Non è la prima volta che vediamo l’industria cinematografica cimentarsi su questo media sociale, probabilmente per prima la serie MadMan (anche se in modo differente), poi per il lancio dell’ultimo Terminator Salvation con un twitt game dedicato al film. Un altro twitter game che vi consiglio di leggere è quello creato per Lady Dior e il buzz generato grazie alla campagna fotografica con Marion Cotillard.

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L’interesse per il servizio di microblogging più famoso al mondo cresce e con un ritmo frenetico escono studi e ricerche quali/quantitative su Twitter.

Questa ultima ricerca data giugno 2009 ed è stata rilasciata da Sysomos, effettuata su 11,5 milioni di utenti su Twitter. I dati ci fanno riflettere su due ordini di rilivanza, che da una parte interessano il crescente interesse da parte degli utenti verso questo strumento, dall’altra confermano una fase in cui sono maggiormente gli early adopters ad utilizzare Twitter in modo costante.

  • La maggior parte degli utenti (il 72,5%) si sono iscritti nei primi 5 mesi del 2009
  • 85,3% degli utenti postano meno di un update al giorno
  • 21% non ha mai postato un tweet
  • 93,6% hanno meno di 100 followers, mentre il 92,4% segue meno di 100 persone
  • 5% degli utenti generano il 27% delle intere attività su twitter (stiamo parlando comunque di 550mila utenti)
  • Come potevamo aspettarci gli USA hanno il maggior numero di utenti
  • Oltre il 50% degli update provengono da applicazioni web e mobile based, mentre il resto dal sito twitter.com – il più utilizzato è sempre tweetdeck.
  • Le donne (53%) sembrano essere più numerose degli uomini (47%).
  • Le persone che si identificano come PR professional, il 65% non hanno mai postato un update

twitter 2009

L’età media degli utenti è tra i 20 – 30, anche se notiamo un interesse tra i più giovani tra 15 – 19 anni.

Da parte mia cerco di sapere sempre di più cosa pensano gli utenti “normali” dei servizi come twitter, ma trovo fino ad ora un sostanziale disinteresse per il servizio. Molti conoscono twitter grazie agli ultimi articoli sui giornali,  pochi sono fino ad ora invogliati a provarlo, non riscontrando nessun arricchimento nella ricerca di  informazioni. Fattore che spinge maggiormente le persone abituate ai servizi del social web, ad utilizzare twitter ed altri tools per  micro-blogging.

Potete consultare l’intera ricerca a questo indirizzo

Potete sempre seguirmi su twitter qui.

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Pepsi rinnova l’avventura marketing sui micro-blogging, questa volta sperimentando uno dei modi con cui può essere utilizzato twitter integrandolo alla comunicazione tradizionale.

Per il lancio della nuova Pepsi Raw sono state distribuite circa 1.4m lattine in UK, dove sulla stessa lattina i consumatori vengono invitati a seguire l’account @PepsiRaw su Twitter per dare il loro punto di vista sul prodotto.

Per il momento solo 350 follower, ma l’iterazione sembra aver preso piede ricevendo consigli diretti da parte delle persone che hanno provato il prodotto. Da notare che stiao parlando non di una semplice cola, ma la prima diet cola Pepsi con un posizionamento molto vicino alla Coca Zero.

immagine via

The company said “what has become clear is that consumers are open to conversation – any negative tweets are promptly responded to and often end up becoming positive interactions”.

Some Twitter examples include: “I tried it today, it was different, different is good :-) , I enjoyed!” and “Mixed opinions. It’s nice and light. The after taste is too metallic for my likings. Quite refreshing overall. Verdict: 7/10.”

Oltre a twitter anche una fan page su Facebook con 1.314 fan. Indipendentemente dal successo della campagna Pepsi si apre alle conversazioni, cosa non facile per un prodotto della grande distribuzione. Bisogna considerare il fatto che oltre ai social network che sicuramente creano rumore per il successo di cui godono, le persone continuano a parlare su spazi 1.0 come nelle forum community…staranno monitorando anche li?

Se nonlo avete letto vi ricordo la campagna Pepsi su friendfeed per il lancio del nuovo logo.

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Sulla copertina del TIME troviamo un immagine simile a quella di YouTube, che qualche anno fa aveva già rivoluzionato la concezione del web e del ruolo dell’utente nella creazione dei contenuti. Questa volta è Twitter ad essere l’emblema della rivoluzione dell’informazione.

Se fino ad oggi Twitter non è ancora riuscito a superare lo scoglio degli early adopters, un articolo completo sul TIME farà incuriosire sicuramente una grossa fetta di utenti non ancora a conoscenza delle sue potenzialità. Così come sempre negli US, la dichiarazione di @oprah su twitter durante una sua trasmissione, aveva aumentato enormemente i nuovi iscritti, mi aspetto un rumore rilevante attorno a twitter nelle prossime settimane.

Per il marketing e la comunicazione restano ancora embrionali le campagne su questo social network, resta indiscutibile l’impatto che può avere nel business, a dimistrarlo  alcuni risultati positivi si sono avuti in termini di CRM per alcune grandi aziende come DELL, Comcast e Zappos.

Twitter ha avuto dalla sua nascita nel 2007 un incremento del + 1298% (17.1 millions), un risultato notevole anche per il più famoso Facebook +217% (71.3 millions). Dal lato business di twitter rimane ancora il problema di come monetizzare questo successo e rimanere sulla cresta dell’onda, senza farsi travolgere come è accaduto a myspace ed ad altri social network.

Lato utilizzatore, rimane ancora complicato capire le potenzialità di twitter nella diffusione dei contenuti. Non mi  riferisco a tutti quelli che hanno un blog, ma a tutti coloro che si domandano “Ma twitter è una specie di facebook per aggiornare lo status?”.

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