In Uk la compagnia telefonica TalkTalk ha provato a far conoscere i suoi servizi grazie ad una campagna che hanno chiamato Put-pocketing. Invece di sfruttare i meccanismi di una classica campagna di passaparola offline, dove i prodotti vengono inviati a casa in ottica opt-in, in questo caso invece le persone ignare di tutto si ritrovano dei veri e propri gadget da testare (in questo caso credo proprio una SIM TalkTalk).

Per attuare questa campagna sono stati ingaggiati dei veri ex-borseggiatori, che spero non abbiano unito l’utile al dilettevole., grazie ad un sorta di reverce criminality. Secondo ConversationAgent lo scopo di questa campagna è proprio dare un valore aggiunto al servizio, posizionandosi come un prodotto che definirei “an add-value-brand“. Questo fa si che possiamo vedere la campagna anche sotto un punto di vista di branding, non solo di try-advertising per aumentare l’awareness del prodotto.


YouTube Direkt

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Non stiamo parlando essenzialmente di buzz marketing, che si tratta del rumore che stimola il passaparola, ma piuttosto del word-of-mouth nel suo complesso, compreso di quello offline.

In un periodo di crisi abbiamo bisogno di certezze e possibilità di misurare una campagna attraverso l’aumento delle vendite nel breve periodo. Non sono completamente d’accordo sul fatto che l’advertising sia inutile in questo obbiettivo, tuttavia vedo il suo ruolo in fondo alla piramide della comunicazione. Grazie ai social media, la piramide si sfalda e diventa liquida.

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word_of_mouth

Word of Mouth, che é anche uno degli acronimi di qesto sito, non é altro che il passaparola che si é diffuso ormai tra le strategie di marketing. Molti parlano di viralmarketing e dell´impatto che questo ha avuto sul modo di interagire con il cliente.

Il passaparola esiste da sempre e in altri ambiti, come nella ristorazione e per i luoghi turistici, é stato sempre usato nella sua versione offline. I tester di vini, il taxidriver a Londra che vi parla di un ritorante, sono tutti esempi di come la forza del consiglio e dei legami interpersonali siano da sempre essi stessi virali Il problema é arrivato con il cosidetto web 2.0 che ha costretto le imprese a trasformarzi di conseguenza. Ma in primo luogo é il consumatore ad essere diventato 2.0 e non tanto internet. Il mezzo é il messaggio, ma quel mezzo lo abbiamo ideato noi ! La voglia di essere attivi di interagire.

Negli ultimi anni le piú grandi aziende di successo della nuova generazione si sono formate proprio grazie al Word of mouth, del passaparola o si basano nella diffusione di questa visione del mercato (youtube, facebook,ebay…). Resta da capire fino a che punto il consumatore é veramente libero di scegliere e dove invece sono i brand a creare la domanda grazie ad un nuovo canale di creare i bisogni. Rimane indiscusso che abbiamo la pssibiliá di controllare il flusso del passaparola, grazie alla totale libertá di feedback. Un brand o un azienda che mette in atto una strategia virale deve prima di tutto essere sicura di poter offrire la qualitá del prodotto e un valore distintivo univoco nel prprio segmento.

Da qui partiró nei prossimi giorni con esempi che particolarmente ho apprezzato di viral marketing o del passaparola. Soprattutto per quanto riguarda il settore automobilistico, dove in qualche modo vi é una corsa un po´in ritardo verso questo nuovo modello di marketing soprattutto per alcune case automobilistiche, confrontate ai leader indiscussi del momento per le iniziative di marketing virale (FIAT, Renault in particolare).

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