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Sono più che mai felice di aver avuto questo spunto da una delle più grandi agenzie di consulenza che possono esistere al mondo, la Forrester. Un report intitolato “Add Sponsored Conversations to Your Toolbox” spiega nel dettaglio le motivazioni che renderebbero profiqua un attività pay for post, con un caso analizzato della vicenda the case of KMart and Chris Brogan.
In Italia si parla già da tempo dell’eticità del buzz marketing ed è per questo che in accordo con la risposta data da Read Write Web e da uno stesso portavoce di Google, non sono affatto d’accordo con questo tipo di iniziative.
Ci sarebbe da fare una piccola premessa: 1) Google butta acqua al suo mulino ovviamente, più spese per questo tipo di attività potrebbero voler dire meno entrate per attività di link sponsorizzati 2) Il contesto è assai diverso rispetto al nostro paese.
Se pur in paesi molto vicino al nostro, come la Francia, dopo qualche anno anche le attività di pay per post completamente trasparenti e manifestate da alcune agenzie hanno preso piede senza ormai troppi scalpori da parte dei blogger, ancoradi più sono le campagna di buzz marketing (non pagate) che più di tutte si sono integrate nel panorama blog mediatico. Considerate le dovute differenze a mio parere questi sono alcuni dei motivi che fanno del pay for post un errore da parte delle aziende:
1) Un blogger che decide di scrivere perchè è stato pagato, se anche riuscisse a mantenere il suo punto di vista inalterato, avrebbe comunque scelto di scrivere per la retribuzione e non perchè ha un interesse per il prodotto. Provereste al supermercato un prodotto in test con degli ingredienti che proprio non vi piacciono?
Il numero di persone che hanno accettato di parlare di un prodotto o servizio, è già un indice di interesse anche se stimolato da un attività di teaser.
2) L’eticità stessa di questo tipo di comunicazione viene meno, dal momento che non si discosterebbe da altre forme di advertising. Se anche si auspica che un blogger ammetta di essere stato pagato per parlare di un prodotto o servizio, nessuno ci d’ha la certezza che lo faccia. Possiamo allora considerare il blogger fidabile? Lo scopo ultimo del buzz marketing è quello di dare un qualcosa di cui parlare in modo trasparente:
- Onestà di relazione (dire sempre per conto di chi si parla)
- Onestà di identità (dire esplicitamente con che ruolo si parla)
- Onestà di Opinione (esprimere l’opinione senza condizionamenti)
Per concludere quello che si cerca di creare è un engagement che vada al di là del post dei blogger che hanno partecipato ad un iniziativa per conto di un brand, cosa ovviamente non sempre possibile, ma sicuramente inesistente nel caso di un pay per post.
In tanto anche io, come altri aspetto il momento in cui sentiremo parlare di link sponsorizzati su Twitter, spero di non aver dato una cattiva idea a qualcuno adesso!
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- Published by Andrea in: Buzz marketing
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